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L'apostola delle carceri Giulia Barolo avrà una nuova immagine a Torino

Tre giorni per conoscere la storia di una nobildonna che ha ispirato le opere sociali che ancora oggi si compiono a suo nome

La nuova statua di Giulia Barolo |  | Opera Barolo
La nuova statua di Giulia Barolo | Opera Barolo
La nuova statua di Giulia Barolo |  | Opera Barolo
La nuova statua di Giulia Barolo | Opera Barolo

La chiamavano l'apostola delle carceri, Giulia Colbert marchesa di Barolo, oggi è venerabile e a sua nome l' Opera Barolo si impegna nel sostengo in situazioni di necessità, con l’obiettivo nello stesso tempo di superare il bisogno immediato, per dotare le persone di strumenti che ne valorizzino la dignità. L’intuizione centrale, modernissima, dei Marchesi di Barolo è stata creare un legame tra assistenza, educazione e cultura. Dal 17 al 19 gennaio, con iniziative culturali, spettacoli e visite guidate tra Palazzo Barolo e il Distretto sociale Barolo si celebra la nuova scultura posizionata sulla facciata della storica residenza, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane a Torino.

Giulia di Barolo (1786-1864) fu instancabile nel suo servizio alle detenute e, insieme al marito Carlo Tancredi, fondò il Distretto Sociale Barolo, come primo luogo di accoglienza per le donne uscite dal carcere, e tante altre realtà di servizio sociale ed educativo, che l’Opera Barolo ha tutt’oggi il compito mantenere vive. Venerabili dal 2015 lei e dal 2018 lui, per Giulia e Carlo Tancredi è in atto il processo di beatificazione.

La Famiglia Abbona, proprietaria a Barolo delle Cantine che un tempo erano dei Marchesi e che – fedele a una tradizione nata con i Marchesi Giulia e Carlo Tancredi, che coniuga attività imprenditoriale a promozione della cultura e impegno nel campo del sociale – ha sostenuto economicamente il progetto del monumento a Giulia di Barolo.
“Quando si orienta lo sguardo verso la straordinaria figura di Giulia e quella del marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo emergono tanti tasselli, tra questi – osserva il curatore artistico di Palazzo Barolo, Enrico Zanellati – la storia del vino Barolo, oggi celebre in tutto il mondo, nato proprio nelle Antiche Cantine che ancora oggi custodiscono e producono lo stesso prezioso patrimonio enologico.  

È proprio da questi celebri luoghi che arriva la principale linfa per la realizzazione del monumento. Da quasi un secolo la Famiglia Abbona è proprietaria, a Barolo, delle Storiche Cantine un tempo appartenute ai Marchesi.

Con la collocazione della nuova scultura prende il via un lungo week-end con iniziative culturali, spettacoli musicali, visite guidate a Palazzo Barolo, la seicentesca dimora nobiliare torinese dei marchesi con le sue opere d’arte e sale dove soggiornarono personaggi celebri del Risorgimento italiano, come Silvio Pellico, e che oggi ospita anche il MUSLI, Museo della Scuola e Pop-App Museum.

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La scultura realizzata da Gabriele Garbolino Rù con la curatela artistica di Enrico Zanellati, è in bronzo e raffigura due donne, Giulia di Barolo e una carcerata che lei tiene tra le braccia. L’autore dell’opera, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino – ha potuto studiare i ritratti custoditi a Palazzo Barolo, lasciandosi inoltre guidare dalle “Memorie sulle carceri” scritte in prima persona dalla marchesa e realizzando una reinterpretazione contemporanea della sua figura, in dialogo con la maestosa facciata del Palazzo che sostiene la scultura.
L’Opera Barolo è stata fondata per disposizione testamentaria di Giulia Colbert Falletti di Barolo (1786-1864), come strumento operativo per continuare l’azione di carità, di impegno sociale politico e culturale iniziata con suo marito, Carlo Tancredi di Barolo (1782-1838).

I Marchesi Giulia e Carlo Tancredi resero disponibili le loro risorse economiche e impegnarono la propria posizione sociale per migliorare le condizioni di vita dei più poveri di Torino, e svilupparono cultura con i più importanti pensatori dell’epoca.

Giulia di Barolo, attraverso il suo testamento, in piena armonia con il lascito del marito, fondò l’Opera Barolo perché fosse l’erede universale di questo patrimonio, assumendosene la responsabilità perpetua. Attualmente l’Opera Barolo è presieduta dall’Arcivescovo di Torino, il Cardinale Roberto Repole.

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