La peregrinatio di Papa Giovanni XXIII, fede, storia e tradizione

Il corpo di Papa Giovanni nella sua terra
Foto: ecodibergamo.it
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Continua il pellegrinaggio di fedeli a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, per pregare accanto alle spoglie di Papa Giovanni XXIII. Sabato e domenica scorsa giornate intense con migliaia di pellegrini. Finora, dal 27 maggio scorso, 110 mila: solo ieri oltre 30mila. Per loro un “saluto speciale” di Papa Francesco al termine dell’Angelus, nel 55mo anniversario della morte di papa Roncalli: la “peregrinatio in terra bergamasca” delle spoglie di questo Pontefice, “tanto amato dal popolo, possa suscitare in tutti generosi propositi di bene”, ha detto.

E ieri sera celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Milano mons. Mario Delpini con tutti i Vescovi della Lombardia mentre in mattinata celebrazione in diretta Rai.

“Ho la forte percezione di vedere la gente che esce pacificata dall’incontro con il Papa”, ha detto mons. Giulio Dellavite, segretario generale della diocesi di Bergamo: “si respira un clima di festa, tutti si salutano e ringraziano i volontari. È come se davvero uscissero dalla chiesa con la carezza del Papa, e questa è senz’altro la sensazione più bella”. Una peregrinatio diversa. “Un fatto straordinario, raro, quasi unico, un evento nuovo” lo definisce lo storico Agostino Paravicini Bagliani in una intervista al giornalista Emanuele Roncalli e pubblicata ieri dal quotidiano “L’Eco di Bergamo”. Pallavicini non ha dubbi: la “peregrinatio delle reliquie dei santi non è un fatto nuovo, mentre per quanto riguarda i pontefici non si tratta di una consuetudine e qui siamo in presenza anche di un’urna contenente una salma, un corpo”.

Lo storico spiega che le “peregrinatio” per alcuni  sono “pratiche antiche e antiquate. Si tratta di eventi che rinviano a forme di devozione lontane nel tempo, ma a mio avviso non credo che muovere una salma per motivi devozionali sia un fatto, una pratica destinata a scomparire. Come del resto la devozione non scomparirà mai”. E parlando dell’evento di questi giorni a Sotto il Monte, il paese natale di Giovanni XXIII, Pallavicini evidenzia “una forma di devozione almeno per quanto riguarda il papato, perché in fondo sono anche pochi i papi santi dei secoli antichi, più quelli moderni”. La salma di Papa Roncalli “emana virtù. L’aspetto della vicinanza è altrettanto importante, si perpetua una presenza fisica, che conforta, aiuta, protegge”, risponde al giornalista, pronipote del papa Santo.

L’ultima peregrinatio dell’urna di un Papa risale al 2 febbraio del 2001 quando la salma di Pio IX arrivò a Senigallia, suo paese natale, pochi mesi dopo la sua beatificazione avvenuta il 3 settembre del 2000 insieme a quella di Giovanni XXIII. L’altro precedente riguarda Pio X: in quell’occasione fu proprio Roncalli, allora Patriarca di Venezia – siamo nel 1954 – a chiedere al pontefice Pio XII che le “sacre spoglie” di san Pio X potessero passare “attraverso i punti principali della regione veneta”.  Pio XII acconsentì  ma la peregrinatio si tenne nella primavera del 1959 per una serie di timori su una probabile scomposizione del corpo nell’urna.

In queste ore tanti i ricordi e tanti anche coloro che evidenziano il “desiderio” di Papa Roncalli di tornare a Sotto il Monte, che chiamava il “mio caro nido” . Qui ha trascorso le sue vacanze estive fino a qualche mese prima della sua elezione al pontificato. “Alla mia età – disse a mons. Capovilla, allora segretario di Roncalli e futuro cardinale – dopo aver ammirato bellezze incomparabili in Oriente e in Occidente, e vissuto singolari eventi, che ci può essere di più bello della mia piccola Sotto il Monte?”.

Era il desiderio di tornare in questo centro “oggi santuario a cielo aperto” come scrivono Marco Roncalli  e Claudio Dolcino in una recente pubblicazione “Un paese, un santo. Sotto il Monte Giovanni XXIII” (Morcelliana). Un volume che aiuta “scoprire e riscoprire “non slo le sue radici e la sua spiritulità” attingendo a “quella fede che qui ha imparato a respirare e l’ha reso grande – un santo – davanti a Dio e al mondo”.

Un “caro nido” quello di Sotto il Monte che avrebbe voluto visitare anche durante il pontificato: nel 1962 pianificò una visita a Milano, in occasione della festa di San Carlo e con l’occasione visitare Bergamo e Sotto il Monte. All’ora arcivescovo di Milano, il card. Giovanni Battista Montini, come racconta Gianni Carzaniga, obiettò che una sua vita non poteva limitarsi solo a Milano. “e vengo per San Carlo - disse – vogli andare a Bergamo a vedere i lavori del Seminario ed anche a Sotto il Monte”. Svanì tutto per ragioni di salute: il 3 giugno del 1963 infatti morì. Un”desiderio” che si è avverato in questi giorni: le sue spoglie resteranno ancora fino a domenica prossima 10 giugno. Sabato sera il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, presiederà la solenne celebrazione conclusiva.

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