La forma del mosaico, i calchi dei mosaici paleocristiani di Santa Maria Maggiore

I calchi dei mosaici
Foto: MV
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Quando si visitano i Musei Vaticani non sempre ci si ferma in una sezione che sembra meno monumentale: il Museo Pio Cristiano. Abbagliati dalla Cappella Sistina si passa magari distrattamente davanti ai sarcofagi del IV secolo e alle iscrizioni che raccontano la vita dei primi cristiani.

Da qualche tempo però lo splendore dei mosaici di Santa Maria Maggiore e del battistero lateranense è arrivato ai Musei grazie a 37 calchi realizzati tra gli anni ‘30 e la fine degli anni ‘40 del Novecento. L’occasione era data dai cantieri di restauro intrapresi sotto Papa Pio XI (1922-1939) nei due grandi monumenti della Roma cristiana antica, all’indomani della firma dei Patti Lateranensi.

Per la loro modernità nella sperimentazione tecnica, questi lavori segnarono una nuova fase nell’approccio al restauro del mosaico e una nuova sensibilità verso le opere musive.

I calchi furono un supporto alla documentazione grafica e fotografica delle campagne di restauro, e raccontano la tridimensionalità dei manufatti originali. Si scoprirono così degli aspetti inediti nella esecuzione e quanta parte fosse originale.

La realizzazione dei calchi prevedeva un altissimo livello di specializzazione.  Mentre il formatore del Laboratorio di Restauro Vaticano Francesco Mercatali eseguiva la riproduzione in gesso delle superfici interessate, una squadra di pittori riproduceva ad olio la policromia originale, lavorando tessera per tessera direttamente sui ponteggi.

La maggioranza dei calchi di mosaico oggi conservati nei Musei Vaticani proviene dal cantiere di S. Maria Maggiore, per un totale di ventinove esemplari, di cui ventuno del ciclo musivo di Papa Sisto III, dalle Storie dell’Infanzia di Cristo, ai riquadri delle navate con le storie dell’Antico Testamento, alle murature della Basilica insieme ai calchi del mosaico della facciata di Filippo Rusuti, della fine Duecento, e a quelli della decorazione di Jacopo Torriti.

Dal cantiere di restauro del Battistero Lateranense derivano i calchi dell’antico atrio di Papa Sisto III, la attuale Cappella di S. Rufina e S. Seconda, e dalla Cappella di S. Venanzio, e dalla Cappella di S. Giovanni Evangelista.

Oggi, a distanza di ottanta anni dalla loro realizzazione, il valore storico, didattico ed estetico di questi singolari documenti trova un nuovo riconoscimento nel nuovo allestimento del Museo Pio Cristiano. Ed è anche una occasione di studio per la conservazione e la valorizzazione di queste preziose opere con una collaborazione tra i Musei Vaticani e il Museo del Mosaico di Ravenna.

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