L'ambiente e la sua tutela già al centro dei Sinodi per l'America e per l'Oceania

Fu un tema assai discusso nelle Assemblee speciali del 1997 e del 1998

Giovanni Paolo II
Foto: ORP
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“La Chiesa in America desidera condurre gli uomini e le donne del Continente all'incontro con Cristo, punto di partenza per un'autentica conversione e per una rinnovata comunione e solidarietà. Tale incontro contribuirà efficacemente a rinsaldare la fede di molti cattolici, favorendone la maturazione in fede convinta, viva ed operante”. Era l’auspicio principale espresso da Giovanni Paolo II nella esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in America, pubblicata al termine della Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per le Americhe, svoltasi in Vaticano nel 1997.

“Perché la ricerca di Cristo presente nella sua Chiesa non si riduca a qualcosa di meramente astratto - avvertiva il Papa - è necessario mostrare i luoghi ed i momenti concreti nei quali, all'interno della Chiesa, è possibile incontrarlo”, in particolare nella liturgia, nella Scrittura e nella Eucaristia.

In definitiva secondo Giovanni Paolo II “il dono più grande che l'America ha ricevuto dal Signore è la fede, che ne ha forgiato l'identità cristiana. Sono già più di cinquecento anni che il nome di Cristo è stato annunciato nel Continente. Frutto dell'evangelizzazione che ha accompagnato i movimenti migratori dall'Europa è la fisionomia religiosa americana, segnata dai valori morali che, anche se non sempre vissuti coerentemente e in alcune occasioni messi in discussione, possono considerarsi in un certo modo patrimonio di tutti gli abitanti dell'America, anche di coloro che esplicitamente non vi si riconoscono”.

Sul tema ecologico Giovanni Paolo II - già 20 anni fa - scriveva: “Anche in questo settore, oggi tanto attuale, l'intervento dei credenti è quanto mai importante. E necessaria la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà con le istanze legislative e di governo per conseguire una protezione efficace dell'ambiente, considerato come dono di Dio. Quanti abusi e danni ecologici anche in molte regioni americane! Basti pensare all'incontrollata emissione di gas nocivi o al drammatico fenomeno degli incendi forestali, provocati talvolta intenzionalmente da persone mosse da interessi egoistici. Tali devastazioni possono condurre ad una reale desertificazione in non poche zone dell'America con le inevitabili conseguenze di fame e di miseria. Il problema si pone, con speciale intensità, nella foresta amazzonica, immenso territorio che interessa varie nazioni. E uno degli spazi naturali più apprezzati nel mondo per la sua diversità biologica, che lo rende vitale per l'equilibrio ambientale di tutto il pianeta”.

Il tema ambientale trovò spazio anche durante il Sinodo per l’Oceania, celebrato da Giovanni Paolo II nel 1998. “L'Oceania è una parte del mondo di grande bellezza naturale, ed è riuscita a conservare aree che rimangono inviolate. Poiché la creazione - osservava il Papa nella esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Oceania - fu affidata alla gestione dell'uomo, il mondo naturale non è semplicemente una risorsa da essere sfruttata, ma anche una realtà da essere rispettata ed anche venerata quale dono a lui affidato da Dio. E compito degli esseri umani curare, preservare e coltivare i tesori della creazione. Tuttavia, la bellezza naturale dell'Oceania non è sfuggita ai danni dello sfruttamento umano. I Padri del Sinodo hanno esortato i governi e i popoli dell'Oceania a proteggere questo ambiente prezioso per le generazioni presenti e future. E loro speciale responsabilità assumersi, a nome dell'intera umanità, la gestione dell'Oceano Pacifico, che contiene oltre la metà delle risorse idriche della terra. Le risorse naturali dell'Oceania devono essere protette contro politiche dannose di alcune nazioni industrializzate e di società multinazionali sempre più potenti, che possono portare alla deforestazione, alla spoliazione della terra, all'inquinamento dei fiumi mediante attività minerarie, la pesca oltre misura di specie redditizie, o la contaminazione dei fondali marini con scorie industriali o nucleari. Lo scarico di rifiuti nucleari nell'area costituisce un ulteriore pericolo per la salute della popolazione indigena”.

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