La Chiesa ribadisce il no alla conservazione delle ceneri umane fuori da luoghi sacri

Un cimitero a Manila nella Solennità di Tutti i Santi con la preghiera per i defunti
Foto: Roy Lagarde/CBCPMedia
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Una signora elegante con un diamante al collo che altro non è che le ceneri del marito.  E’ l’agghiacciante manifesto delle nuove forme di incinerazione, che trasforma la cenere di un essere umano in un pezzo di gioielleria.

Questo certo è una situazione estrema, anche se ormai non tanto rara, ma ci sono tante sfumature della nuova moda della incinerazione dei morti cha lasciano il dubbio che chi sceglie questo metodo lo fa perché non crede nella resurrezione dei corpi, una realtà fondamentale nella fede cristiana.

Per questo la Congregazione della Dottrina della fede ha pubblicato una istruzione proprio per ribadire la dottrina e chiarire che queste scelte non sono cristiane, tanto da negare le esequie religiose.

“Ad resurgendum cum Christo” riprende la Istruzione Piam et constantem del 1963, che permette la cremazione, il Codice di Diritto Canonico (1983) e il  Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (1990).

Una prassi che si è diffusa con nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa e per questo la Istruzione ha lo “scopo di ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per la preferenza della sepoltura dei corpi e di emanare norme per quanto riguarda la conservazione delle ceneri nel caso della cremazione”.

La resurrezione di Gesù è “la verità culminante della fede cristiana, predicata come parte essenziale del Mistero pasquale fin dalle origini del cristianesimo” e con “la sua morte e risurrezione, Cristo ci ha liberato dal peccato e ci ha dato accesso a una nuova vita”. Una vita nella quale siamo entrati con il battesimo. “Con la morte- si legge nella istruzione-  l’anima viene separata dal corpo, ma nella risurrezione Dio tornerà a dare la vita incorruttibile al nostro corpo trasformato, riunendolo alla nostra anima”.  Ecco perché “la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro”. E l’inumazione è la forma più idonea: “Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne, e intende mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia”.

Quindi “atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della re–incarnazione, sia come la liberazione definitiva della “prigione” del corpo””non sono compatibili con la fede cristiana.

Seppellire i defunti e, anche per questo, un’opera di misericordia e la “sepoltura dei corpi dei fedeli defunti nei cimiteri o in altri luoghi sacri favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi”.  Una tradizione che travalica la fede se anche il Foscolo ne “ I sepolcri” ricordava la necessità di un luogo di ricordo.

Ovviamente ci sono anche delle questioni pratiche per cui “laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione del cadavere non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità dell’anima e la risurrezione dei corpi”. Ecco perché “in assenza di motivazioni contrarie alla dottrina cristiana, la Chiesa, dopo la celebrazione delle esequie, accompagna la scelta della cremazione con apposite indicazioni liturgiche e pastorali, avendo particolare cura di evitare ogni forma di scandalo o di indifferentismo religioso”.

E le ceneri devono essere “conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica” anche per “ridurre il rischio di sottrarre i defunti alla preghiera e al ricordo dei parenti e della comunità cristiana. In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose”.

Per questo “la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica non è consentita. Soltanto in caso di circostanze gravi ed eccezionali, dipendenti da condizioni culturali di carattere locale, l’Ordinario, in accordo con la Conferenza Episcopale o il Sinodo dei Vescovi delle Chiese Orientali, può concedere il permesso per la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica. Le ceneri, tuttavia, non possono essere divise tra i vari nuclei familiari e vanno sempre assicurati il rispetto e le adeguate condizioni di conservazione”. Inoltre “Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione” Ecco perché “Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto”.

Il Papa ha approvato la istruzione che porta la data del 15 agosto 2016 ed è firmata dal cardinale Gerhard Müller Prefetto e da  Luis F. Ladaria segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.

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