Il Rosario nella mistica domenicana e nella vita dei santi

San Domenico e moltissimi santi hanno amato questa preghiera diffondendola nel Popolo di Dio

La consegna del Rosario a San Domenico
Foto: pubblico dominio
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Un tempo in molte le famiglie la sera si recitava il Santo Rosario. Durante i giorni della pandemia ciò è ritornato in auge ed  i fedeli si sono, più volte, riuniti per la recita della Corona.

In tutte le parti del mondo ed in tutte le lingue, il Rosario ha scandito e scandisce la vita dei cattolici e li accompagna ad unirsi a Maria.

Storicamente, l'origine della preghiera la si deve a San Domenico di Guzman, il quale scrive il Beato Alano della Rupe, suo biografo, che in una visione gli apparve la Vergine che lo esortava alla recita del Rosario, per irrogare il campo della sua lotta conto l'eresia Albigese.

Il santo, da subito, comprese l'importanza di ciò e diffuse, con zelo ed ardore, la devozione alla corona.

I Padri domenicani, seguendo l'insegnamento del proprio fondatore, istituirono la Confraternita del Rosario, per diffonderlo e farlo conoscere.

Il beato Bartolo Longo, terziario domenicano, ne visse il culto fondando il Santuario della Madonna di Pompei e diffondendo la spiritualità della Confraternite ad esso ispirate.

La Regola dei Frati predicatori contiene espliciti richiami a questa preghiera, come sorgente di vita per il religioso domenicano.

Formata da duecento grani, comprendendo anche i Misteri della luce, introdotti da San Giovanni Paolo II, questa compendia la vita di Cristo.

Come il numero dei salmi esso è detto breviario mariano in quanto, nel Medioevo, le persone non avendo la possibilità di possedere i libri, all'epoca un lusso, pregavano e meditavano con quest'orazione.

Descritta da Sant'Alfonso Maria de Liguori nelle Glorie di Maria essa è la via che conduce al cielo. Il santo, tutti i giorni, recitava la corona e da questa faceva dipendere molte delle sue intercessioni.

I Santi Felice da Cantalice e Crispino da Viterbo, laici cappuccini, giravano per Roma come questuanti, recitandolo.

San Serafino da Montegranaro, entrando fra i Cappuccini, disse che aveva solo un Crocifisso ed una corona per farsi santo e lo è diventato.

Dalla biografia di Sant'Ignazio di Loyola, scritta da un suo contemporaneo, si apprende che il santo ne era devoto e San Filippo Neri, il santo della gioia, in un'immagine, è raffigurato con la corona in mano ed il sorriso che lo contraddistingue.

Nelle apparizioni di Lourdes, del 1858, la Vergine chiese a Santa Bernadette la recita del Rosario.

La santa, con slancio ed amore,  ne diffuse il culto con la propria corona, formata da sei decine in quanto, nei Paesi baschi, si era soliti aggiungere una decade in favore delle anime del Purgatorio.

San Giuseppe Moscati lo recitava ogni giorno e toccava la corona, nella tasca del suo gilè, ogni qual volta doveva fare una diagnosi di particolare spessore, trovando la giusta soluzione.

San Pio da Pietrelcina non solo lo lasciò in eredità, ai propri figli spirituali, ma lo diffuse con i suoi Gruppi di preghiera.

Il beato Carlo Acutis, un ragazzo di appena quindici anni, con particolare intuizione chiamava l'Eucarestia e la corona del rosario, la propria autostrada per il cielo. Non di rado si vedono le immagini del giovanissimo, sulla bicicletta, con il Rosario nella mano.

La storia della fede è storia del Rosario, inseparabile compagno di vita.

Preghiera mariana per eccellenza, unisce la terra con il cielo e le prove con le soluzioni, confermando quel rapporto di confidenza con la Madre di Dio, che vuol restare sempre insieme ai propri  figli.

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