Il vescovo Angelelli dichiarato martire insieme a due sacerdoti e un laico

Enrique Ángel Angelelli Carletti
Foto: Fides
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Sono passati 42 anni dal giorno della morta di mons. Enrique Angelelli il vescovo ucciso il 4 agosto 1976 con quello che ormai è stato chiarito essere un finto "incidente stradale" .

Oggi la conferma della sua santità con la promulgazione del decreto che ne riconosce il martirio “ in odio alla fede”. Con lui sono stati dichiarati martiri Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville, che proprio secondo le prove raccolte da Angelelli furono uccisi dai militari. Il 18 luglio 1976 i presbiteri de La Rioja (Chamical) furono sequestrati da un gruppo di "sconosciuti". Qualche giorno dopo furono trovati i cadaveri dei due preti con evidenti segni di tortura. Intanto, un settimana dopo, si conosceva la notizia di un laico, Wenceslao Pedernera, sequestrato e poi giustiziato in località Sañogasta.  E Enrique Angelelli fu forse ucciso proprio per aver cercato le prove su questi omicidi.

Uno di loro Wenceslao Pedernera, padre di famiglia  venne crivellato di colpi sotto gli occhi della moglie e delle tre figlie, la maggiore delle quali ha solo 12 anni. Aveva avuto un conversione seguendo le missioni popolari predicate da alcuni Oblati di Maria e si ritrova con la moglie a dirigere un gruppo del vangelo tra le famiglie sue vicine di casa. Nel lavoro si impegna nel sindacato dei braccianti agricoli, diventando il loro portavoce, prendendo le difese dei più deboli. Ad incidere profondamente sulla sua vita è proprio il vescovo Angelelli nel 1973 si trasferisce così alla Rioja. Organizza una vita comunitaria ma qualcuno li scambia per comunisti o estremisti, anche il vescovo Angelelli, con cui Wenceslao collabora,  vengono accusati di marxismo.Il 18 luglio 1976, dopo il rapimento e l’omicidio di Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville  la morte arriva alla porta di Venceslao.

"L'omicidio di mons. Angelelli e il tentativo di omicidio di Pinto fa parte del piano sistematico delle Forze armate ( del regime di Videla) per eliminare persone scomode", scrive il quotidiano "La Voz Interior”. Nel 2011 quando il caso è stato riaperto dopo che numerosi testimoni, hanno messo in evidenza la falsità della tesi ufficiale dell'incidente stradale. Tra l'altro le indagini, mai fatte prima, hanno permesso di sapere con certezza che il vescovo fu ucciso anche perché portava nella sua automobile tutta la documentazione che dimostrava senza equivoci che due settimane prima, i sacerdoti Carlos de Dios Murias e Gabriel Longueville, erano stati uccisi dalle forze repressive della dittatura.

“Pastore buono e zelante. Mons. Enrique Angelelli, nato il 17 giugno 1923 e ucciso quando aveva 53 anni fu ordinato sacerdote a Roma e il 9 ottobre 1949 rientrò in Argentina, a Córdoba, città della quale fu nominato Ausiliare da Giovanni XXIII il 12 dicembre 1960. Da subito la sua opera pastorale, molto sensibile alla promozione umana e molto vicina ai più poveri, ebbe l'appoggio dei fedeli ma al tempo stesso non mancarono le resistenze. Nel 1964 fu rimosso dal suo incarico e ciò per lui fu fondamentale poiché gli consentì prendere parte alle sedute del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il 3 luglio del 1968, il  Papa Paolo VI nominò mons. Angelelli vescovo della diocesi di La Rioja.

Oltre a quelli dei  quattro martiri sono stati pubblicati anche i decreti per un nuovo santo, Nunzio Sulprizio giovane operaio vissuto nell'Ottocento e beatificato da Paolo VI il 1° dicembre 1963, durante il Concilio Vaticano II. Già Leone XIII lo propose come modello per la gioventù operaia.

Ci sono anche due laiche che divagano beate. La Venerabile Concepción Cabrera de Armida, messicana, moglie e madre fondò, le “Opere della Croce”: “L’Apostolato della Croce” (1894), “Le Religiose della Croce del S. Cuore di Gesù” (1897), “L’Alleanza d’Amore con il S.Cuore di Gesù” (1909), “La Fraternità Sacerdotale” (1912). Nel 1914 cooperò con il Venerabile P. Félix de Jesùs Rouger alla fondazione dei Missionari dello Spirito Santo. Le sue virtù eroiche furono riconosciute da S. Santità Giovanni Paolo II nel 1999).

Infine sarà beata Guadalupe Ortiz de Landázuri nata il 12 dicembre 1916 a Madrid, ultima di quattro fratelli. Nel 1950 si trasferì in Messico per iniziarvi l’attività apostolica dell’Opus Dei con le donne. È morta nel 1975. Il 18 novembre 2001 il cardinale Antonio María Rouco, arcivescovo di Madrid, ha presieduto l’apertura del suo processo di canonizzazione. Visse il dramma della guerra civile anche con la fucilazione del padre, vegliò con lui la notte prima dell’esecuzione.

Dottoressa in scienze chimiche, conobbe san Josemaría nel 1944 e si sentì attratta dalla sua profonda allegria. Quell’incontro fu l’occasione per scoprire che Dio la chiamava all’Opus Dei. Nel 1950, per iniziare l’attività apostolica dell’Opus Dei, andò in Messico dove profuse fede, speranza e zelo. Nel 1958 si traferì a Roma, dove collaborò con san Josemaría nel lavoro di governo dell’Opus Dei. Più tardi, in Spagna, tra il 1960 e il 1974 si dedicò all’insegnamento nell’Istituto Ramiro de Maeztu e nella Scuola di Ingegneria Industriale. 

 

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