Le celebrazioni si possono fare in sicurezza e con fedeli. Lo dice l’OMS

C’è un protocollo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che definisce quando le celebrazioni religiose possono essere tenute in sicurezza sanitaria. Ignorato da molti

Fedeli pregano con mascherina in chiesa
Foto: LN
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Un protocollo per definire quando le celebrazioni religiose sono in sicurezza sanitaria. Lo ha stabilito l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo aver stabilito un tavolo che includeva organizzazioni cattoliche, in generale cristiane, musulmane, buddhiste, animiste. Ne è venuto fuori un paper esplicativo di sei pagine, un diagramma che definisce le caratteristiche che rendono le celebrazioni sicure, e un ringraziamento finale alla ventina di organizzazioni che hanno preso parte alla stesura delle linee guida.

In particolare, la Chiesa Cattolica era rappresentata dal Focal Point sulla Salute e l’HIV di Caritas Internationalis a Ginevra e dalla CAFOD, organizzazione da cui proviene don Augusto Zampini, nuovo segretario aggiunto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che è alla guida della task force vaticana per contrastare gli effetti del coronavirus.

I protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità vengono da una esperienza precedente: quella del contrasto al virus Ebola in Africa. Lì, le norme sanitarie sono difficili da far rispettare, ed è praticamente impossibile impedire le funzioni religiose. Le organizzazioni religiose si erano dunque riunite per trovare un modo sicuro di far svolgere alcune celebrazioni, e quella esperienza è stata trasposta sul documento sul COVID 19.

Un documento che riconosce subito come “i leader, le organizzazioni e le comunità religiose” possono svolgere “un ruolo fondamentale nel salvare le vite e ridurre il contagio”, condividendo passi “chiari e certificati per prevenire il COVID 19” e dunque aiutando ad evitare il contagio.

Il documento dell’OMS ha lo scopo di “assicurare che ogni decisione di riunire persone per ragioni di culto, educazione e incontri sociali sia basato su una concreta valutazione dei rischi e in linea con le linee guida della autorità nazionali e locali”.

Al fine di garantire riunioni religiose sicuri, il documento dell’OMS sottolinea che “le autorità sanitarie locali e nazioni sono la prima fonte di informazioni” sul COVID 19, e quindi “quelli che organizzano un assembramento devono rispettare le linee guida portate avanti da autorità nazionali e locali”.

Si sottolinea che gli incontri devono essere cancellati se non possono essere seguite alcune linee guida principali e si chiede un contatto minimo tra i partecipanti.

Le raccomandazioni sono quelle che già conosciamo: mantenere almeno un metro di distanza; cercare di fare incontri all’aperto, o in un luogo al chiuso con una ventilazione adeguata; regolare gli eccessi e il flusso di persone che entrano, partecipano e partono dagli spazi di culto per assicurare un distanziamento sicuro in ogni momento; gli incontri con poche persone sono meglio di quelli affollati, e dunque è necessario considerare più servizi religiosi con pochi partecipanti; il numero dei pellegrini nei siti di pellegrinaggio deve essere gestito per rispettare la distanza fisica di sicurezza; identificare un luogo in cui le persone possano essere isolate se presentano qualche sintomo; prevenire che le persone che partecipano al rito si tocchino.

Quindi tutta una serie di raccomandazioni pratiche, da come salutarsi a distanza a come venerare le icone senza toccarle o baciarle (come in molte tradizioni religiose succede), e poi fornire alcool o dispositivi per lavarsi, mettere segni per far rispettare la distanza.

Si tratta di un formulario, molto pragmatico, che presenta tutti questi requisiti e che permette ad un pastore di qualunque rito di comprendere se sta o non sta celebrando in sicurezza.

Ovviamente, si invita a usare il più possibile la tecnologia per mantenere contatto con i fedeli, e si definiscono anche le pratiche di sepoltura più sicure. Si prevede anche di permettere ai famigliari di vedere il corpo del caro defunto, mantenendo distanza di sicurezza.

Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità si rivolge ai leader religiosi anche per rafforzare la salute mentale e la resilienza delle persone in quarantena, tenere le comunità connesse, aiutare le persone a superare le crisi dopo notizie preoccupanti, e anche a rispondere a situazioni di violenza domestica,

Alle organizzazioni religiose è anche affidato il ruolo di educare le persone, in particolare alle pratiche di igiene necessarie per limitare le possibilità del contagio, ma soprattutto di educare a non porre lo stigma sulle persone contagiate. In più, si riconosce che i leader religiosi “hanno un particolare ruolo importante da giocare nel mostrare attenzione e inclusione alle popolazioni più vulnerabili”, incluse “minoranze, migranti, rifugiati, sfollati, indigeni, prigioni, persone disabili e altri gruppi emarginati, creando ambienti di supporto”.

“A causa della loro influenza – conclude il documento dell’OMS – i leader religiosi possono essere potenti risorse per agenzie e organizzazioni che comunicano con il pubblico riguardo il COVID 19. I leader dovrebbero diventare informati sull’organizzazione presentando informazioni credibili nelle loro comunità di incontrarsi”.

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