La Regola agostiniana e la koinonìa come dimensione della vita religiosa

Sant'Agostino nel dare vita ad una comunità monastica guardò al modello descritto negli Atti degli Apostoli

Sant'Agostino
Foto: pubblico dominio
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Sant'Agostino, dopo la conversione ad opera delle incessanti preghiere della madre  Santa Monica e la testimonianza cristiana di Sant'Ambrogio,dal porto della città di Ostia lascia l'Italia per tornare nella sua terra.

Il Nord Africa, terra nativa del Grande di Tagaste, era una regione notevolmente fiorente per cultura e impostazione teologica.

La Chiesa di quel tempo e di quella localizzazione geografica fu molto attiva nell'evangelizzazione e nella diffusione del messaggio cristiano.

Il santo, con slancio ed amore per il prossimo, dal nulla fondò una comunità religiosa.

La Regola che scandisce la vita della nascente opera fu scritta, probabilmente, intorno al 391 ed  è un chiaro esempio dell'amore trinitario per l'umanità.

Sant'Agostino nella stesura ha come modello storico la prima comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli. Questa evidenziata nella richiamata fonte ispira l'esistenza voluta ed ideata dal santo per i suoi figli.

Vede ed immagine il senso dell'unità nella vita fraterna nella divisione dei compiti e nel pieno rispetto della povertà e dell'equa distribuzione dei beni.

In ciò è talmente aderente al dettato apostolico che i vestiti e i beni di prima necessità posseduti dai religiosi sono distribuiti secondo le reali  necessità dei soggetti, come è descritto nel testo del Nuovo Testamento.

Nel Primo capitolo della stessa che descrive lo Scopo e fondamento della vita comune si legge: ”Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate una sola anima e un sol cuore protesi verso Dio. Non dite di nulla: E' mio, ma tutto sia comune fra voi. Il superiore distribuisca a ciascuno di voi il vitto e il vestiario; non però a tutti ugualmente, perché non avete tutti la medesima salute, ma ad ognuno secondo le sue necessità. Infatti così leggete negli Atti dagli Apostoli: Essi avevano tutto in comune e si distribuiva a ciascuno secondo le sue necessità. Chi, da secolare, possedeva dei beni, entrato che sia nel monastero, li trasmetta volentieri alla Comunità. Chi poi non ne possedeva, non ricerchi nel monastero ciò che nemmeno fuori poteva avere. Tuttavia si vada incontro ai bisogni della sua insufficienza, anche se, quando egli si trovava fuori, la sua povertà non era neppure in grado di procurargli l'indispensabile. Solo che non si ritenga felice per aver conseguito quel vitto e quelle vesti che fuori non si poteva permettere”.

La Regola, divisa in dodici capitoli, evidenzia una serie di attività compiute dalla comunità come ad esempio la preghiera corale del salterio, la formazione conventuale, lo studio, la divisione delle vesti e tanto altro.

La vita religiosa agostiniana in un primo tempo  si dedicò allo studio ed alla preghiera come ambiti privilegiati del rapporto con Dio. In questa si viveva il rapporto di Dio Padre con il Cristo e con l'umanità.

In un secondo momento ovvero quando Agostino fu scelto dal Popolo di Dio come pastore e successore del vescovo Valerio la stessa dimensione fu trasposta nelle varie  esigenze dei fratelli e nella fedele ed aderente predicazione del Verbo incarnato.

Il santo come un autentico padre fu un innamorato delle necessità delle persone calando, nella realtà del suo tempo, le istanze religiose alle quali aderì il giorno in cui convertì al Cristo, il suo intelletto ma di più la sua esistenza nella notte di Pasqua del 24 aprile del 387 d. C.

Sant'Agostino è presente anche ai nostri giorni con il suo pensiero e con quell'amore al Vangelo che lo fa essere vicino alle contingenti necessità dell'uomo, sempre alla ricerca della bontà e della misericordia di Dio.

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