La Messa del Papa a Bologna. “Il Signore ci vuole puri di cuore, non puri di fuori”

Papa Francesco a Bologna
Foto: L'Osservatore Romano, ACI Group
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Quali sono i tre alimenti base del cristiano? La parola, il pane e i poveri. Tre alimenti necessari per essere “peccatori pentiti e non peccatori ipocriti”. È questa la riflessione al centro dell’omelia di Papa Francesco nella Messa che celebra allo Stadio Dall’Ara, in pratica il suo saluto alla città al termine di una breve, ma intensissima, visita.

C’è l’icona della Madonna di San Luca sull’altare predisposto allo stadio. È, questa icona, un simbolo della città, un po’ come lo è il Santuario che la ospita, sul monte della Guardia, punto di riferimento per tutti i bolognesi che, una volta che lo vedono, si rendono conto di essere tornati a casa.

L’icona della Madonna col Bambino viene portata una volta l’anno in città nella Basilica di San Petronio per una processione sotto un portico lunghissimo, costruito apposta per la processione, perché si racconta che, a metà del ‘400, durante una primavera molto piovosa che stava rovinando i raccolti, ci si rivolse alla Madonna, e nel momento esatto in cui l’icona entrò in città per essere venerata, smise di piovere.

Papa Francesco centra la sua omelia sulla provocazione del Vangelo di oggi, con la parabola dei figli. Al padre che chiedeva loro di lavorare alla vigna, il primo dice no, ma poi si pente e va, e il secondo dice sì, ma poi non va. “Nel cuore del primo – chiosa il Papa - dopo il no, risuonava ancora l’invito del padre; nel secondo, invece, nonostante il sì, la voce del padre era sepolta”.

Insomma, mentre il ricordo del padre “ridesta il primo figlio dalla pigrizia”, il secondo “ha smentito il dire col fare” perché “diventato impermeabile alla voce di Dio e della coscienza e aveva così abbracciato senza problemi la doppiezza della vita”.

Sono due strade che noi sperimentiamo, perché “peccatori”. Ma – nota il Papa – possiamo “scegliere se esser peccatori in cammino” come il primo figlio, oppure “peccatori seduti, pronti a giustificarsi sempre e solo a parole, secondo quello che conviene”.

È una parabola che Gesù rivolge ai capi religiosi del tempo, che come il secondo figlio “sapevano e spiegavano tutto, in modo formalmente ineccepibile, da veri intellettuali della religione”, ma non avevano “l’umiltà di ascoltare, il coraggio di interrogarsi, la forza di pentirsi”. Con loro Gesù è severissimo, dice che “persino i pubblicani li precedono nel Regno di Dio”, e questo – sottolinea il Papa - è un rimprovero forte, perché i pubblicani erano dei corrotti traditori della patria”.

Il problema di questi capi era quello di non sbagliare “in qualcosa”, ma “nel modo di vivere e pensare davanti a Dio”. Erano “inflessibili custodi delle tradizioni umane”, ma “incapaci di comprendere che la vita secondo Dio è in cammino e chiede l’umiltà di aprirsi, pentirsi e ricominciare”.

Il Papa sostiene che la parabola ci dimostra che “non esiste una vita cristiana fatta a tavolino”, ma che questa è un “cammino umile di una coscienza mai rigida e sempre in rapporto con Dio, che sa pentirsi e affidarsi a Lui nelle sue povertà, senza mai presumere di bastare a sé stessa”.

Solo così – dice il Papa – “si superano le edizioni rivedute e aggiornate di quel male antico, denunciato da Gesù nella parabola: l’ipocrisia, la doppiezza di vita, il clericalismo che si accompagna al legalismo, il distacco dalla gente”.

La parabola però guarda anche ai “rapporti, non sempre facili, tra padri e figli”, specialmente oggi, quando “alla velocità con cui si cambia tra una generazione e l’altra, si avverte più forte il bisogno di autonomia dal passato, talvolta fino alla ribellione”.

Il Papa invita all’incontro tra le generazioni, anche se ci sono ancora conflitti che possono diventare stimolo di un nuovo equilibrio, e questo vale in famiglia, nella Chiesa, e nella società.

È lo spunto, per Papa Francesco, per lasciare tre punti di riferimento.

La Parola, che è “la bussola per camminare umili, per non perdere la strada di Dio e cadere nella mondanità.”

Il Pane eucaristico, perché “dall’Eucaristia tutto comincia” ed è lì che si “incontra la Chiesa”, non “nelle chiacchiere e nelle cronache, ma qui, nel Corpo di Cristo condiviso da gente peccatrice e bisognosa, che però si sente amata e allora desidera amare” (è il messaggio che viene dal Congresso Eucaristico).

E infine, “i poveri”, perché “ancora oggi purtroppo tante persone mancano del necessario”, ma “ci sono anche tanti poveri di affetto, persone sole, e poveri di Dio. In tutti loro troviamo Gesù, perché Gesù nel mondo ha seguito la via della povertà, dell’annientamento, come dice san Paolo nella seconda Lettura: «Gesù svuotò se stesso assumendo una condizione di servo» (Fil 2,7).”

Conclude il Papa: “La Parola, il Pane, i poveri: chiediamo la grazia di non dimenticare mai questi alimenti-base, che sostengono il nostro cammino”.

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