Il vescovo Romero un beato per la riconciliazione in Salvador

L'arcivescovo Oscar Arnulfo Romero
Foto: www.signum.se
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Oscar Arnulfo Romero diventa beato. Non è stato un cammino facile, e le discussioni non si sono placate nemmeno adesso che il nome dell’arcivescovo di El Salvador ucciso mentre celebrava la messa nel 1980, entra nell’albo dei beati. Nel 1996 Papa Giovanni Paolo II nella conferenza stampa sull’aero che lo portava in Gautemala diceva: “Io l'ho conosciuto, l'ho conosciuto bene, e durante la prima visita nel 1983 sono andato a visitare la sua tomba. Era certamente un evento la sua morte, il suo attentato, che ha scosso un pò tutta l'America centrale. Quando si vedono le fotografie di questo attentato durante la Comunione, uno che arriva alle spalle…terribile!”

La sua fu una morte annunciata come spiega don Alberto Vitali, coordinatore europeo del Sicsal, la rete internazionale dei 'Comitati Oscar Romero' alla Radio Vaticana.

"C'erano stati molti segnali nei mesi precedenti. Da quando mons. Romero, tre anni prima, era stato eletto arcivescovo di San Salvador, erano stati uccisi cinque sacerdoti. I catechisti uccisi non si contavano e tenere una Bibbia in casa era diventato pericoloso. Tutto ciò in un Paese, almeno ufficialmente, profondamente cattolico". Don Vitali è autore del libro ‘Oscar A. Romero, pastore di agnelli e lupi’ (Paoline ed.), uno dei molti dedicati al vescovo. La biografia più completa è forse quella di Roberto Morozzo della Rocca, professore di storia contemporanea Roma TRE. “ Primero Dios” per prima cosa Dio, è il titolo del volume (ed Mondadori, 2005) La sua tragica morte ha accresciuto la “leggenda” di Romero, ma la sua figura rimane controversa.

“Papa Francesco- spiega il cardinale Angelo Amato che celebra la messa di beatificazione,  riassume bene l'identità sacerdotale e pastorale di Romero, quando lo chiama «vescovo e martire, pastore secondo il cuore di Cristo, evangelizzatore e padre dei poveri, testimone eroico del Regno di Dio, Regno di giustizia, di fraternità e di pace». Romero era, infatti, un sacerdote buono e un vescovo saggio.”

Il suo successore come vescovo Arturo Rivera Damas, che era stato il suo confessore, anni dopo la sua morte diceva che le commemorazioni di Romero erano più “utilizzo che omaggio postumo ad un uomo che ha dato la vita per il Vangelo.”

Spiega ancora il cardinale Amato che “una svolta nella sua vita di pastore mite e quasi timido fu l'uccisione, il 12 marzo 1977, di padre Rutilio Grande, sacerdote gesuita salvadoregno, che aveva lasciato l'insegnamento universitario per farsi parroco dei campesinos, oppressi ed emarginati. Fu questo l'evento che toccò il cuore dell'arcivescovo Romero, che pianse il suo sacerdote come poteva fare una madre con il proprio figlio.” Fu lui a celebrare il funerale e nella sua omelia disse: “La liberazione che il padre Rutilio Grande predicava è ispirata dalla fede, una fede che ci parla della vita eterna, una fede che ora egli col suo volto rivolto al cielo, accompagnato dai due campesinos, mostra nella sua totalità, nella sua perfezione: la liberazione che termina nella felicità in Dio, la liberazione che sorge dal pentimento del peccato, la liberazione che si fonda su Cristo, l'unica forza salvatrice”.

Una opzione per i poveri non ideologica ma evangelica. "Romero era rimasta l'unica voce nel Paese che si era messa dalla parte degli oppressi", racconta don Vitali. "Nelle sue omelie, seguitissime in tutto il Paese, rispettava uno schema fisso. Nella prima parte commentava la Parola di Dio. Nella seconda, alla luce di quella Parola, denunciava i fatti della Settimana così come gli venivano documentati dal 'Soccorro Juridico', l'ufficio di tutela dei diritti umani dell'arcivescovado.

La beatificazione di Romero sarà un primo segno di riconciliazione per i salvadoregni che ne hanno ancora molto bisogno. ”Questa beatificazione di Romero la Chiesa ci dice - spiega don Vitali - che 'la giustizia del Regno', così come la chiamava Gesù, è un elemento essenziale per vivere e annunciare la fede. E che per essere veramente cristiani, in determinate situazioni, non si può che agire così. Per questo credo che la beatificazione di Romero sarà gravida di frutti buoni non solo per El Salvador ma per la Chiesa universale".  

 

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