Le rose e i pani di Santa Elisabetta d'Ungheria

Oggi la Chiesa celebra Santa Elisabetta d'Ungheria, la principessa della carità

Oggi la Chiesa celebra Santa Elisabetta d'Ungheria, la principessa della carità
Foto: ACI Stampa
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A volte la vita muta aspetto e sembianza sotto i nostri occhi ed in questi casi non bisogna troppo pensare al da fare ma abbandonarsi, fiduciosi, nelle mani di Colui che “tutto può e tutto muta” proprio per il nostro bene.

La storia di cui la nostra protagonista vide il suo svolgersi inizia nel lontano 1207 e termina nel 1231. Elisabetta, una ragazza di nobile e bellissimo aspetto, figlia del re di Ungheria, intorno ai quattordici anni viene promessa in sposa al principe Ludovico detto “il Santo” re di Turingia. I due coronano il loro matrimonio ed Elisabetta va a vivere alla corte del marito. Dalle cronache del tempo a noi giunte si legge che la regina era solita condurre la vita di corte ma sempre molto legata alla sua fede ed al suo desiderio di poter aiutare il prossimo. Mai il Cristo abbandonò il suo cuore che a Lui anelava. Dalla loro unione nacquero tre figli. 

Ma presto qualcosa, sconvolse la vita dei  giovani sposi. Infatti nel 1221 il re Ludovico morì ad Otranto in attesa di imbarcarsi per la Terra Santa lasciando una moglie e tre figli.

Quali i destini della famiglia?

Elisabetta poteva risposarsi per poter dare il calore necessario di una famiglia ai suoi tre bambini oppure rimanere a condurre una vita di corte fatta di feste e banchetti o ritornare nella sua terra di origine e condurre una vita principesca. Ma nulla di tutto ciò. Quando Dio parla ed il cuore ascolta la vita cambia aspetto. La giovane vedova si iscrisse al terz'ordine francescano e costruì a sue spese un ospedale a Marburgo dando vita ad un'opera assistenziale senza sosta: lavava i malati, curava i feriti, mendicava il pane per i suoi poveri ed era sempre pronta ad ogni opera di carità pur di alleviare la vita di quei bisognosi.

Si narra che una volta mancando il pane lei stessa abbia grazie a l'intercessione del Signore trasformato delle rose in pane fragrante e di buona farina. Ora sappiamo dare una risposta all'interrogativo che le bruciava,in cuore, rimasta vedova:dare un volto ed un cuore al Cristo che lei teneramente amava. E  ora a noi par di vederla che asciugando il volto di un bisognoso avrà scorto qualcosa di più di una malattia: il volto sofferente del Cristo che la guardava commosso per tanto amore.

 

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