Il professor Quattrucci spiega il Bangladesh che attende il Papa

Alberto Quattrucci
Foto: Alberto Quattrucci
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Dal 27 al 30 novembre papa Francesco si recherà in Myanmar eppoi fino al 2 dicembre visiterà il Bangladesh, per portare un messaggio di pace e di riconciliazione in un contesto esasperato dalla diversità etnica, culturale e religiosa, dall’esplosione del fondamentalismo e dalla violenza settaria. Il Myanmar ha 50.000.000 abitanti e meno dell’1% è cristiano, 600.000. Il 90% della popolazione è composto da buddisti. In Bangladesh i cristiani sono appena lo 0,3% (400.000) della popolazione di 150.000.000 abitanti, composta dal 60% di musulmani. Lo ‘slogan’ del viaggio in Myanmar è ‘Love & Peace’, mentre quello del Myanmar è ‘Harmony and Peace’. In Bangladesh la Chiesa è molto stimata in Bangladesh, ed esistono 34 congregazioni religiose. Inoltre essa ha finanziato centri sociali e scuole tecniche che aiutano i giovani che si trasferiscono dalla campagna in città. Per comprendere meglio le ragioni del viaggio papale abbiamo incontrato a Recanati il prof. Alberto Quattrucci, segretario generale dell’associazione ‘uomini e Religioni’ fondata dalla Comunità di sant’Egidio, a poche ore dal suo rientro dal Bangladesh, chiedendogli di raccontarci la scelta di papa Francesco di recarsi in questi due Stati.

Fin dall’inizio del pontificato papa Francesco sceglie quei posti più in periferia, cioè quei posti più poveri e dimenticati. Quindi è una caratteristica del suo pontificato, tanto da aprire il giubileo della Misericordia in Centrafrica. In questo senso la scelta di visitare questi due Stati è quello di visitare due luoghi di grande periferia. Anzi finora nessun papa è stato in Myanmar. La scelta è legata anche al dramma dei Roihynga, popolazione cacciata dal Myanmar ed accolta temporaneamente in Bangladesh. Quindi è una scelta per i luoghi dimenticati. Infatti nelle visite il papa prima di tutto incontra i poveri e gli emarginati. Il papa sceglie i Paesi più periferici ed i luoghi più periferici dei Paesi, perché crede fermamente che il Pastore che annuncia il Vangelo deve aver cura delle pecore più disperse e più lontane per parlare a tutti, perché se si ama i poveri si ha anche amore per i ricchi”.

La pace e l’amore sono parole degli ‘slogan’ del viaggio in questi Paesi: il motivo?

“Va in questi due Stati per la giustizia e per la pace, perché il dialogo, in cui il papa crede, non è un fine ma è un mezzo. Egli non dialoga perché è bello dialogare, ma perché esso è uno strumento per costruire la pace e far cessare la violenza. Questo è l’obiettivo del viaggio papale”.

Lei è stato recentemente in Bangladesh: quale ‘atmosfera’ si respira?

“L’atmosfera che si respira è quella della violenza e di discriminazione. La gente povera non ha un futuro. Però anche noi possiamo partecipare a rendere la loro vita più ‘sopportabile’, perché se si contribuisce con la colletta dei soldi, si possono comprare cibo, coperte e medicinali”.

E come è la situazione dei Rohingya?

“Essi sono un popolo di bambini che chiede di avere un futuro, la cui vita è minacciata ogni giorno dalla mancanza di tutto, soprattutto di cibo e di acqua potabile. I loro visi hanno occhi troppo grandi, i loro corpi sono troppo magri, provati dalla fame e dalle stanchezza delle lunghe marce. Sono occhi che ti guardano con speranza, con curiosità, ma in cui leggi una infinita paura. Sono questi occhi la cosa che più ti colpisce quando ti addentri in queste distese di capanne o semplici tettoie, che vengono impropriamente chiamate campi profughi in cui si ammassano i rohingya”.

Cosa intende fare la Comunità di Sant’Egidio in Bangladesh?

“Lo scopo di questo viaggio è stato quello di avviare collaborazioni con la Caritas locale, con la Muhammadiyah indonesiana presente nell’area e con altre organizzazioni che lavorano nei campi profughi in questo momento per continuare il nostro programma di aiuto nelle prossime settimane e mesi”.

Quali aiuti avete portato?

“Si tratta di antibiotici, farmaci pediatrici, analgesici, antinfiammatori, farmaci specifici, anti-ipertensivi, farmaci di emergenza, insieme a kit di diagnosi veloce e soluzioni iniettabili. Inoltre abbiamo procurato macchinari quali ECG, un Ecografo portatile, CTG e Cardiomonitor, attrezzature e dispositivi necessari per la consultazione medica e per il trattamento delle emergenze. Ma la prima cosa che facciamo è distribuire cibo, con un target sull’alimentazione neonatale”.

Quale ‘clima’ di accoglienza troverà il papa?

“La visita di Papa Francesco è ben accolta dalla popolazione proprio per le buone scuole delle missioni e la sua posizione a favore del dialogo interreligioso”.

Ti potrebbe interessare