Le monache carmelitane tornano a Tolentino a sei anni dal terremoto

La posa della prima pietra della nuova struttura ad alta sostenibilità ambientale nella sede del vecchio monastero

La comunità delle Carmelitane di Tolentino
Foto: www.carmelitaniscalzi.com
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A metà dicembre, nella tensostruttura del complesso monumentale della basilica di San Nicola a Tolentino, la cerimonia di ‘posa del primo tronco’ del monastero delle Carmelitane Scalze di Tolentino, che sorgerà sul sedime del vecchio monastero ed irrimediabilmente compromesso dal sisma del 30 ottobre 2016; quindi demolito.

Alla cerimonia hanno partecipato il vescovo della diocesi di Macerata, mons. Nazareno Marconi, il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma 2016, Giovanni Lignini, il sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi, l’arcivescovo di Urbino, mons. Giovanni Tani, la madre superiora del convento, suor Maria Chiara, Kurt Schopfer e Vanni Bottaro, in rappresentanza della ditta ‘Wolf Haus’, che costruirà la nuova struttura conventuale, il sindaco di Cascia, Mario De Carolis, città che in questi anni ha ospitato le 17 suore di clausura dell’Ordine delle Carmelitane Scalze. 

Al termine della cerimonia religiosa la  madre superiora ha chiuso in una capsula una pergamena firmata dal vescovo della diocesi e dal commissario straordinario, insieme ad alcune reliquie dei santi. La stessa capsula è stata inserita in un ceppo di legno che funge da base per la statua della Madonna. 

 Il montaggio della struttura prefabbricata Wolf Haus di 2.200 metri quadrati calpestabili inizia a gennaio 2022 e terminerà a fine luglio con la consegna di un edificio dall'elevata efficienza energetica (Classe A4) e basse spese di gestione, alimentata da 30 pannelli fotovoltaici. 

Al termine della cerimonia abbiamo chiesto a mons. Marconi di spiegarci il significato della posa della prima pietra simbolica (a causa della forte pioggia) per la comunità tolentinate: “E’ più che simbolica perché il lavoro che è stato fatto per portare fino a questo punto la realizzazione non è stato inutile. Le persone si scoraggiano perché pensano che organizzare l’aspetto progettuale e burocratico sia complicatissimo. 

Ma per fare bene occorre progettare bene! Per avere i risultati sul lungo periodo occorre che tutti gli elementi di una costruzione siano attentamente pensati. Non vogliamo fare costruzioni che al prossimo terremoto abbiano problemi. Lavorando con metodo si ottengono buoni risultati. Da questo punto di vista il monastero sarà sicuramente significativo. Abbiamo voglia di rivedere in mezzo a noi le suore”.

Alla priora suor Maria Chiara abbiamo chiesto di illustrare il punto in cui si trova la ricostruzione: “Il cantiere è già aperto da settembre. Abbiamo già gettato la base necessaria per la struttura in legno. Infatti il nostro monastero sarà completamente una struttura in legno, che assicura un altissimo grado di antisismicità. Dopo cinque anni di ‘esilio’ non potevamo tornare in una struttura non sicura. Eppoi c’è la questione del risparmio energetico e la struttura è stata pensata nella prospettiva del rispetto dell’ambiente”.

Da Cascia a Tolentino: cosa vuol dire per la comunità locale?

“E’ stato possibile ritornare in città perché i tolentinati ci hanno sollecitato molto con il loro sostegno. Il cammino è stato difficile. Non siamo state subito a Cascia: il 30 ottobre 2016 siamo state accolte dalle nostre sorelle a Fano, dove siamo state per nove mesi. Nel luglio 2017 siamo state accolte a Cascia dalle agostiniane, che hanno messo a disposizione una struttura per  noi… con la nostalgia della lontananza dalla città. Però ce l’abbiamo fatta”.

Come avete trovato i fondi per la ricostruzione?

“Oltre al contributo pubblico per la ricostruzione delle abitazioni private del post sisma, eseguite secondo le procedure per l’edilizia privata, abbiamo ricevuto tante donazioni dai cittadini. Noi viviamo grazie alla Provvidenza e chi crede nella nostra vita di preghiera ci sostiene, perché vuole che ritorniamo alla nostra vita di preghiera, che in questi anni è stata un po’ stravolta, in città. Ci siamo dovuti adattare alle situazioni”.

Infine Vanni Bottaro, direttore della ‘Wolf Haus Italia’ ha illustrato questo progetto innovativo: “La struttura portante è un prefabbricato completamente in legno con un sistema innovativo, che però è usato da circa 50 anni nel nord Europa. Negli ultimi anni anche in Italia sta prendendo piede. In particolare è usato per l’alto grado di antisismicità, per cui è stato molto utilizzato dopo il terremoto de L’Aquila. Nelle Marche abbiamo ricostruito la scuola di Arquata del Tronto in 120 giorni, perché con la tecnica della prefabbricazione si riesce a rispettare i tempi della realizzazione. 

Il legno è utilizzato da secoli per la sua capacità di isolamento termico ed acustico, per cui è una combinazione importante tra sicurezza antisismica e comfort termico-acustico. L’edificio si sviluppa due livelli, utilizzando il sistema a ‘telaio’, cioè è una struttura che si riesce a implementare molto come prefabbricazione. Per sfruttare il risparmio energetico il convento sfrutterà le energie rinnovabili attraverso un impianto fotovoltaico, garantendo consumi veramente bassi. Oggi occorre pensare anche ai costi di gestione. 

Queste strutture consentono bassissimi costi di costruzione: con 30 kw di fotovoltaico si può ottenere la quasi autosufficienza energetica. Il costo del progetto si aggira intorno ad € 3.500.000, di cui metà con il contributo pubblico. Abbiamo lavorato per ottimizzare le varie soluzioni progettuali per stare in questa cifra”.

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