Istanbul, Santa Sofia torna moschea

A nulla sono valse le proteste dell’UNESCO e delle Chiese ortodosse. Erdogan chiede di rispettare la scelta

L'interno di Santa Sofia ad Istanbul
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Da Santa Sofia ad Hagia Sophia. Sarà il 24 luglio che per la prima volta risuonerà di nuovo la preghiera dei muezzin in Santa Sofia, la cattedrale ortodossa di Costantinopoli che fu trasformata in moschea nel 1453 e che dal 1934 ha la funzione di Museo. Il Consiglio di Stato turco ha infatti annullato il decreto del 1934 che la adibiva a Museo, e già ieri il presidente turco Recep Tayip Erdogan ha firmato il decreto con cui ordina il passaggio di culto.

Ci vorranno sei mesi per ri-decorare la ex cattedrale come moschea, presumibilmente coprendo di nuovo i mosaici che erano stati riportati alla luce con il decreto di Ataturk del 1934. Alla nascita della Turchia moderna, Ataturk voleva evitare ogni sentimento di rivalsa religiosa, e fu così che decise che Santa Sofia non sarebbe stata né moschea, né chiesa, ma museo.

Il presidente Erdogan, dal canto suo, non ha mai fatto mistero di voler riconvertire Santa Sofia in moschea, arrivando persino a definire “sbagliata” la decisione di Ataturk. Ora, chiede ad osservatori, interni e stranieri, di “rispettare la decisione” presa dalla Turchia.

In molti hanno preso la parola. L’ultimo a usare toni vibranti è stato il patriarca ortodosso di Mosca Kirill, che è arrivato a definire la possibile decisione “una minaccia contro la cristianità”. La Chiesa Cattolica locale, tuttavia, ha preferito non esposrsi, facendo notare di non avere uno status giuridico in Turchia.

Una Turchia che sembra ora essersi messa sulla strada di ripristinare l’entità ottomana. Curioso che il Consiglio di Stato si è espresso su una istanza di una piccola associazione poco nota, l’Ivi Parti, guidata dal 75enne Ismail Kandemir, che da 26 anni si batte per far tornare Santa Sofia una moschea.

Il dibattito è stato acceso in Turchia, ma anche fuori. Morgan Ortagus, portavoce del Dipartimento di Stato USA, si è detta contrariata della decisione del Consiglio di Stato turco”, mentre Josep Borrell, Alto Rappresentante Europeo per la politica Estera, è arrivato ad usare la parola “deplorevole” per descrivere la scelta.

Ma è scesa in campo anche l’UNESCO, perché Santa Sofia è nella lista dei patrimoni mondiali dell’umanità. In una nota dell’agenzia ONU della cultura, viene avanzata la richiesta “alle autorità turche di impegnarsi nel dialogo prima di prendere qualsiasi decisione che potrebbe avere ripercussioni sul valore universale del sito. Qualsiasi modifica richiede una notifica all'Unesco da parte dello Stato coinvolto e poi, se necessario, un esame del Comitato del Patrimonio mondiale".

La stessa UNESCO ha reiterato la sua posizione dopo la decisione, sottolineando di "essere profondamente rammaricata per la decisione, presa senza consultazione preventiva" e ha invitato le autorità turche a "iniziare un dialogo senza ritardo, per evitare ogni effetto a detrimento del valore universale di questa eccezionale eredità, il cui stato di conservazione sarà esaminato dal Comitato del Patrimonio Mondiale nella sua prossima sessione". 

Il Consiglio di Stato (Danistav) ci aveva messo 17 minuti a discutere il ricorso, e la decisione era attesa in due settimane. Il processo è stato accelerato, e molti riconducono questa accelerazione all’avvicinarsi dell’anniversario del fallito golpe del 2016.

 

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