La Basilica di Santa Rita a Cascia e quel profumo di rose tanto amate dalla Santa

Con il "Racconto delle Basiliche d'Italia" arriviamo a Cascia con la santa dei casi impossibili, Santa Rita. La Basilica accoglie ogni anno tantissimi fedeli che ancora oggi riescono a scorgere davanti alla tomba della Santa un intenso odore di rose

Santa Rita
Foto: santaritadacascia.org
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Santa Rita è una delle sante più amate e venerate in Italia. Nel santuario a lei dedicato, la Beata Madre Teresa Fasce, già nel 1926, durante la costruzione del “nuovo tempio”, voleva che fosse sempre festa. Questo santuario è la Basilica di Santa Rita a Cascia.

"Costruita con le offerte dei benefattori, anche le più piccole, la Basilica di Santa Rita è un progetto che la Beata Madre Fasce vuole fortemente allo scopo di accogliere i devoti nella città della Santa dei casi impossibili. Lei lo sa, quanto può essere amata questa Santa, e i pellegrini accorrono a milioni", riporta il sito ufficiale della Basilica.

Il progetto originario di Monsignor Spirito Chiapetta, viene in seguito modificato da Giuseppe Calori e Giuseppe Martinenghi. Il 20 giugno 1937 il cardinale Enrico Gasparri pone la prima pietra. Solo dieci anni dopo arriva la consacrazione a chiesa, è il 18 maggio 1947. L’erezione a Basilica ha luogo il 1° agosto del 1955, ad opera di Pio XII. Sono gli anni delle guerre, e mentre tutto crolla, a Cascia viene eretto un santuario.

In tutta la vicenda legata alla costruzione del Santuario, Madre Fasce agisce sempre per il bene della comunità. Conosciuta come “la Madre”, in senso più ampio, si pone con tutta la comunità come un punto di riferimento. La Madre crede fermamente nel progetto del Santuario e lotta in prima linea per renderlo concreto. Dice: "Lo voglio benché costi, lo voglio perché costa, lo voglio a qualunque costo".

E così è grazie a lei e a tuttii fedeli di Santa Rita che la Santa dei casi impossibili riposa proprio nei luoghi dove è nata, vissuta e cresciuta.

L'urna del 1930 contiene il corpo di Santa Rita, qui collocato il 18 maggio 1947. Sul basamento in marmo, Eros Pellini ha scolpito Santa Rita dispensatrice di grazie; la lampada votiva in bronzo, dono del comune di Cascia nel 1981, è opera del perugino Artemio Giovagnoni. Sui quattro lati esterni dell'arca in cui è contenuta l'urna, sono rappresentate da quattro angeli le virtù cardinali: temperanza, fortezza, giustizia, prudenza.

Una stretta porta conduce alla cosiddetta chiesa della Beata Rita, ossia la vecchia chiesa, inglobata nella nuova, che ha custodito il corpo della santa dal 1577 al 1947 ed utilizzata per le preghiere delle monache del vicino convento; danneggiata da un terremoto nel 1703, tanto che la salma fu custodita per quattro anni in un magazzino nell'orto del monastero, fu poi in parte demolita per realizzare il nuovo tempio.

Nella notte tra il 21 e il 22 maggio di ogni anno Cascia tributa a santa Rita una festa grandiosa, le Celebrazioni Ritiane, in cui a momenti puramente celebrativi si alternano spazi di riflessione e liturgia.

Ancora oggi la salma non si è inaridita; anzi Santa Rita appare come una persona morta da poco. I visitatori continuano ad avvertire, abitualmente, un dolce aroma provenire da essa, forse il profumo delle sue amate rose. "Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori". Così la ricordano nella sua casa, la Basilica di Santa Rita a Cascia.

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