"Laudato Si," come si è arrivati al testo finale

Copie della "Laudato Si" nella Hall dell'Aula Paolo VI, Città del Vaticano, 18 giugno 2015
Foto: Bohumil Petrik / ACI Group
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È stata - come accade per tutte le encicliche di una certa portata - una stesura lunga, piena di marce indietro e camminate in avanti, con innumerevoli rifiniture prima della pubblicazione. Ma alla fine, l’enciclica “Laudato Si” ha raggiunto l’obiettivo di non essere meramente una enciclica sull’ecologia, ma di utilizzare la scusa dell’ecologia per parlare di Dottrina Sociale. È il metodo di Papa Francesco, quello di scrivere una enciclica come se fosse una lettera pastorale.

Proprio perché c'è questo peculiare stile, le precisazioni sono d'obbligo, perché in fondo l'enciclica è un testo magisteriale. Quando l’enciclica è stata consegnata in tipografia, lo scorso 10 giugno, la versione era considerata definitiva. Poi – racconta una fonte interna – per tre volte mons. Paolo Braida, il ‘ghostwriter’ di Papa Francesco, ha fatto fare delle lievi modifiche, sistemare delle note.

Ma il percorso di scrittura e sistemazione dell’enciclica era incominciato già molto prima, alcuni dicono addirittura in un collegio di scrittori sul modello di quello della Civiltà Cattolica, composto da gesuiti di cui Papa Francesco si fida. Una delle aggiunte più sostanziali al primissimo testo rimandato dal Papa riguarda il punto 155.

La prima versione del paragrafo recitava: “L’ecologia umana implica anche qualcosa di molto profondo: la necessaria relazione della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella sua propria natura, relazione indispensabile per poter creare un ambiente più dignitoso. Affermava Benedetto XVI che esiste una «ecologia dell’uomo» perché «anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere». In questa linea, bisogna riconoscere che il nostro corpo ci pone in una relazione diretta con l’ambiente e con gli altri esseri viventi. L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune; invece una logica di dominio sul proprio corpo si trasforma in una logica a volte sottile di dominio sul creato. Imparare ad accogliere il proprio corpo, ad averne cura e a rispettare i suoi significati è essenziale per una vera ecologia umana.”

Il punto è stato poi arricchito con questo paragrafo, che cita una catechesi di Papa Francesco del 15 aprile 2015. “Anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé. In tal modo è possibile accettare con gioia il dono specifico dell’altro o dell’altra, opera di Dio creatore, e arricchirsi reciprocamente. Pertanto, non è sano un atteggiamento che pretenda di «cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa».”

Ne viene fuori un testo molto più articolato, che prende così tutti gli aspetti della critica dell’ideologia del gender. Di certo, non è casuale che Papa Francesco abbia così tanto battuto sulla colonizzazione ideologica del concetto di famiglia e sull’ideologia del gender in questi ultimi tempi.

L’enciclica si snoda poi su due concetti chiave: quello di ecologia integrale e quello di conversione ecologica. Sono concetti che c’erano sin dalla prima stesura, quella presentata ad agosto dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, alla vigilia del viaggio di Papa Francesco in Corea del Sud. Lo rivelò lo stesso Papa Francesco, di ritorno da quel viaggio, aggiungendo che la bozza era molto tecnica e un terzo più lunga dell’Evangelii Gaudium, andava risistemata. La verità è che l’impianto è rimasto molto simili, sono rimaste le note tecniche, e anche la lunghezza è pressoché la stessa.

Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace era il vescovo Mario Toso, ora a Faenza-Modigliana. In una intervista ad ACI Stampa il 18 giugno, ha sottolineato che “più che partecipare alla stesura” ha potuto “vedere il materiale relativo alla prima stesura,” e poi sottolinea: “I concetti di ecologia integrale e conversione ecologica necessitano di una precisazione perché possono suonare come espressioni equivoche.”

Per quanto riguarda il concetto di “conversione ecologica,” questo sta a significare – spiega il vescovo Toso – “per cambio di atteggiamento nei confronti dell’ambiente. Un cambio che è dettato dalla conversione della persona umana nei confronti di Dio che implica una serie di mutamenti nelle relazioni con gli altri e con il creato. Dunque per spiegare questa espressione bisogna saper premettere che questa è preceduta da una conversione a Dio, prima che essere una conversione a delle relazioni con il creato.”

L’espressione ecologia integrale è invece “comandata dal fatto che si è di fronte ad una questione ecologica integrale, che non riguarda solo aspetti di carattere ambientale, ma riguarda anche aspetti di carattere antropologico, etico, pedagogico… è una questione pluridimensionale, e per questo era necessario che a fronte di una questione ecologica integrale era giusto parlare di ecologia integrale, che sarebbe poi la soluzione.”

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