Le camerette romane di San Giovanni Bosco, luogo di miracoli

Un viaggio nella storia del santo di cui il 31 gennaio si celebra la festa

Le Camerette di San Giovanni Bosco
Foto: AT
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Roma, Basilica del Sacro Cuore di Gesù, a pochi passi dalla stazione Termini. La basilica del Sacro Cuore è il centro dell’attività salesiana, crocevia di storie, esperienze, biografie che si sono unite alla grande storia di Don Bosco.

Il sacerdote piemontese e il suo immancabile sorriso rivolto ai giovani: tutti abbiamo nel nostro immaginario questa fotografia che, da tempo immemore,  vive e rivive nei cuori di ogni devoto del santo torinese.

Pochi sanno, invece, che proprio vicino alla basilica c’è un segreto nascosto. Una perla di storia e di fede che Aci Stampa vuole far conoscere ai propri lettori: sarà un viaggio alla scoperta delle “stanze di Don Bosco”, situate tra via Magenta e via Vicenza, due vie romane vicine alla stazione ferroviaria della capitale. Questa piccola dimora composta di due sole stanze fu l’alloggio di Don Bosco per il suo ultimo viaggio a Roma. Don Bosco, infatti, soggiornò a Roma dal 30 aprile al 18 maggio 1887, per poi ritornare nella sua Torino.  

Al suo arrivo, vi era grande trepidazione da parte dei ragazzi che abitavano presso il grande comprensorio nato vicino alla basilica. Tutti lo attendevano. Vi è, infatti, un’iscrizione che attesta tale avvenimento: “Attraversata questa porta in questo luogo s.Giovanni Bosco il 30 aprile 1887 nell’ultimo viaggio a roma per la consacrazione della basilica del sacro cuore  fu accolto con grande gioia da salesiani e giovani”. 

La porta, a cui fa riferimento la targa, si apre su via Magenta, una via laterale alla basilica, assai vicina all’antica collocazione della stazione Termini. Don Bosco - all’epoca - già era ammalato e anziano. I salesiani avevano a cuore la salute del proprio fondatore e così pensarono di farlo entrare da questa strada, la più prossima alla stazione capitolina.  

Una volta entrati nell’abitazione, sembra davvero che Don Bosco non sia mai andato via: è  ancora lì presente. L’abitazione è estremamente povera e austera. Al santo sacerdote bastarono solo due camerette. Una per dormire e celebrare messa, l’altra invece fungeva da studiolo, per ricevere i tanti visitatori che desideravano vederlo e parlargli. Da quelle stanze, Don Bosco, non si allontanò quasi mai. La sua salute non lo permetteva. Scese in basilica solo in tre occasioni: per l’inaugurazione dell’organo; per la solenne consacrazione della basilica (avvenuta il 14 maggio 1887 per mano del cardinale vicario Parocchi) e, infine, per l’unica sua messa “romana”, all’altare di Maria Ausiliatrice (16 maggio 1887).  

In queste due camerette sono presenti pochi mobili, i necessari. Appoggiati alla parete, troviamo: l’armadio-altare dove il Santo celebrava; il divano dello studiolo; l’inginocchiatoio e la spalliera del letto dove riposava il santo. E fu proprio in queste camerette che avvennero due miracoli del santo. 

Il primo vede coinvolta una giovane coppia che - venuta a conoscenza della santità del sacerdote - andò da don Bosco per chiedere una grazia. Le “Memorie biografiche” il libro che raccoglie le testimonianze, i racconti, legati alla vita di don Bosco ci indicano la data: 12 maggio.                          

La ragazza da diversi anni aveva una paralisi a un braccio. Chiesero a lui il miracolo della guarigione. E’ interessante comprendere dalle parole della biografia come fu la scena: 

Don Bosco rispose che se la intendessero con il Sacro Cuore, facendo una elemosina per la sua chiesa.

-Marito mio, chiese la donna, quanto abbiamo ancora di denaro?

- Un biglietto da cinquecento lire, rispose. Basterà questa somma, signor Don Bosco?  

- Io non mercanteggio la elemosina, disse il Santo, ma ricordo che facciano un’offerta proporzionata alle loro forze. 

Il signore allora depose sul tavolo una carta da cinquecento. Don Bosco, fatta breve preghiera, benedisse l’inferma, che si sentì immediatamente guarita, mosse il braccio in tutti i sensi e non capiva più in sé dalla gioia!”. 

L’altro miracolo avvenuto tra queste pareti vede coinvolto un giovane studente del “Seminario Pio” di Roma. Il giovane era stato condotto dal santo qualche giorno prima della venuta della giovane coppia. Il seminarista era affetto da sordità. Don Bosco, allora, si raccolse in preghiera davanti ai giovani. Così faceva ogni volta che qualcuno gli presentava una propria intenzione. Dopo aver fatto ciò, benedisse il giovane e gli sussurrò qualche parola all’orecchio. Il miracolo non avvenne subito, però. Solo dopo essere usciti dal portone della casa del santo, i giovani seminaristi ascoltarono dal ragazzo le giaculatorie che poco prima don Bosco gli aveva sussurrato. 

Dal 1969, le due camerette sono state inglobate in un unico grande ambiente. Ora, infatti, il luogo è adibito a una piccola cappellina dove ogni sera viene celebrata  messa dai salesiani.

Ancora oggi, a don Bosco, chiediamo le grazie. E don Bosco le ascolta, da quelle due camerette.               E non solo.

 

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