La parrocchia delle Nazioni Unite aspetta il Papa

Vista interna della Chiesa della Holy Family di New York, la parrocchia dell'ONU
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Group
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Paolo VI ci andò il 4 ottobre del 1965, a tenere una preghiera interreligiosa che entrò nella storia: era la prima volta che un Papa andava in una parrocchia fuori dall’Italia. E tutto ricorda quella visita, nella parrocchia della Holy Family a New York, ovvero la parrocchia delle Nazioni Unite. Papa Francesco non passerà a salutarli. Ma sarà virtualmente la parrocchia ad andare a trovare il Papa, rappresentata dai bambini.

Perché, quando il Papa arriverà alle Nazioni Unite, all’ingresso ci sarà una folta rappresentanza di bambini che lì frequentano scuola e catechismo. Canteranno l’Inno alla gioia perché – racconta ad Aci Stampa Rebecca Oas, che ha organizzato la parte musicale dell’evento – “il Papa in una intervista ha detto che è una delle sue canzoni preferite.” E sarà cantata in spagnolo perché è la lingua del Papa.

I bambini sanno da mesi che si esibiranno davanti al Papa. Ma non sapevano dove e quando. “All’inizio pensavamo fosse in mezzo a una folla,” racconta Rebecca Oas. Non immaginavano sarebbe stato in un evento più intimo, proprio di fronte al Papa, quando entrerà nelle Nazioni Unite. La scelta della canzone è stata fatta all’inizio dell’estate, i bambini la provano a casa, e fanno prove anche nella scuola una volta a settimana. Sono ormai pronti per esibirsi davanti al Papa. E sono emozionati.

Quei bambini rappresenteranno lo specchio di una parrocchia che ha molteplici attività. Rebecca Oas racconta che il servizio catechetico è eccellente. Padre Gerald Murray, il parroco che è anche commentatore per EWTN, spiega ad Aci Stampa che “molto personale delle Nazioni Unite viene a Messa tutti i giorni,” e che la presenza di membri delle Nazioni Unite cala solo nel weekend. Non solo, la parrocchia collabora “con la Missione Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.”

Non solo. Lì si tiene ogni anno la giornata di preghiera che inizia l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, cui prendono parte il Segretario generale, il presidente uscente e quello entrante. Una preghiera ecumenica, con rappresentanti delle varie religioni.

Si può dire dunque che “Holy Family” è il cuore spirituale delle Nazioni Unite. E lo sapeva bene Paolo VI, che pure lì volle andare in visita, esprimendo il suo ringraziamento alle organizzazioni cattoliche che collaborano con le Nazioni Unite.

Nell’incontro, Paolo VI aveva ricordato il discorso pronunciato davanti all’Assemblea Generale, sottolineando che “la pace non è solo il lavoro della saggezza politica, non è il risultato portato avanti con patti e trattati. È necessario favorire, incoraggiare, stabilire e assicurare pace continuamente, con organi di pace concreti e specializzati.” E aveva aggiunto che il lavoro della pace non riguardava una particolare fede religiosa.

Così questa chiesa, che ancora mette in bella mostra il calice a lei donato a Paolo VI e che presenta all’ingresso giornali e spiegazioni della visita del Papa – una delle poche chiese a New York – porterà un po’ di questa esperienza di fronte al Santo Padre il prossimo 25 settembre.

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