L’azione della Caritas dopo il terremoto: a colloquio con Mario Bettucci

Terremoto
Foto: Caritas
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In un incontro con gli operatori diocesani delle Marche e i rappresentanti del Nucleo operativo emergenze della Caritas, svoltosi a Macerata, nel mese scorso, don Francesco Soddu, direttore nazionale della Caritas, aveva confermato il sostegno della Chiesa italiana: “Dagli operatori abbiamo avuto la conferma della loro passione, della loro dedizione e delle loro preoccupazioni, ma
anche il desiderio di manifestare sempre la presenza della Chiesa in situazioni drammatiche come quelle rappresentate dal terremoto. La preoccupazione di non essere all’altezza pervade l’animo di tutti, la nostra presenza qui è dunque per ribadire la vicinanza di tutta la rete Caritas delle 220 Diocesi italiane”.

Infatti, in questo periodo sono stati attivati i gemellaggi di tutte le Caritas diocesane con la diocesi di Rieti, le sei diocesi delle Marche colpite dal sisma (Ascoli Piceno, Camerino-San Severino Marche, Fabriano-Matelica, Fermo, Macerata-Tolentino- Recanati-Cingoli- Treia, San Benedetto del Tronto-Ripatransone- Montalto), la diocesi di Spoleto-Norcia, le diocesi de L’Aquila e Teramo-Atri, che dopo le ultime scosse e le nevicate hanno visto un’ulteriore aggravamento della situazione. A fianco di un monitoraggio dei bisogni a carattere sociale ed economico e di interventi mirati per favorire la ripresa delle attività produttive, sono state costituite piccole strutture a Scai, Sant’Angelo (frazioni di Amatrice) e Grisciano (Frazione di Accumoli), mentre nella diocesi di Ascoli Piceno si è avviata la realizzazione di un centro comunitario ad Arquata del Tronto.

Per capire meglio il contributo offerto dalla Chiesa italiana abbiamo chiesto a Mario Bettucci, coocordinatore della Caritas regionale insieme alla moglie Marina, di spiegarci in quale situazione la Caritas si trova ad agire: “La Delegazione Caritas Marche, commissione pastorale della Conferenza Episcopale Marchigiana, sin dalle prime ore successive alle scosse del 24 agosto scorso ha attivato una serie di contatti tra i referenti per le emergenze, il delegato regionale e il direttore Caritas di Ascoli Piceno. Già dai primi giorni due operatori Caritas hanno affiancato il direttore di Ascoli Piceno, don Alessio Cavezzi, ed il vescovo della diocesi, mons. Giovanni D’Ercole, nella loro vicinanza alle comunità colpite anche con molte vittime. Gli ulteriori eventi sismici di fine ottobre, che ha interessato una superficie molto estesa, interessando, oltre Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, molte comunità del Fermano, quasi tutta la diocesi di Camerino-San Severino, la nostra diocesi e quella di Fabriano (per le Marche), e dopo la continua presenza degli operatori regionali e di volontari di altre diocesi delle Marche, i direttori Caritas hanno ritenuto opportuno predisporre un progetto di vicinanza alle comunità colpite, a servizio dei Vescovi e dei parroci, sacerdoti e parrocchie”.

Quale è l’impegno della Caritas nelle zone terremotate marchigiane?

“E' stato costituito il Nucleo Operativo Emergenza sisma (N.O.E.) con la presenza stabile di operatori e direttori di alcune Caritas marchigiane. Tutto in costante contatto con Caritas Italiana che ha assicurato la presenza in diversi momenti. Nel frattempo sono stati attivati i gemellaggi tra le varie Chiese d’Italia, attraverso le Regioni Ecclesiastiche, e hanno assicurato e sono presenti operatori dall’Emilia Romagna, Liguria, Piemonte e Calabria. L’opera di vicinanza, attivatasi ancora in emergenza, si svolge affiancando le diocesi nel comprendere la situazione attuale delle comunità e delle famiglie, quelle sfollate interne e quelle sfollate verso la costa e in altre sistemazioni. Diversi operatori sono impegnati ad affiancare le parrocchie delle città costiere per il sostegno alle famiglie presenti nelle strutture ricettive. Attraverso gli ‘Animatori di Comunità’ del Progetto Policoro sono state avviate le mappature delle varie realtà coinvolte: attività pastorali, socio-pastorali e socio-economiche”.

Quali sono le priorità per la Caritas?

“La situazione è diversa da zona a zona e molto variabile a causa dei rientri delle famiglie nelle proprie abitazioni agibili o nelle strutture prefabbricate provvisorie. Di sicuro una priorità è data dal mantenere la vicinanza alle persone lì dove sono, e si concretizza nello stare dove sono le famiglie. Parallelamente c’è l’esigenza di mantenere, dove possibile, la presenza della comunità ecclesiale frantumata con gli sfollamenti ma anche fisicamente per l'inagibilità delle Chiese e dei luoghi di aggregazione e di comunità. Su quest’ultimo fronte si stanno predisponendo strutture prefabbricate, Centri di Comunità, che possano assolvere i bisogni pastorali, liturgici e catechistici, e quelli socio- aggregativi”.

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