Inos Biffi, Premio Ratzinger 2016: “La ricerca di Dio matura con la fede”

Una immagine di monsignor Biffi, Premio Ratzinger 2016
Foto: da merateonline.org
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Rifiuta la distinzione tra “teologi progressisti” e “teologi conservatori”, perché esistono solo “teologi veri e non teologi”. Conferma il suo amore assoluto per Tommaso d’Aquino, e sottolinea che sì, è possibile la ricerca scientifica su Dio, perché questo non esaurisce il mistero di Dio. E si sente vicino a Benedetto XVI per la metodologia teologica. Inos Biffi si racconta in una intervista con ACI Stampa. Teologo di fama internazionale, ha vinto insieme a Ioannis Kourempeles quello che viene chiamato il “Nobel per la Teologia”, ovvero il Premio Ratzinger

Il premio è intitolato a Joseph Ratzinger.  In cosa si sente vicino ai lavori teologici del Papa emerito? E quale ritiene sia il contributo piu grande he il Papa emerito ha dato al pensiero teologico?

Ogni teologo ha la sua storia e il suo timbro proprio. Penserei che a legarmi al teologo Ratzinger sia anzitutto una vicinanza o meglio una identità di metodo e perciò una continua e appassionata attenzione alla Parola di Dio, qual è vissuta e tramandata nella Chiesa, in una deliberata indifferenza alle mode effimere e ai gusti del giorno; e di conseguenza nella ricerca di una teologia sia non tanto attuale quanto vera.

Perché oggi è ancora importante fare teologia?

La teologia oggi ancora e come sempre è importante, quando se ne comprenda la natura, che è quella di pensare la fede, e quindi di accogliere la Parola di Dio con lucidità e con amore; una teologia, quindi, che gemma dalla stessa fede, che ne rimane la radice e l'alimento. Una teologia, di conseguenza, che non solo non si sostituisce alla fede, ma matura su di essa. Con la cura, inoltre, che questo avvenga in comunione con la Chiesa e con la sua viva Tradizione, la quale trasmette la stessa Parola con tutte le risorse di quanti nel corso della storia l'hanno accolta, pensata, vissuta e attestata per la grazia dello Spirito di Verità, effuso da Cristo sulla sua Chiesa.

Molti dicono che la teologia, inteso come discorso scientifico su Dio, è impossibile. Ma è davvero così? Davvero non ci può essere un pensiero razionale su Dio?

Per discorso scientifico o razionale su Dio non si deve intendere un discorso che esaurisca il mistero di Dio, che rimane sempre trascendente e inesausto. D'altra parte, Dio parla all'uomo perché questi lo ascolti, e quindi comprenda e attui il senso della sua Parola. Ci può essere un "pensiero razionale" su Dio? Rispondo: ci può essere  una riflessione della ragione che conduce al riconoscimento dell'esistenza di Dio, del quale, afferma Tommaso d'Aquino, "conosciamo più quello che non è, che non quello che è". Non è conforme alla dottrina della Chiesa negare alla ragione la possibilità di "provare" l'esistenza di Dio.

Il dibattito teologico oggi sembra schiacciato – come ai tempi del dopo Concilio - sui poli 'progressisti' e 'conservatori'. Ma davvero questa categorizzazione è valida? Davvero non si riesce a superare?

Si parla di teologi tradizionalisti e teologi progressisti. In realtà, la distinzione è tra teologi veri e non teologi, fermo restando che ogni teologo ha le sue armoniche particolari. In questo senso la teologia di Bonaventura, così presente in Ratzinger, non è quella di Tommaso d'Aquino, che gode le mie preferenze e i miei "consensi". Si parla, poi, di teologi 'progressisti' e di teologi 'conservatori'. Ma a me pare una distinzione che non si caratterizza per eccesso di sapienza.

Quali saranno le prossime frontiere del pensiero teologico?

Non saprei dire quali saranno le prossime fronterie del pensiero teologico. Mi auguro che siano semplicemente quelle della teologia.

E che contributo può dare lo studio teologico alla società contemporanea?

Lo studio della teologia arreca oggi, come sempre, il messaggio di Dio che per amore si rivela, chiamando l'uomo a prendere parte e a godere del suo mistero di Padre, Figlio e Spirito Santo. Perché questo avvenga l'uomo, precisamente il credente, è chiamato a essere testimone fedele, mentre Dio non tralascia mai di attrarre con la sua grazia. Quello di Dio infatti è sempre un messaggio che si accompagna alla grazia; stavo per dire che gronda di grazia.

Il Premio Ratzinger arriva nel momento in cui si sta pubblicando la sua Opera Omnia. Quali delle sue opere ritiene più significative?

Con speciale compiacenza considero i volumi: "Teologia e poesia" e "Una ghirlanda di santi e di dottori"

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