Il prodigio della Sacra Spina ad Andria, un segno in questo difficile tempo di pandemia

la riflessione del vescovo Mansi davanti al rinnovarsi straordinario del prodigio

La Sacra Spina di Andria, la punta è scurita
Foto: Diocesi di Andria
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La Pasqua del 2020 è stata davvero particolare. I fedeli non hanno potuto partecipare alle liturgie, difficilissimo quasi impossibili confessarsi, niente Eucarestia.

Ma in qualche modo i segni arrivano anche in questo deserto liturgico.

Come nella diocesi di Andria dove per antica tradizione nella Cattedrale di Andria è custodita la preziosa reliquia della Sacra Spina della Corona di Nostro Signore Gesù Cristo, venerata da fedeli che giungono in pellegrinaggio da più parti, richiamati dalla storia e dalla devozione nei confronti di questo segno prodigioso della Passione di Gesù.

La Sacra Spina è giunta ad Andria nel 1308 come dono della Principessa Beatrice d’Angiò, figlia di Carlo II d’Angiò, in occasione delle sue nozze  con Bertrando del Balzo.

La reliquia è conservata nella Cappella della Sacra Spina, edificata nel 1910, e viene esposta all’ adorazione dei fedeli ogni ultimo venerdì del mese.

Ovviamente il Venerdì Santo la devozione è legata alla Via Crucis e il 10 aprile scorso al termine della Via Crucis  il Vescovo di Andria, ha annunciato una variazione cromatica sulla Sacra Spina.

La punta si è scurita come se fosse coperta di sangue.  

Su questo evento il vescovo Luigi Mansi stesso ha voluto riflettere raccontando in prima persona alle diocesi quello cha notato fin dai primi giorni della Settimana Santa: ho notato che la reliquia  “manifestava una colorazione diversa dal solito e, in particolare, che stesse diventando alquanto più chiara. Ma in un primo momento, ho ritenuto tenere per me la cosa temendo che si trattasse di una suggestione mia personale. Solo per caso riferendo questa mia impressione ai miei più stretti collaboratori, con cui condivido alcuni momenti di preghiera nella cappella – mi riferisco a Mons. Nicola de Ruvo e in qualche occasione il Can. Giannicola Agresti – essi mi hanno riferito di aver notato la stessa cosa”.

Il vescovo si consulta anche con il Dr. Antonio Riezzo e la Dott.ssa Silvana Campanile che “in occasione del precedente prodigio del 2016, furono chiamati a ricoprire l’uno il ruolo di Presidente della Speciale Commissione Medico-Scientifica e l’altra il compito di Segretaria della Commissione”.

Si compilano dei verbali ufficiali, e anche se il Popolo di Dio non ha potuto assistere il vescovo si dice “convinto che, pur non vivendo direttamente questo momento forte, non sia mancata la preghiera del popolo di Dio che ritrovatosi improvvisamente “nella tempesta” ha invocato il Signore confidando nel suo aiuto”.

Ecco allora la riflessione: “Ritengo ora mio dovere, come Pastore del popolo a me affidato, aiutarlo a cogliere il significato di questo umile segno che il Signore ci ha donato.
Innanzitutto il segno è avvenuto al di fuori della coincidenza del Venerdì Santo con il 25 marzo, Solennità dell’Annunciazione del Signore. La tradizione plurisecolare vuole infatti che ogni qualvolta si verifichi tale coincidenza, si registra un segno prodigioso sulla Sacra Spina. Le ultime due volte risalgono al 2005 e al 2016”. Quest’anno invece, “mentre eravamo intenti a celebrare il mistero della sofferenza redentrice di Cristo, comprendiamo che il Signore non ci abbandona, ma in modo particolare ha voluto manifestare la sua vicinanza in quest’ora di prova che, come Chiesa e come mondo, stiamo vivendo avvolti dalla preoccupazione e dalla paura”.

Ecco allora il segno “in questi giorni tanti, tantissimi nostri fratelli e sorelle stanno soffrendo in molti e svariati modi: la malattia nella propria carne o in quella dei propri familiari ed amici, la morte di persone care e l’impossibilità di accompagnarle all’ultima dimora in maniera affettuosa e solidale, il vivere ormai da settimane isolati nelle case e impossibilitati a frequentare luoghi di ritrovo con amici, il dover rinunciare a recarsi in chiesa per la preghiera e le celebrazioni sacramentali… insomma un grande senso di smarrimento.
Ritengo che il Signore abbia voluto dirci che la sua passione continua nel dolore di tanti uomini e donne di tutto il mondo. Ma anche che questa passione, come la Sua, per quanto dolorosa, è parola penultima, perché l’ultima è sempre una parola di vita e di speranza.
È la parola della Pasqua, della resurrezione, della vittoria di Cristo sulla morte nonché della redenzione dell’umanità intera”.

 

La prima testimonianza scritta del fenomeno soprannaturale è del 1633. Fonti locali raccontano che prima di questa data, un’iscrizione in esametri incisa su un antico ostensorio testimoniava la provenienza della reliquia ed il prodigio. Il fenomeno si è ripetuto nei secoli.  L’ultimo evento è del 2016, seguito a quello del 2005, mentre per la prossima coincidenza delle due date, cioè del 25 marzo e del Venerdì Santo si dovrà aspettare il 2157. Ecco il segno invece di questo Venerdì Santo del 2020.

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