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Le sfide del tempo e le attese dell’uomo: ecco l'agenda dei vescovi in Europa

il CCEE a Montecarlo | I membri del CCEE incontrano il Principe Alberto di Monaco durante la plenaria a Montecarlo che si tiene dal 6 al 9 ottobre | CCEE il CCEE a Montecarlo | I membri del CCEE incontrano il Principe Alberto di Monaco durante la plenaria a Montecarlo che si tiene dal 6 al 9 ottobre | CCEE

Le Conferenze Episcopali Europee guardano agli altri continenti. Nel corso della plenaria che si tiene nel Principato di Monaco dal 6 al 9 ottobre, i lavori si sono concentrati anche sulla situazione dei cristiani in Europa e la Chiesa del mondo, con un particolare “focus” sui rapporti presentati da rappresentanti degli organismi ecclesiali continentali di Asia, Africa, America Latina e Oceania. E poi, un altro focus è stato dedicato alle attività delle istituzioni europee.

Quest’ultimo dibattito è stato animato da monsignor Paolo Rudelli, Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa; dall’arcivescovo Alain Paul Lebeaupin, nunzio apostolico presso l’Unione Europea; e dal Cardinal Reinhard Marx, presidente del COMECE e anche della Conferenza Episcopale Tedesca.

Di certo, le sfide europee sono centrali, per i vescovi europei, specialmente su temi sensibili come quelli della vita e della famiglia. Un tema caldissimo è quello della maternità surrogata. Nonostante la risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sul tema sia stato rigettato, è passata la raccomandazione ad esso collegata, ed l’11 ottobre ci sarà un voto dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sulla raccomandazione dopo la presentazione degli emendamenti.

Uno dei motivi per cui la raccomandazione collegata alla risoluzione sia passata – nonostante la schiacciante maggioranza sia contro la maternità surrogata – è dovuto anche, spiegano gli osservatori, ad una mancanza di presenze nelle votazioni delle assemblee. Una incuria che potrebbe costare caro.

Così, il tema della formazione di una nuova generazione di cattolici impegnati in politica e in società diventerà probabilmente preponderante nei prossimi anni per i vescovi europei.

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Come sarà preponderante il tema del rapporto con l’estremismo sul continente. Non a caso, il 7 ottobre i vescovi del CCEE si sono mossi da Montecarlo a Nizza, per un momento di preghiera per le vittime dell’attentato del 14 luglio scorso sulla Promenade des Anglais.

Ma quale è il percorso che è stato fatto fino ad ora? Lo racconta il volume “L’incontro e la speranza. I vescovi d’Europa di fronte alle sfide del tempo e alle attese dell’uomo”. Curato da Paolo Bustaffa – che è stato direttore del Servizio di Informazione Religiosa della CEI – il libro ripercorre il cammino del CCEE dal 2006 al 2016, tutti sotto la guida del cardinale Péter Erdő arcivescovo di Budapest-Esztergom in coerenza  con l'originaria indicazione di essere un “minimo di struttura per un massimo di coordinamento”.

Così è stato nei progetti e nei processi che il libro racconta attraverso una selezione di pensieri e impegni rivolti a diverse tematiche  quali, ad esempio,  la famiglia, la vita, il creato, il dialogo ecumenico, il dialogo interreligioso, le migrazioni, i giovani,  il lavoro e l'economia, la catechesi,  la scuola e l'università, le istituzioni europee.

C’è anche il tema della catechesi: Walter Ruspi, già segretario della sezione catechesi della Commissione CCEE Catechesi, Scuola e Università, ha scritto il volume “Quale catechesi per la nuova Europa? I congressi catechistici del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (1979-2012)”. Tutti i vescovi partecipanti alla plenaria ne hanno ricevuta una copia.

Sono due volumi che segnano anche in qualche modo una cesura, perché è tempo di una nuova presidenza del CCEE dopo i due mandati del Cardinale Erdo. Chi sarà il successore? Per ora, ci sono solo alcune voci. Si parla del Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che sempre più ha allargato l’orizzonte dei suoi interventi sul tema europeo e sulla questione di un “ordine mondiale senza Dio”. Ma si parla anche del Cardinale Vincent Nichols, di Westminster, impegnato in vari progetti anche con il Papa (come il Santa Marta Group) e che potrebbe fare da ponte tra Europa e Gran Bretagna dopo la Brexit.