Le madri dei grandi santi, un modello per tutte le mamme cristiane

Da Santa Monica a Emilia Kaczorowska la mamma di Giovanni Paolo II

Karol Wojtyła in braccio alla mamma Emilia
Foto: pd
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I detti popolari, si sa, non sbagliano mai: “la mamma è sempre la mamma” o “di mamma ce n'è una sola”, o ancora “chi dice mamma non s’inganna”.

In fondo, Dio stesso, per incarnarsi ha pensato proprio a una mamma, anzi la Mamma per eccellenza, la Vergine Maria. Nella storia del Cristianesimo, fin dal suo principio, la figura della madre ha avuto - dunque -  un ruolo fondamentale. E lo sapevano bene  quei santi che hanno avuto, non a caso nelle madri, esempi importanti di fede: le mamme hanno rappresentato, una sorta di “ponte” tra un “prima e un dopo” nella vita delle sante aureole; molto spesso, sono state loro a essere le prime figure a trasmettere la fede ai propri figli e ad accompagnarli, con cure amorevoli, nella strada spirituale intrapresa. 

Santa Monica è uno degli esempi più famosi. Ha ventidue anni quando nasce il primogenito Agostino, il futuro santo vescovo d’Ippona. Le vicende della sua vita sono così strettamente legate a quelle del figlio che i due nomi si fondono e si confondono in uno dei più importanti binomi del Cristianesimo: è impossibile pensare a Monica senza Agostino, e viceversa. Quando il giovane intraprendente si trasferisce a Cartagine per gli studi di retorica, si concede con sfrenata libertà ai piaceri della vita, convivendo il letto nuziale con un’ancella cartaginese; un figlio scapestrato, così si definirebbe oggi. Monica, allora, cercherà di riportarlo sulla buona strada; dovere di ogni buona madre; ma nulla da fare. Gli proibisce, addirittura, di ritornare nella sua casa. Ma anche in questo caso, la decisione non sortisce l’effetto desiderato: Agostino, pur amando profondamente sua madre, di cambiare vita non se la sente proprio e così, terminati con successo gli studi a Cartagine, decide di spostarsi con tutta la sua famiglia (creata nella città greca) a Roma, capitale dell’impero. Monica, caparbia, decide di seguirlo, ma il figlio le sfugge: con uno stratagemma Agostino lascia la madre a terra, nella città greca.  Fu così che Monica passò, l’intera notte, in lacrime sulla tomba di San Cipriano; ma, nel 385, s’imbarca anche lei e lo raggiunge in Italia, a Milano, dove nel frattempo Agostino, disgustato dall’agire contraddittorio dei manichei di Roma, si era trasferito per ricoprire la cattedra di retorica. Milano è la città decisiva di tutta la storia: Agostino frequenta la scuola di Sant’Ambrogio, il Vescovo di Milano, e Monica - finalmente - comincia a intravedere un po’ di luce nella vita del figlio. E così sarà. Il vescovo di Tagaste le aveva predetto: “È impossibile che un figlio di tante lagrime vada perduto”. Le lacrime, le preghiere di Monica, infatti, raggiungeranno alla fine della storia Dio: Agostino si battezzerà nel 387; diventerà Vescovo d’Ippona per poi - secoli dopo - essere proclamato santo Dottore della Chiesa. 

 

Ma prima di Santa Monica, un’altro nome non può essere dimenticato: è quello di Flavia Giulia Elena, imperatrice Augusta dell'Impero romano, moglie di Costanzo Cloro e madre dell’imperatore Costantino: per tutti, Flavia Giulia Elena diventerà - semplicemente - la Sant’Elena che tanto ha influenzato la biografia del figlio. Sarà lei - secondo tradizione -  a ritrovare in Palestina le reliquie della Santa Croce e a portarle a Roma. Il figlio Costantino, invece, è stato colui che maggiormente ha contribuito alla diffusione del Cristianesimo: divenuto imperatore, farà terminare ogni forma di persecuzione nei confronti dei cristiani e, nel 313, promulgherà un editto - il famoso Editto di            Milano - col quale stabilirà che a nessuno può essere negata la possibilità di aderire ai riti cristiani o di qualsiasi altra religione.

 

Facciamo un salto d’epoca che ci porta nel 1200 italiano. Ci troviamo ad Assisi, nell’attuale Piazza della Chiesa Nuova: qui sorgeva la casa natale di San Francesco. In questo piazzale vi sono due statue: rappresentano Pietro di Bernardone e Pica de Bourlemont, i genitori del Santo Poverello. Francesco, così lo chiamavano, nonostante fosse stato battezzato con il nome Giovanni, in onore di Giovanni il Battista. Francesco, un nomen inusuale nell’Assisi dell’epoca;  ma proprio in quel nome            -  voluto dal padre Bernardone - è possibile trovare il legame profondo tra madre e figlio: Francesco, come i “franchi”, in onore della Francia delle origini materne; in onore di quel paese dalla grande cultura, sempre pronto a ricevere nuovi impulsi dall’estero. Donna Pica, è figlia della Francia a tutti gli effetti; lei, amante della letteratura e di quell’idioma francese così dolce, non poteva che trasmettere a Francesco l’eleganza e la semplicità che contraddistingueranno, per sempre, il santo francescano. Di lei abbiamo solo  qualche fuggevole cenno nella biografia del Santo, redatta da Tommaso da Celano: dalle parole del biografo riusciamo a comprendere che Donna Pica ebbe un amore speciale per Francesco, rispetto al secondogenito, Angelo. Fu proprio donna Pica ad adoperarsi - con indicibile tenerezza - a rendere meno aspre le punizioni inflitte dal padre a Francesco prima che egli abbandonasse la casa paterna. Tommaso da Celano, inoltre, la presenta come una donna ispirata da Dio e che profetizza addirittura la santità del figlio. 

 

E sempre il Medioevo ci dona anche un altro esempio, questa volta dal volto femminile. Stiamo parlando della grande Santa Brigida di Svezia che viene a Roma nel 1349. La seguirà sua figlia Caterina, la futura Santa Caterina di Svezia. Abiteranno, fra preghiere e opere di carità, in Piazza Farnese. Qui si trova ancora oggi il palazzo dove avevano preso dimora: due stanze attigue, metafora della loro vicinanza spirituale. 

 

Anche il Novecento mostra esempi in cui le madri rivestono un ruolo cardine nelle vite delle aureole dorate dei figli. Maria Giuseppa Di Nunzio Forgione. Se il suo nome potrebbe sembrare alquanto anonimo, il popolo dei devoti di Padre Pio lo ricorda bene: Maria Forgione, la madre del futuro santo cappuccino. Nata il 28 marzo 1859 nella città di Pietrelcina, in provincia di Benevento, ebbe una vita modesta e silenziosa, ma ricca di fede e di forza di volontà; un'esistenza difficile tra la famiglia da accudire ed il duro lavoro nei campi; chiesa, casa e campagna, sempre vissute in umiltà e silenzio. Una vita da terziaria francescana che sicuramente avrà influito sulla vita del figlio Francesco, questo il nome del santo prima di vestire il saio francescano. Altra donna, importante, è Emilia Kaczorowska, madre di un piccolo bambino di nome Karol. Il ginecologo di fiducia di Emilia le aveva detto: non c'è possibilità di avere un bambino vivo e in buona salute. Un giorno, grazie alla tenacia e alla fiducia in Dio della donna,  quel bambino che non doveva nascere, sarebbe diventato Giovanni Paolo II. 

 

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