Il Battista testimone di Gesù, II Domenica del Tempo ordinario

Il Battista e Gesù
Foto: Centro Aletti
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Domenica scorsa abbiamo celebrato la festa del Battesimo del Signore e abbiamo cercato di evidenziare come in questa festa sia riassunta tutta l’opera di salvezza realizzata da Cristo.

Oggi la Chiesa ci porta a confrontarci con l’identità e la missione di Gesù. Cristo viene indicato alle folle da Giovanni il Battista come l’Agnello di Dio,…colui che toglie il peccato del mondo. Si tratta di parole che sono entrate anche nella Santa Messa. Il sacerdote prima della comunione presenta il pane eucaristico e dice: Ecco l’Agnello di Dio, Si tratta, dunque, di un’espressione estremamente importante, che è necessario capire.

Gli ebrei, quando celebravano la pasqua, mangiavano un agnello al quale non doveva essere rotto alcun osso. Ebbene, quando san Giovanni nel suo Vangelo ci racconta la morte di Gesù in croce, precisa che i soldati “non gli spezzarono le gambe”. Se l’Evangelista si preoccupa di tramandare questo particolare, significa che esso ha un significato di grande valore. E in effetti è così. Era abituale spezzare le gambe a tutti coloro che venivano crocifissi. Solo per Gesù viene fatta un’eccezione, che viene motivata dalla precisazione di san Giovanni: Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: non gli sarà spezzato alcun osso.

Presentare Gesù come Agnello di Dio significa ricordare che Cristo è il vero Agnello che con libertà, docilità e mansuetudine offre la sua vita per togliere il peccato dal mondo. Il peccato è perdita di senso della vita e conduce alla morte. Gesù, poiché prende su di sé la totalità del peccato, libera la creazione dal potere della morte e riporta l’uomo alla comunione con Dio, fonte di gioia, di pace e sorgente di consolazione.

E’ interessante osservare che nel testo evangelico di oggi appaiono due figure tratte dal mondo animale: l’agnello di Dio e la colomba che scende dal cielo. Entrambe richiamano i valori della non-violenza e della dolcezza che, come ben sappiamo, corrispondono bene all’identità di Gesù e al suo rapporto con Dio e con il mondo. Gesù, in altre parole, può essere facilmente ignorato e trascurato dall’umanità, così come può accadere ad un agnello o a una colomba. Egli, infatti, si presenta agli uomini mite ed indifeso, svestito di qualsiasi potere e ricchezza umani, certo e forte solo dell’amore del Padre, che saprà liberarlo dalle mani dei nemici.

Da ultimo, il brano si conclude con le parole del Battista che costituiscono una vera professione di fede: E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio. In quanto Figlio di Dio, Gesù è prima del Battista. Storicamente viene dopo, ma è molto più grande in dignità, perché è Dio e vive dall’eternità. E in quanto tale può liberare il mondo dal peccato, perché solo Dio ci salva dal male.

Questa possibilità di essere sanati dal peccato e dalle sue ferite e tragedie, oggi, raggiunge la nostra vita attraverso il sacramento della Riconciliazione o Confessione. Si tratta di un sacramento che ci aiuta a guardare il futuro con gioia e speranza. Infatti, ogni volta che ci accostiamo ad esso il Signore ci ripete le parole che disse a Lazzaro uscito morto dal sepolcro: Scioglietelo e lasciatelo andare. Il sacramento della Riconciliazione spezza tutti i legami con cui il diavolo tenta di tenerci al suo servizio e ci indirizza solleciti e determinati verso Cristo per godere della libertà che Egli ci ha conquistato con la sua morte e resurrezione.

 

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