La Vergine del Pilerio, l’icona di Maria che fermò la peste in Calabria

Una icona Galaktotrophousa venerata dal 1576 di cui oggi si celebra la festa

La icona della Vergine del Pilerio
Foto: pd
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Fede, culto, religione, e tradizioni popolari: tutto in una sola icona. Tutto in pochi centimetri quadrati che respirano della bellezza di Maria: è l’immagine della Vergine del Pilerio. Un culto antico, quello della Vergine del Pilerio. Una storia che visto il momento storico della pandemia che stiamo vivendo non può che suscitare inevitabili parallelismi.

Prima di inoltrarci, però, nella storia di questa icona mariana, è opportuno precisarne la sua natura artistica, seppur in brevi cenni. L’immagine appartiene all’iconografia della cosiddetta “Galaktotrophousa”, “Madonna che allatta”. Infatti, l’icona ritrae la Madonna nell’atto di offrire il proprio seno al Bambino Gesù per allattarlo. Esprimono tenerezza, quelle mani del piccolo Gesù che - vestito con una tunica trasparente, stretta in cinta da una fascia rossa - afferrano con dolcezza il seno della Vergine. Le mani di Maria, invece, sono avvolte in un manto purpureo.  Dietro le due figure, spicca il color oro, tipico delle icone. Ai lati dell’aureola della Madonna, ci sono le sigle “sacramentali” “MR” “DNI”, dipinte in bianco e a caratteri gotici. 

Ma entriamo, ora, nella storia di questa preziosa icona. Siamo nel 1576, a Cosenza. Una tremenda epidemia colpisce la città. Numerose, le vittime. I cittadini sono ormai stanchi delle condizioni tragiche in cui verte la città calabrese. L’epidemia non vuole frenare il suo decorso. In questo scenario così apocalittico, “prende la scena” la famosa icona che - all’epoca dei fatti - era appesa a un pilastro (da qui il nome “pilerio”) del duomo. Avviene qualcosa di insolito, di straordinario: sul suo viso compare un bubbone di peste. La notizia si diffonde rapidamente per tutta la cittadina. La Fede entra nella Storia. Entra così nelle vite dei cittadini che cominciano a pensare a dare un’unica, inequivocabile interpretazione dell’accaduto:  è la Vergine a “prendersi carico” della peste della città.

A confermare tale interpretazione, i mesi successivi all’evento prodigioso: comincia miracolosamente la regressione della malattia nell’intera città di Cosenza. Da questo momento in poi, cominciarono numerosi pellegrinaggi, tanto da indurre - nel 1603 - l’Arcivescovo Giovan Battista Costanzo a dare una nuova collocazione all’icona di Maria. Monsignor Costanzo la volle sull’altare maggiore. Solo nel 1607 fu dedicata a tale immagine una cappella apposita, dove si trova tutt’ora. Nello stesso anno fu incoronata come “Regina e patrona della città”. 

In questa affascinante storia, dobbiamo fare un salto temporale che ci trasporta nel 1783. Sono passati ben duecentosette anni da quel segno prodigioso. La storia dell’icona si inserisce nuovamente nella Storia (quella con la “s” maiuscola) e il filo conduttore è sempre la fede, il culto, la venerazione da parte dei cosentini per la “Vergine del Pilerio”. 

Cosenza è vittima, infatti, di un terribile terremoto. Ancora una volta, vittime e feriti: questo, il desolante paesaggio che si incontra nella città. Fu in quest’occasione che si constatò un altro visibile segno: i fedeli notarono sul viso della Vergine delle screpolature che successivamente scomparvero - seppur non del tutto - una volta cessato il terremoto. La fama dell’immagine ormai era stata segnata da questi due eventi: il primo, la peste del 1576; il secondo, il terremoto del 1783. Ma altri avvenimenti si intrecceranno con la storia dell’icona: ad esempio, il terribile bombardamento del 12 aprile e del 28 agosto 1943 e un altro terremoto, avvenuto il 20 febbraio 1980.

La festa della Madonna del Pilerio si celebra il giorno 12 Febbraio di ogni anno, in ricordo del terremoto che, in quella data, colpì la Calabria nell'anno 1854.

La “Vergine del Pilerio” fu incoronata ben tre volte: la prima, quella del 1607; la seconda, il 12 giugno 1836, per mano dell’Arcivescovo Lorenzo Puntillo e, infine, quella del 1922, da parte di Monsignor Trussoni, l’allora arcivescovo di Cosenza. Storica, la visita di san Giovanni Paolo II che - il 6 marzo 1989 - la riconobbe ufficialmente Patrona dell’Arcidiocesi di Cosenza.

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