La tomba di San Cirillo a Roma e l'affresco con il fratello Metodio

Lo studio del Wilpert nel 1906 che "legge" l'affresco del Giudizio particolare e trova Metodio meno simpatico di Cirillo

Il Giudizio Particolare a San Clemente secondo una ricostruzione
Foto: www.basilicasanclemente.com
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Secondo la cosidetta Leggenda italica, redatta in latino dal vescovo di Velletri Gauderico, sulla vita di San Clemente, le cui reliquie furono portate in Italia da Cirillo e Metodio, San Cirillo fu sepolto in sarcofago di marmo e deposto in un monumento preparato nella basilica del Beato Clementis a”d dexteram altaris ipsius” a destra del suo altare. 

Inizia così il culto dell’apostolo degli slavi a Roma, legato poi anche quello del fratello Metodio. 

Cirillo morì il 14 febbraio dell’ 869 a Roma. Il suo nome era Costantino, ma da monaco scelse quello slavo di Cirillo.  La basilica di San Clemente, il Papa le cui reliquie i due santi slavi avevano riportato a Roma, ha una storia complessa, e altrettanto complessa è la vicenda della individuazione della tomba di Cirillo. La chiesa sorge sui resti di un mitreo ed ha diverse fasi, e della tomba di Cirillo ci sono testimonianze in ogni epoca. 

Ai tempi di Pio IX  Giovanni Battista de Rossi propose di riconoscere il sepolcro primitivo di Cirillo in un sepolcro costruito di grossi blocchi di marmo e di mattoni che si trova nella navata sinistra della chiesa inferiore.

Come spiega Giuseppe Wilpert in un articolo del 1906, “per mettere d'accordo questa congettura col testo della Leggenda, bisogna, nel voler determinare il sito del sepolcro, voltare le spalle all'altare; la determinazione non è poi vera, quando si sceglie per punto di vista l'entrata della basilica e si guarda l'altare. Il Maestro aveva quindi ragione di dar poco peso alla sua congettura. Altri invece la presero per cosa certa ο quasi certa; ed oggi quel sepolcro si fa passare senza nessuna riserva per il sepolcro di San Cirillo”. 

A destra o a sinistra che fosse, sul tema sono stati scritti poi molto studi, il Wilpert, che era professore di iconografia nel neo nato Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, scriveva: “ Questo m'ha indotto di cercare altrove il sepolcro primitivo di San Cirillo e ad ascrivere la Leggenda, almeno nella forma attuale, al secolo XII, dopo costruita cioè la basilica attuale dai cardinali Anastasio, morto fra gli anni 1126 e 1127, e Pietro Pisano, il quale la condusse a termine nel 1128”.

Wilpert studia iscrizione e pittura di quello che chiamiamo oggi “Giudizio particolare”  che si trova nella chiesa paleocristiana sotto la attuale nei dettegli, valuta le copie, i testi relativi e c’è da ricordare che l’affresco è molto danneggiato.

C’è una sorta di giudizio finale del defunto (Cirillo) la cui santità si comprende dall’atteggiamento delle altre figure, come l'arcangelo Gabriele, che “s'è messo dalla parte del defunto e familiarmente colla destra lo stringe a sé, come per proteggerlo”. O anche “Sant'Andrea col rotolo nella sinistra, attende alla sentenza, che il Giudice sta proferendo”.

E vediamo la descrizione del santo slavo sempre secondo Wilpert: “La testa, benché un po' cancellata, è molto espressiva ed ha tutta l'aria di offrirci un vero ritratto: la fronte alta e larga, lo sguardo malinconico, il viso lungo e macilento, la barba ed i capelli grigi indicano un uomo in età matura, un uomo ascetico, pensieroso ed intelligente. La tonsura, la stola  e la pianeta lo caratterizzano prete, fors'anche vescovo , e la barba, filosofo e monaco”.

Insomma un greco. Conclude Wilpert: “Credo di poter ormai concludere che la pittura e l'iscrizione ornavano un tempo il sepolcro primitivo di San Cirillo, secondo la testimonianza della Leggenda italica sepolto " in locello marmoreo „, ossia in un sarcofago di marmo. Difatti fin dove arrivava il sarcofago, all'altezza di 0, 85 m., il muro, perché da esso coperto, fu lasciato senza stucco ; soltanto al di sopra del sarcofago viene l'iscrizione colla pittura”. 

Ma poi scopre anche che c’è la immagine del fratello Metodio nella pittura. “Nella spiegazione della pittura - scrive Wilpert- ho a bella posta trascurato il personaggio anonimo a sinistra, a cui né Sant'Andrea né l'arcangelo Michele, i suoi vicini, non prestano alcuna attenzione. Facendo riscontro a Cirillo, dev'essere Metodio. Quando, nell'anno 869, morì il fratello, egli da pochi mesi era stato ordinato prete, secondo il rito romano, s'intende. Perciò lo vediamo colla tonsura e senza barba. Il suo viso lungo e ascetico offre qualche somiglianza col fratello, è però meno simpatico. Fu per l'artista cosa non facile, di introdurre un personaggio ancora vivente in una scena che si svolge davanti il Giudice divino. Valendosi dell'antichissimo principio, di riunire in un solo quadro figure ed azioni separate fra loro di tempo e di luogo , egli dipinse Metodio non come un componente direttamente attivo della scena del giudizio, ma come uno che soltanto indirettamente vi prende parte, venendo cioè al fratello defunto in aiuto col suffragio della preghiera, e sopra tutto del sacrifizio eucaristico, di cui offre il calice sulle mani rispettosamente velate con una mappa bianca, e in attitudine di supplice”. 

Cirillo, greco di origine, morì monaco romano e volle che la sua iscrizione funebre fosse latina, ed egli stesso la dettò. Cirillo “si mise sotto la tutela di due santi prediletti, ( Clemente e Andrea) fra i quali un Papa romano. Di più: egli confessa di essere peccatore e si raccomanda alle preghiere dei fedeli; anzi tutta la seconda parte dell'iscrizione è una preghiera. Il fratello superstite è il primo a secondare il pio desiderio: mentre i Santi Clemente ed Andrea intercedono presso il divin Giudice, egli offre il sacrifizio della messa in suffragio dell'anima del fratello defunto.

Non si potrebbe davvero desiderare un esempio più luminoso di umiltà in un eroe della fede, quale fu Cirillo. Se egli aveva fra i Romani anche dopo morto, degli avversari, questi col tempo scomparvero, e alla fine tutti erano convinti che il grande apostolo degli Slavi era un santo” conclude monsignor Wilpert. 

Alla fine del secolo XI, Wilpert ricorda che “si abbandonò la basilica primitiva di San Clemente, le reliquie di Cirillo furono col sarcofago trasportate nella chiesa di sopra, e deposte sotto l'altare di una cappella a destra di chi entra per la porta grande. Di questo secondo seppellimento deve intendersi il passo della Leggenda italica, la quale parlando dei funerali pomposi fatti al Santo dai Romani. La nuova cappella è costruita precisamente al disopra del sepolcro primitivo: il che dimostra, quanto si sia tenuto a conservarne la memoria, conforme alle tradizioni antiche della Chiesa romana”.

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