La stazione quaresimale di San Pietro in Vincoli, e la storia di un'imperatrice

Il reliquiario con le catene di San Pietro
Foto: commons.wikimedia
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Oggi i turisti visitano la chiesa di San Pietro in Vincoli soprattutto per vedere il monumento funeraro di Giulio II, scolpito da Michelangelo. Giulio II era stato cardinale titolare della chiesa, come prima di lui anche Sisto IV. Quando Pompeo Ugonio pubblica la sua guida delle chiese delle stazioni quaresimali nel 1588, il monumento era ancora abbastanza nuovo. Ugonio scrive:

“In questa chiesa è una bellissima memoria di Giulio Secondo, quale fu fatta per sua sepoltura di candido marmo, per mano del famoso Michel Angelo Buonaroti, dove oltre il bel disegno, & le altre figure & ornamenti che vi sono, vi è una gran statua di Moisè che non cede alle opere antiche.”

Ma Ugonio ci tiene a precisare che l’importanza della chiesa sta soprattutto nelle catene in cui, secondo la tradizione, è stato incatenato San Pietro.

Ugonio sottolinea che “la principale, & più senza alcun paragone degna memoria di tutte, che habbia la chiesa di San Pietro in Vincoli, sono quell’istessi sacri Vincoli onde ella ha preso il nome. Di questi si son visti molti miracoli.”

Ugonio racconta che i sacri Vincoli “& sanarono infermi, & discacciaciorno Demonij.” Aggiunge che i Papi antichi a volte mandava la limatura delle catene “come raro dono” “à i Re, & Principi, & altre persone grandi, benemerite della Santa Chiesa.”

Fu l’imperatrice Eudossia a trovare le catene di San Pietro a Gerusalemme e a inviarle a Roma, a questa basilica, ricostruita nel V secolo e dedicata a Pietro e Paolo da Papa Sisto III. Racconta Ugonio:

“Essendo Eudoxia andata in Gierusalemme ricevè da Christiani di quei paesi varij doni. Et tra gl’altri gli furono presentate due catene di ferro adornate d’oro, & di gioije, le quali dicevano esser quelle, che ligarono S. Pietro Apostolo, per commandamento di Herode.”

“Eudoxia presele riverentemente”, continua Ugonio, “di loro una ne portò lei stessa Costantinopoli, l’altra mandò a Roma alla figliuola, che fu la terza Eudoxia, la quale ricevuto il pretioso dono, con grane allegrezza lo presentò subito al Pontefice Romano, che era S. Leone I”.

E lì succede un miracolo.

Papa Leone Magno “mostrò a lei un’altra catena, con la quale in Roma sotto Nerone il medesimo Apostolo era stato incatenato. Avvenne per divino miracolo che le due catene s’intrecciarono, & strinsero talmente insieme, che non più due parevano, ma una sola lavorata dal medesimo maestro.”

 

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