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Il Portogallo approva la legge sull’eutanasia. Lo sconcerto delle religioni

Era in “cottura” da due anni, ha subito la forte opposizione dell’episcopato, ma ora, alla vigilia della GMG, l’eutanasia diventa legge in Portogallo
Manifestazione contro l'eutanasia in Portogallo | Vatican News Manifestazione contro l'eutanasia in Portogallo | Vatican News

Era stata approvata per la prima volta nel 2021, e definita “un non senso in tempo di COVID” dai vescovi portoghesi. Quindi, era stata rimanda alla Corte Costituzionale, con accuse di incostituzionalità. Ma in questa settimana, il piano inclinato che porta alla cultura della morte ha portato all’approvazione definitiva della legge sull’eutanasia in Portogallo. Succede alla vigilia della Giornata Mondiale della Gioventù, in un momento in cui il mondo cattolico sarà tutto concentrato su Lisbona e dintorni. Ma succede, soprattutto, al termine di una battaglia che ha visto diversi passaggi parlamentari, e dopo che il presidente della Repubblica Marcelo Rebelo aveva rimandato la legge alla Camera lo scorso aprile.

Il decreto n. 43 / XV, dunque, stabilisce che l’eutanasia può avvenire solo se il suicidio assistito è impossibile per l’incapacità fisica del paziente. In pratica, se il paziente non può attuare il suicidio, spetta al medico dargli la morte.

L’approvazione è arrivata il 12 maggio, e il 13 maggio Papa Francesco, parlando a braccio all’udienza delle Organizzazione Femminili Cattoliche, ha criticato l’approvazione di quella che ha chiamato “una legge per uccidere”.

Anche la Conferenza Episcopale Portoghese, in una nota, ha espresso "profondo rammarico" per la decisione del Parlamento, e sottolineato che "la vita umana è indifesa e subisce un grave attacco al suo valore e alla sua dignità", perché con l'approvazione della legge "si infrange il principio fondamentale dell'inviolabilità della vita umana e si aprono porte pericolose per un ampliamento delle situazioni in cui si può chiedere la morte assistita".

I vescovi hanno anche rinnovato "l'appello alle famiglie e agli operatori sanitari, ai quali deve essere sempre garantita l'obiezione di coscienza, a respingere con decisione le possibilità aperte dalla legalizzazione dell'eutanasia". E concludono con l'auspicio che la legge "possa essere revocata e che la vita umana, che è un dono inestimabile, sia nuovamente valorizzata e difesa in tutte le sue fasi".

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Come detto, la legge sull’eutanasia è stata più volte bloccata. Il presidente della Repubblica ha posto due veti politici, mentre la Corte Costituzionale ha posto altri due veti per motivi di incostituzionalità. L’ultimo rinvio ha avuto luogo quando lo scorso 19 aprile il presidente Rebelo de Sousa ha restituito al Parlamento il diploma legislativo con richieste di chiarimenti sulla “incapacità fisica del paziente di autosomministrarsi farmaci letali, nonché su chi dovrebbe assicurare la supervisione medica durante l'atto di morte medicalmente assistita”.

La legalizzazione dell’eutanasia ha ricevuto un netto “no” dal Gruppo di lavoro interreligioso – Religioni – Salute”, che ha sottolineato: “Rendendo legale attraverso la legislazione ciò che appartiene ai fondamenti etici della società, il Parlamento, contrariamente al sentimento sociale della maggioranza in Portogallo, relativizza ciò che la società dovrebbe considerare come indiscutibile e distrugge, attraverso l'opinione della maggioranza, ciò che la società ha di più umano e il fondamento della civiltà: la vita come valore fondamentale”.

Secondo il gruppo, la legalizzazione dell’eutanasia è “una frattura irreparabile” nella protezione della vita umana”, perché “rendendo legale attraverso la legislazione ciò che appartiene ai fondamenti etici della società, il Parlamento, contrariarmente al sentimento sociale della maggioranza in Portogallo, relativizza ciò che la società dovrebbe considerare come indiscutibile, e distrugge, attraverso l’opinione della maggioranza, ciò che la società ha di più umano e il fondamento della civiltà: la vita come valore fondamentale”.

La dichiarazione è stata firmata dall'Alleanza evangelica portoghese, dalla Comunità indù portoghese, dalla Comunità islamica di Lisbona, dalla Comunità israeliana di Lisbona, dalla Chiesa cattolica, dall'Unione buddista portoghese, dall'Unione portoghese degli avventisti del settimo giorno, dalla Chiesa ortodossa serba del Portogallo, dalla Chiesa di Gesù Cristo dei santi (Mormoni), che hanno riaffermato che le loro tradizioni religiose "proclamano il principio della vita e la cura della vita", con umanità e compassione fino alla sua fine naturale.

Il GTIR Religioni-Salute osserva che la morte è “più economica e più conveniente” che creare e mantenere istituzioni per “prendersi cura della vita con umanità e compassione, specialmente della vita fragile, fino alla sua fine naturale”, e auspica che lo stesso legislatore si impegni con pari impegno “garantire cure palliative accessibili a tutti coloro che ne hanno bisogno”.

I leader religiosi ritengono che l'approvazione della legge sull'eutanasia e la morte su richiesta promuova “tre mali” nella società: la sfiducia di fondo, “nei confronti della società e delle sue istituzioni di cura”; ingiustizia, “perché genera nella società “il messaggio subliminale” che ci sono “cittadini di prima e di seconda classe”; e una sorta di “obbligo di chiedere la morte”, provocando “pressioni sociali” sui più deboli, poveri e malati, “cittadini di serie B”.

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I membri del GTIR avevano già preso una posizione congiunta contro la depenalizzazione dell'eutanasia il 12 febbraio 2020, e aveva già pubblicato la Dichiarazione congiunta 'Cura fino alla fine con compassione', il 16 maggio 2018.