La legge sul separatismo in Francia mette a rischio la libertà di culto

Una lettera congiunta di protestanti, cattolici e ortodossi mette in discussione i principi della legge sul separatismo: nata come una risposta all’Islam radicale, arriva a mettere in pericolo la libertà di culto

L'arcivescovo Moulins de Beaufort di Reims, presidente della Conferenza Episcopale Francese
Foto: Vatican News
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La scusa è stata la recrudescenze di episodi di Islam radicale in Francia, dalla morte di padre Jacques Hamel all’attentato di Nizza, dagli attacchi a Chalie Hebdo a quello del Bataclan alla decapitazione di Samuel Paty. Ma, di fatto, la legge sul separatismo religioso voluta dal presidente francese Emmanuel Macron mette a rischio la libertà di tutte le fedi. Tanto che cattolici, protestanti e ortodossi hanno reagito con una lettera congiunta, pubblicata su Le Figaro il 9 marzo, in cui denunciano che la la legge “rischia di violare libertà fondamentali che sono la libertà di culto, di associazione, d’istruzione e persino la libertà di opinione”. La legge, già approvata in Assemblea Nazionale a febbraio, verrà discussa in Senato il prossimo 30 marzo.

Come detto, la legge, intitolata “Per il rispetto dei principi della Repubblica” nasce per contrastare l’Islam radicale. Le polemiche, sin dall’annuncio, sono state forti. La legge, per come è concepita, andrebbe a colpire la religione musulmana e la libertà di culto.

Il documento cristiano è firmato dall’arcivescovo Eric de Moulins-Beaufort, presidente della Conferenza Episcopale Francese; dal pastore François Clavairoly, presidente della Federazione Protestante di Francia; e dal metropolita Emmanuel del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

Nel documento, i tre dicono di accogliere “”senza riserve le disposizioni del disegno di legge che consentono di lottare in modo più diretto contro i matrimoni forzati, le mutilazioni sessuali, la disuguaglianza di eredità, l’incitamento all’odio e la discriminazione in tutte le sue forme”.

Ma – aggiungono - “che senso ha complicare la vita delle associazioni religiose previste dalla legge del 1905 (che regola l’esercizio della maggior parte dei culti praticati in Francia, ndr)? Pensiamo seriamente che chi vuole vivere ‘lontano’ dalla Repubblica contestandone i fondamenti aderirà ad uno statuto ufficiale, costantemente sotto lo sguardo dei prefetti? Come possiamo sperare che tali disposizioni daranno ai nostri concittadini musulmani fiducia nella volontà della Repubblica di permettere loro di vivere la loro fede con libertà e senso di responsabilità e di praticare la loro religione entro i soli vincoli del rispetto dell’ordine pubblico?”.

La possibile discriminazione è condivisa anche a livello politico. Una stigmatizzazione dei musulmani è denunciata da mesi dal gruppo parlamentare France Insoumise, per esempio.

In generale, c’è tutto un attacco alle religioni in Francia. Macron ha voluto anche una norma per aumentare il controllo su predicazioni e sermoni, per evitare derive antirepubblicane. La legge, infatti, prevede che tutte le associazioni rispettino i “valori repubblicani”, dichiarino specificamente cosa fanno con trasferimenti di denaro superiore ai 10 mila euro. E poi, c’è una serie di sovvenzioni, obblighi di dichiarazione delle associazioni religiose, la facoltà di chiusura amministrativa dei luoghi di culto per motivi di ordine pubblico.

Si va, dunque, davvero a toccare la libertà di culto, con misure restrittive possibili che somigliano moltissimo a quelle straordinarie del primo picco di COVID, che portarono molti legislatori a confrontarsi sul tema.

L’arcivescovo Moulins de Beaufort è stato anche sentito la scorsa settimana dalla Commissione legislativa del Senato, insieme ad altri rappresentati delle religioni in Francia.

Così, mentre il presidente del Consiglio francese per il Culto Musulmano ha detto di temere “un sentimento di sospetto generalizzato”; mentre la Federazione Protestante di Francia ha lanciato l’allarme che il disegno di legge possa provocare danni collaterali a tutte le religioni; mentre gli unici ad approvare in qualche modo la legge sono gli ebrei, con la voce del rabbino capo di Francia Haim Korsia; la Conferenza Episcopale francese ha piuttosto messo in luce il fatto che il testo dia l’impressione “che i credenti siano cittadini da cui diffidare”, e questo “è il contrario di quello che è stato annunciato a ottobre, ha tuonato il presidente della Conferenza Episcopale Francese.

Le preoccupazioni della Conferenza Episcopale Francese sono soprattutto per le associazioni religiose, quasi 5 mila in Francia, perché – ha detto l’arcivescovo Moulins de Beaufort – “molte delle disposizioni previste renderanno la loro vitat più difficile”, a partire dall’articolo 27 che introduce l'obbligo di ribadire "la dichiarazione di qualità religiosa di un'associazione". "Tuttavia, in un momento in cui i prefetti dovevano dare il loro accordo per ogni donazione ricevuta da un'associazione religiosa, abbiamo avuto brutte esperienze con le prefetture che non erano in grado di elaborare questi file in tempo", osserva Eric de Moulins Beaufort.

L'articolo 6, che prevede un contratto di "impegno repubblicano", è oggetto della stessa diffidenza. Ha notato Moulins de Baeufort: "Esiste già una carta che fissa un certo numero di principi a cui le associazioni dovrebbero partecipare, e a quali associazioni devono aderire, perché dobbiamo ancora aggiungere un contratto? Ciò dimostra la debolezza di questo tipo di dispositivo. Quando avremo esaurito il fascino della carta e del contratto, dovremo ancora inventare un dispositivo dello stesso ordine. E così ancora, ci ritroveremo con un provvedimento che complicherà la vita delle associazioni, che elenca un certo numero di principi a cui non c'è opposizione da parte nostra, ma che dà l'impressione che non appena un'associazione è religiosa , dovrebbe essere osservato più da vicino”.

L’arcivescovo di Reims non ci è andato leggero: “L’unico interesse del contratto è la repressione”. Tanto più che alcuni deputati desiderano aggiungere il principio della laicità nel contratto, e questo potrebbe significare che la Caritas francese, Secours Catholique, non dovrebbe essere cattolico per poter operare.

La Conferenza Episcopale Francese, insomma, "comprende che ci sono fatti che devono essere prevenuti e atti che devono essere puniti", ma ha “la sensazione che per lottatre per un po’ di islamisti, tutti i credenti dovranno farne le spese”, e solo una “legge repressiva può dare questa impressione”.

I senatori hanno chiesto degli scambi interreligiosi prima della presentazione del testo.

"Quando – ha risposto l’arcivescovo - il Presidente della Repubblica ci ha presentato quello che sarebbe stato il discorso di Mureaux, la reazione dei tre funzionari musulmani presenti all'Eliseo è stata quella di dire: ‘Questa legge ci aiuterà a lottare contro i nostri stessi fondamentalisti’. Ma il clima è cambiato dopo l'assassinio di Samuel Paty intorno alla questione dei cartoni animati, che ha dato l'impressione ai cittadini musulmani che questa legge avrebbe permesso di prendere in giro la fede musulmana".

Secondo lui, la difficoltà che sta attraversando la Francia risiede nel fatto che "i musulmani non vivevano, non conoscevano la separazione tra Chiesa e Stato nel 1905, e noi abbiamo difficoltà a portare i nostri cittadini musulmani in quella idea. Penso che sia possibile aiutarli con il tempo. È un lavoro lungo. Ma dobbiamo complicare la nostra esistenza per questo? Questo è quello che devi decidere ".

 

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