Il vescovo di Macerata invita a leggera il poeta John Donne

Dopo l'esperienza del covid, ‘Per una Chiesa viva e non sopravvissuta’

Nazzareno Marconi vescovo di Macerata
Foto: Diocesi di Macerata, Tolentino – Recanati – Cingoli – Treia
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“In questo tempo di Chiesa così tribolato ed anche spaventato, la grande tentazione è di contare solo sulle nostre forze e perciò, al massimo, di sperare di sopravvivere al Covid19. Una speranza così piccola però potrebbe ammalare non solo i singoli, ma anche la nostra intera Chiesa diocesana”: così inizia la nuova lettera pastorale di mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, intitolata ‘Per una Chiesa viva e non sopravvissuta’, incentrata sulla speranza cristiana.

L’invito del vescovo di Macerata è quello di risorgere a ‘vita eterna’; quindi anche la Chiesa ha il compito di essere fedele al Vangelo: “Risorgere dalla pandemia è perciò passare ad una vita di Chiesa rinnovata e più piena, più aderente al Vangelo, più capace di dialogare col mondo di oggi e di essere per tutti una proposta significativa ed attraente di vita buona.

Per mons. Marconi la pastorale si deve concentrare su tre parole essenziali, quali fede, speranza e carità.

La diocesi ha intrapreso un percorso per vivere le tre virtù teologali: “Parlare di Evangelizzazione, Preghiera e Testimonianza come i tre obiettivi della Pastorale fondamentale è allargare lo sguardo, pensare un po' più in grande di quanto fatto finora. In un tempo difficile, in cui la Chiesa appare a volte spaventata dalla novità, il rischio è di fare come la tartaruga: quando ha paura si ferma e si rinchiude nel suo guscio. Il rischio è di rinchiuderci a pensare subito e solo alle cose che già sappiamo fare”.

Per questo il vescovo invita ad un nuovo modo di evangelizzazione: “E’ tempo perciò di ripensare l’evangelizzazione e non semplicemente la catechesi, rivolta a tutti i livelli sociali e proiettata verso tutte le età della vita. Così è tempo di riflettere su come rilanciare la preghiera nelle sue tante forme, da quella liturgica a quella personale e meditativa. Infine è ora di valutare in modo nuovo il tema della Testimonianza del Vangelo che la Chiesa offre al mondo, attraverso uno stile di vita nuovo, animato dalla carità in ogni relazione”.

C’è un brano di John Donne, poeta religioso anglicano di fine ‘500, citato da grandi scrittori di cultura e mentalità molto diverse quali: Thomas Merton ed Ernest Hemingway. È tratto da un libro dal titolo molto attuale: ‘Devozioni per situazioni di emergenza’ una raccolta di riflessioni, invocazioni a Dio e preghiere legate al tema della malattia. Merita di rileggerlo perché ci aiuta a capire meglio questo insegnamento importante datoci dalla pandemia…

Quando suona la campana per annunciare la morte di qualcuno, John Donne ci ricorda che suona anche per noi, perché essendo tutti legati nella fraternità umana, è anche un pezzo di noi che è morto, ognuno è più povero perché chi muore è sempre un fratello nella comune umanità. Nel mio paesello di origine la campana suonava però, con ritmo diverso, anche per annunciare una nascita, o un matrimonio, cioè la nascita di una nuova famiglia. Anche in quel caso ‘la campana suona anche per te’, perché di ogni nascita tutto il mondo si arricchisce ed ogni famiglia è preziosa per tutti”.

La fede invade la vita e non può essere solo un atto intimista. E’ necessario un nuovo stile di Chiesa: “Questo stile di presenza che si articola su una triplice caratterizzazione, oserei dire una caratterizzazione ‘trinitaria’.

Conclude il vescovo: “Inviterei tutti a rileggere e meditare la ‘Ministeria quaedam’ di san Paolo VI ed anche la ‘Mulieris dignitatem’ di san Giovanni Paolo II. Alla luce di queste nuove prospettive aperte dalla Provvidenza e dalla guida del papa, quelle parole magisteriali riprendono nuova vita e nuova rilevanza. E’ l’arte dello scriba saggio citato dal vangelo, quella che oggi soprattutto dobbiamo mettere in pratica, traendo dal nostro tesoro cose nuove e cose antiche”.

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