La Roma di Sant' Ignazio, la messa a Santa Maria Maggiore davanti alla culla di Gesù

Nel pellegrinaggio alla sette chiese le soste dei gesuiti alle basiliche

La reliquia della mangiatoia a Santa Maria Maggiore
Foto: Vaticannews.va
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Oltre a San Paolo memorie speciali ignaziane si possono trovare nella Basilica di San Giovanni in Laterano nei pressi della quale nel giorno della professione del 1541 pranzarono i gesuiti, il pasto lo aveva preparato un quattordicenne: Pietro Ribadeneira.

Passando poi per Santa Croce in Gerusalemme nello stesso giorno arrivarono anche a Santa Maria Maggiore. 

Questi tre pellegrinaggi alle "sette chiese" avvenivano con la ispirazione di San Filippo Neri.

A Santa Maria Maggiore allora le reliquie del presepe erano conservate nella cripta della cappella del Santissimo Sacramento, chiamata cappella Sistina in onore di Sisto V. Qui Ignazio celebrò la prima messa il giorno di Natale del 1538. Lo fece, come dicono le cronache: "con grande sentimento e illuminazione divina".  Era stato ordinato l'anno precedente ma per umiltà aveva atteso a celebrare la prima messa anche perché forse sperava di poterlo fare a Betlemme. Ecco spiegata la scelta del luogo ove per tradizione si conserva la reliquia della Mangiatoia. 

Nel Diario del Santo si trova qualche indicazione utile: durante la Messa provavo grandissime emozioni interiori con molte e intensissime lacrime e singhiozzi; alcune volte non riuscivo più a parlare... Sentivo intensamente e vedevo Nostra Signora molto propizia presso il Padre, tanto che durante le orazioni al Padre, al Figlio e alla consacrazione non potevo non sentirla o vederla, come chi è parte o porta d'accesso della grande grazia che sperimentavo nello spirito. Alla consacrazione mi mostrava che la sua carne era in quella del Figlio... Tenendo il Santissimo tra le mani, sentivo parole e intense mozioni interiori di non lasciarlo mai per tutto il cielo o il mondo o altro, e provavo nuove mozioni, devozioni, gioia spirituale... Incominciai la Messa con molta devozione, calore e lacrime, e a volte non riuscivo più a parlare; nelle orazioni al Padre mi sembrava che Gesù gliele presentasse, o accompagnasse quelle che dicevo io, con un sentire e un vedere che non si può esprimere …Incominciai la Messa con molte lacrime e durante tutta la celebrazione continuavano la devozione e le lacrime. Inoltre ad un certo punto della Messa ebbi la stessa visione della Santissima Trinità come in principio, mentre in me cresceva sempre un amore più grande per la sua divina maestà, e a volte ero sul punto di non riuscire più a parlare". 

Quella cripta fu poi spostata nel luogo dove è ora nel 1586 quando Domenico Fontana costruì la nuova cappella monumentale, dedicata al Santissimo Sacramento.

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