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La testimonianza di Josef Mayr-Nusser: fedeltà e coraggio

Josef Nusser |  | pd Josef Nusser | | pd

Riconosciuto martire da papa Francesco, Josef Mayr-Nusser sarà proclamato beato sabato 18 marzo nel Duomo di Bolzano, in quanto sviluppò una grande attenzione verso i più poveri sin dalla prima giovinezza, diventando membro delle Conferenze di San Vincenzo. Accrebbe la sua formazione leggendo in autonomia grandi autori spirituali e aderì all’Azione Cattolica proprio mentre l’associazione era apertamente osteggiata dal regime fascista. Di fronte alla questione delle ‘opzioni’ dell’Alto Adige, invitò i suoi conterranei a rimanere e aderì al movimento di resistenza intitolato all’eroe Andreas Hofer.

Arruolato a forza nell’esercito nazista, sopportò l’indottrinamento e le esercitazioni militari, finché, la mattina del 4 ottobre 1944, non dichiarò apertamente che non intendeva giurare fedeltà a Hitler, per non sostituire il culto dovuto solo a Dio con quello della personalità del capo politico tedesco. Avrebbe dovuto essere trasferito al campo di Dachau, ma morì lungo il tragitto, il 24 febbraio 1945, a causa della dissenteria e della febbre. Il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Ivo Muser, commentando l’annuncio della beatificazione, ha detto: “Josef Mayr-Nusser ha molto da dire a noi e al nostro tempo. Non è solo una persona che ha rifiutato di prestare giuramento ad Adolf Hitler, ma è uno che ha curato e vissuto l’identità cristiana. Ritengo che questa figura coraggiosa e scomoda, che ci ricorda un capitolo buio e per molti sofferto della nostra storia sia soprattutto un testimone attendibile e coerente che segue la propria coscienza; una coscienza che si rifà al Vangelo e alla dottrina della Chiesa… Egli è un uomo che agisce partendo dalla convinzione biblica che bisogna obbedire più a Dio che agli uomini”.

A ripercorrere la storia di questo altoatesino che fu presidente dei giovani della locale Azione Cattolica e impegnato nel volontariato vincenziano e a riproporne l’attualità della testimonianza è il libro ‘Fedeltà e coraggio’, scritto da Paolo Bill Valente, direttore della Caritas diocesana di Bolzano-Bressanone: “Quella di Josef è una testimonianza di tragica attualità, in un mondo in cui emergono nuovi Führer o aspiranti tali, in cui ricompaiono muri e confini, in cui la verità è sommersa da una colata di bugie”.

Perchè Mayr-Nusser sarà proclamato beato?

Josef Mayr-Nusser fin da molto giovane fu uno che cercava il senso delle cose. Cercava una stella da seguire. Non a caso avrebbe voluto studiare astronomia. Cercava luci nella notte. Orfano di padre, frequentò le scuole commerciali e divenne un contabile. Una persona come tante. In ufficio conobbe Hildegard, la donna che divenne sua moglie e che lo accompagnò nella sua testimonianza. Quando nel settembre del 1944 fu arruolato forzosamente nelle SS, partì per Konitz, nell’allora Prussia occidentale. Il giorno prima del giuramento, durante le prove generali, si alzò e dichiarò che lui non avrebbe mai potuto giurare a Hitler ‘fedeltà e coraggio’. Fu arrestato, processato, condannato. Morì di stenti sul treno che lo portava a Dachau. Papa Francesco lo ha riconosciuto come martire (testimone), perciò sarà proclamato beato. Ma bisogna dire che il suo ‘no’ fu un ‘sì’ alla vita. Un passo maturato come dirigente dei giovani di Azione Cattolica e come membro attivo della San Vincenzo, ambiti in cui aveva imparato a mettersi al servizio dei più giovani e dei più poveri.

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Per quale motivo Mayr-Nusser non ha giurato ‘fedeltà e coraggio’?

Scrive Josef in una delle sue lettere alla moglie Hildegard: ‘Due mondi si stanno scontrando. I miei superiori hanno mostrato fin troppo chiaramente di rifiutare e odiare quanto per noi cattolici vi è di sacro e intangibile’. I giovani dell’Azione Cattolica nel corso degli anni Trenta hanno lavorato alla formazione della loro coscienza. Hanno studiato seriamente, per confutarne le conclusioni, gli scritti che stanno alla base dell’ideologia nazista, come il Mein Kampf di Hitler. Josef conosce le intenzioni del Führer, la sua visione razzista e totalitaria. Molti, dopo la caduta dei regimi nazifascisti, si sono giustificati dicendo: non sapevamo. La vita di Mayr-Nusser dimostra che chi vuole davvero essere al corrente, ieri come oggi, è in grado di farlo. Spesso siamo noi stessi responsabili della nostra non conoscenza, soprattutto di fronte a regimi che si ergono sull’ignoranza e sulla propaganda.

In quale maniera ha testimoniato l’identità cristiana davanti al potere?

La scelta di Josef si fonda sulla fede cristiana e sulla coscienza di uomo libero. Dalle sue convinzioni deriva un atto che ha anche una valenza politica. Interrogato dal sergente sul perché del rifiuto del giuramento, egli dice: per le mie convinzioni religiose e politiche. E’ la ‘politica’ intesa come servizio per il bene comune, traduzione concreta del Bene e dei valori evangelici. Josef di fronte al sergente maggiore che lo interroga è come Gesù davanti a Pilato. Un testimone della verità minacciata da un potere che rinnega la verità. Josef aveva denunciato pubblicamente, nel 1936, il culto del capo, caratteristico dei regimi totalitari. ‘Osserviamo oggi’, aveva detto, ‘con quanto entusiasmo, anzi, spesso con quale cieca passione e dedizione incondizionata le masse si consegnano ai leader. Ci tocca oggi assistere a un culto del leader che rasenta l’idolatria’. Il cristiano non crede in un ‘capo qualsiasi’: crede nel bene, nella giustizia, nella verità, nell’amore. Per questo, e non per un ‘capo’, è disposto a dare la vita, con fedeltà e coraggio.

La sua figura cosa può dire al cristiano oggi?

Molto. Una cosa tra tutte: la chiamata a essere testimoni. Non di un’identità fasulla e strumentale, ma del bene, della giustizia, della verità, dell’amore. Scriveva Josef nel 1938: ‘Intorno a noi c’è il buio. Il buio della miscredenza, dell’indifferenza, del disprezzo, forse della persecuzione. In questa situazione dobbiamo dare testimonianza e vincere questo buio con la luce di Cristo’. ‘Non la spada, né la violenza, né denaro…’, ‘il Signore ci ha chiesto qualcosa di assai modesto e al tempo stesso di molto più importante: dare testimonianza’. Essere testimoni di chi e di che cosa? Ecco una bella domanda per il cristiano di oggi.

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