Il Patriarca Moraglia: “Come San Marco consideriamo la tolleranza e l’amore per la verità"

Patriarca di Venezia
Foto: Patriarcato di Venezia
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“La vicenda di Marco ci ricorda quindi come anche oggi nella Chiesa - se non è in gioco la Verità - le questioni umane, i differenti modi di valutare le scelte pastorali o le differenze finalizzate a un migliore servizio del Vangelo non debbano intaccare la carità delle relazioni personali”. Così il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia, ci presenta la figura di San Marco Evangelista, nel corso della Messa Solenne a lui dedicata.

Alle ore 10.30 nella basilica cattedrale di S. Marco a Venezia, in occasione della festa di San Marco, patrono della città lagunare e delle genti venete, il Patriarca Moraglia stila nella sua omelia un elenco delle doti e dei meriti che caratterizzano la figura di San Marco.

Ricorda di lui il rapporto speciale con gli apostoli Pietro e Paolo; col primo ha un rapporto privilegiato, funge addirittura da segretario, col secondo il legame è inizialmente conflittuale, poi diventa di vicinanza, di sostegno e aiuto.

“Mentre festeggiamo qui a Venezia -  osserva il Patriarca Moraglia - il nostro patrono rivolgiamo un pensiero di amicizia, fraternità e vicinanza alle comunità cristiane dell’Egitto così duramente funestate da eventi di violenza, terrore e morte, avvenuti in particolare durante la Domenica delle Palme”.

Il pensiero è altrove, verso i popoli che soffrono guerre e terrore, proprio come lo è stato sempre quello di San Marco. “Non dimentichiamo che – precisa il Patriarca di Venezia - su richiesta del Papa Cirillo VI della Chiesa Copta Ortodossa, nel giugno 1968, in occasione delle celebrazioni per i millenovecento anni dal martirio di san Marco, Papa Paolo VI autorizzò la restituzione di una reliquia (un frammento d’osso) del Santo Evangelista ad Alessandria; questo rende i legami tra le nostre Chiese ancora più stretti. E l’onore che abbiamo noi veneziani di conservare, nella sua sostanziale interezza, la preziosa reliquia del corpo di san Marco deve quindi farci sentire maggiormente consapevoli della fratellanza cristiana e renderci solidali con chi è stato colpito così duramente”.

Conclude infine il Patriarca la sua omelia: “Venezia e le terre venete, oggi, sono legate al loro Patrono, il cui simbolo è il leone alato che artiglia un libro con la scritta: “Pax tibi Marce evangelista meus”. Tale stemma è diventato lungo i secoli personificazione della Serenissima e fu posto in ogni angolo della città, nei suoi sestieri, fondamenta, campi, campielli e riprodotto ovunque la Serenissima si rese presente, sia in Oriente sia in Occidente.

“Per intercessione dell’evangelista Marco chiediamo -  l’invocazione finale del Patriarca della città lagunare - in questo tempo in cui, per il fenomeno delle migrazioni, Oriente e Occidente s’incontrano anche all’interno delle mura cittadine - che le differenti etnie e culture che vivono nella nostra città e nel nostro territorio sappiano incontrarsi, considerando che “tolleranza” e “amore per la verità”, “pluralismo” e “passione per i valori”, per le sane tradizioni, sono tutt’altro che in contrasto fra loro; sono, anzi, chiamati a costruire il bene della città nel rispetto del territorio, della sua cultura, della sua storia e, certamente della legalità, del bene comune e, quindi, di una vera cordiale convivenza”.

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