La Santissima Trinità, oceano di pace

Intervista a Padre Luigi Buccarello, Generale dell’Ordine della Santissima Trinità

Padre Buccarello con Papa Francesco
Foto: Padri Trinitari
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Si sente ripetere - spesso - che la Trinità è un mistero. E questo è vero. La fede e il mistero, si sa, sono due termini che rappresentano una sorta di sistema di “rette parallele”, così si potrebbe definire. Ma cercare di entrare in questo mistero risulta comunque alquanto doveroso, sia per poter accrescere il cammino di fede di ognuno, sia per poter comprendere - sempre meglio - la presenza di Dio nella vita quotidiana. All'indomani della festa che la Chiesa dedica alla Santissima Trinità, AciStampa ha intervistato Padre Luigi Buccarello, Generale dell’Ordine Trinitario, istituto religioso fondato nel 1193 dal francese San Giovanni de Matha. 

Padre Buccarello, quale immagine le viene subito in mente pensando la parola “Trinità”?

Prendo spunto dalla Liturgia: in questa, la Trinità, è invocata come “oceano di pace”. E’ un’immagine suggestiva che ci dice allo stesso tempo la grandezza del mistero dell’amore divino ma anche la sua prossimità, vicinanza, il suo essere realmente sorgente e principio di vita nuova. “Oceano”, così dice, e - allora - mi viene in mente, pensando proprio al prossimo tempo estivo, a quanti di noi passeranno le ferie proprio dinanzi al mare. Tutti abbiamo presente, nel nostro immaginario, questa grande distesa d'acqua! Ne sentiamo l'ebbrezza; la contempliamo perché ci dà pace. Ma poi, cercare di trovare un inizio e un principio di tutto questo, risulta alquanto difficile. Eppure è lì, davanti a noi, in tutta la sua maestosa bellezza e millenaria presenza: è la bellezza che Dio ci dona nelle e delle sue tre Persone! Non pura astrazione ma concretezza fatta di amore, così si potrebbe definire, in altro modo, la Trinità che rimane immensa sorgente di pace, di unità e di vera fraternità.

 

E da questo mistero nasce anche l’Ordine religioso della Santissima Trinità. Un ordine dalla storia affascinante: è, infatti, l’unico istituto religioso ad avere nel suo nome le Tre Persone di Dio.  Può spiegarci come i Trinitari vivono questo importante carisma?

La Regola Trinitaria stessa è un tuffo nel mistero della Trinità a partire dalle prime parole: “Nel nome della Santa e individua Trinità”. Tutta la regola è impregnata di questo mistero. San Giovanni de Matha, da maestro di teologia, aveva capito bene che la Santissima Trinità non poteva solo essere oggetto di riflessione teologica, ma anche mistero al quale dobbiamo sintonizzare il nostro modo di vivere e le nostre scelte. La Trinità non è solo principio e fine della nostra vita, ma anche modello a cui ispirare la nostra esistenza. La Regola di San Giovanni de Matha è come un ponte che congiunge il mistero per eccellenza della fede cristiana con la nostra vita. Le nostre costituzioni, sia quelle dei religiosi che quelle delle religiose, parlano di “consacrazione con titolo speciale alla Trinità”. E se guardiamo al nostro laicato, nel cosiddetto “Progetto di vita del laicato trinitario” possiamo leggere che i laici sono “consacrati per peculiare vocazione alla Santissima Trinità”. Cosa significa questo? Non si tratta certo di un privilegio ma di una missione, di un dono e di un compito allo stesso tempo. Benedetto XVI afferma che “l’immensa gioia che ci procurano il pensiero, l’ammirazione e la lode della Santissima Trinità, fonda e sostiene l’impegno concreto di ispirarci a tale modello perfetto di comunione nell’amore per costruire le nostre relazioni umane di ogni giorno. La Trinità è veramente comunione perfetta! Come cambierebbe il mondo se nelle famiglie, nelle parrocchie e in ogni altra comunità i rapporti fossero vissuti seguendo sempre l’esempio delle tre Persone divine, in cui ognuna vive non solo con l’altra, ma per l’altra e nell’altra!”. La nostra formazione permanente e la formazione iniziale dei nostri religiosi e laici cerca, da tempo, di essere sempre più modellata su questo mistero affinché non sia solo un “titolo” ma anche un programma ed uno stile di vita. 

 

 

Anno 1193, la fondazione dell’Ordine della Santissima Trinità. Secoli di storia - che hanno visto protagoniste tante guerre - sono trascorsi da quella fatidica data. Il nostro oggi ci presenta l’emergenza della guerra in Ucraina.  Come state vivendo questo momento, e - soprattutto - come state mettendo in gioco il vostro carisma per poter portare il vostro contributo alla pace?

La pace, come stile e come missione, è una caratteristica fondamentale del nostro carisma e della nostra famiglia religiosa, che sin dalle origini, scegliendo il linguaggio e i gesti della non violenza in un tempo di conflitti e di riarmo, è stata forza di pace. E la pace è dono di Dio che va invocato ogni giorno con la preghiera; ma la pace è anche impegno quotidiano, ha bisogno di essere custodita e promossa mediante gesti concreti di solidarietà e soprattutto attraverso uno stile di vita fatto di accoglienza, generosa dedizione agli altri, senso di responsabilità. Anche l’impegno per i cristiani perseguitati e per far crescere la cultura del rispetto della libertà religiosa è la strada che il Signore continua ad indicarci per essere operatori di pace. La pace e la libertà camminano insieme. La guerra porta solo distruzione e morte, genera odio e risentimento, distrugge non solo le case, i luoghi di cura e le chiese. Ad esempio, nella guerra in Ucraina sono state distrutte oltre sessanta chiese e si tratta di un dato provvisorio. La guerra distrugge anche la vita, la dignità ed il futuro di milioni di persone. Noi, Trinitari, non possiamo non essere presenti ed operativi dove la dignità umana viene oltraggiata, per essere umili e coraggiosi artigiani di pace. 

 

Un’ultima domanda, un po’ personale. Qual è la sua emozione nell’essere il custode di tanta eredità, nell’essere il successore di Giovanna de Matha?

Lui è il faro della nostra Famiglia Trinitaria. Noi Trinitari non siamo altro che piccole barche che vogliono seguire la sua luce, in un oceano sterminato spesso attraversato da grandi tempeste, come è il nostro mondo contemporaneo, tanto per ritornare alla metafora dell’inizio del nostro dialogo. Nel mio servizio cerco solo che questa barca, nonostante le tempeste, mantenga la giusta direzione, sappia accogliere e fare spazio ai naufraghi della storia e avanzi verso la meta che è la Santissima Trinità. 

 

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