Le sfide pastorali del sinodo. Delineate da 11 cardinali

Sinodo dei vescovi, 2014. Alcuni partecipanti all'uscita dall'aula
Foto: Bohumil Petrik / Catholic News Agency
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Sinodo, la ricerca di risposte pastorali. Se i lineamenta del Sinodo chiedevano risposte pastorali che non fossero una mera applicazione della dottrina, undici cardinali delineano invece quella che può essere la strada delle applicazioni pastorali in linea con la dottrina. Il risultato è in un agile volume che sarà pubblicato a settembre in italiano (da Cantagalli) e in tedesco e inglese, che dovrebbe intitolarsi “Undici cardinali parlano di matrimonio e famiglia,” almeno a tradurre il titolo di lancio inglese di Ignatius Press. Ed è un libro che non può non essere preso in considerazione nel dibattito sinodale.

Non fosse altro per il profilo dei cardinali che hanno partecipato all’operazione editoriale, molto variegato. Tra gli autori, per il pubblico italiano spicca il Cardinal Camillo Ruini, per quasi vent’anni vicario del Papa nella diocesi di Roma e dominus della Chiesa italiana. Il "Cardinal Sottile" decide con il saggio di entrare nel dibattito, di mostrare che sì, ci possono essere soluzioni pastorali che possono essere allineate alla dottrina, e che in fondo si può sempre trovare una terza via tra quanti vogliono adattare la dottrina alla realtà quotidiana e quanti invece seguono l’ideale evangelico nella completezza. E la terza via, l’anello di congiunzione, è proprio la pastorale.

Si comprende che il libro non è inteso come una risposta alle tesi sull’accesso alla Comunione per i divorziati risposati e alla pastorale per gli omosessuali cui aveva aperto il Cardinal Walter Kasper, nella relazione al Concistoro sulla famiglia che aveva dato il tono del dibattito sinodale. Una relazione, tra l’altro, tenuta segreta in vista di una possibile pubblicazione, che poi è avvenuta.

 

Ma il libro non entra in questo dibattito, e proprio per questo si distingue da un altro volume che fece molto rumore, sempre edito da Cantagalli, “Permanere nella verità.” Questi raccoglieva cinque interventi di cardinali, che difendevano la dottrina della Chiesa su matrimonio e famiglia, e fu persino – si racconta – tolto dalla cassetta della posta dei padri sinodali, cui era stato fatto arrivare.

Non è più il tempo della risposta teologica, che già il sinodo del 2014 ha dato con forza. Lo si nota dal fatto che i punti della relazione finale con riferimenti alla Sacra Scrittura sono quelli che hanno trovato più consenso di tutti, alla votazione finale.

E sta qui l’inasprirsi del dibattito, e quindi la discesa in campo degli undici cardinali. L’Italia, oltre che dal Cardinal Ruini, è rappresentata dal Cardinal Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, anche lui difensore dalla tradizione, ma non per questo poco equilibrato nel cercare risposte pastorali alle domande del giorno di oggi. Nonostante una campagna mediatica che durante il sinodo ha cercato di metterlo contro lo stesso Papa, gli interventi del Cardinale sono stati molto apprezzati da Papa Francesco. Da vedere se sarà tra i delegati del sinodo di nomina papale, ma di certo la sua posizione sarà da guida per molti, nella conferenza episcopale.

Il mondo tedesco è quello più in fermento in vista del Sinodo. Dopo il “Sinodo ombra” nei locali dell’Università Gregoriana, ci sarà un’altra assise, con il Cardinal Oscar Andrés Rodriguez Maradiaga a dare il tono della discussione, che si terrà negli stessi luoghi tra il 10 e il 12 settembre. L’intento è quello di mostrare la realtà delle famiglie per come è, con divorziati risposati e coppie omosessuali. Una realtà – si capisce dai testi del “Sinodo ombra” – da accettare e cui andare incontro. Ma non la pensa così tutta la Conferenza Episcopale tedesca. E non la pensa così il Cardinal Paul Joseph Cordes, che tra l’altro ha scritto la prefazione a un altro libro che si inserisce con forza nel dibattito sinodale “Il Vangelo della Fedeltà coniugale” (Solfanelli), dell’avvocato tedesco Rainer Beckmann. Abbandonato dalla moglie dopo 25 anni di matrimonio, ha deciso di rimanere fedele alla sua promessa, nonostante la moglie si sia risposata. Una strada di coerenza tutta da comprendere e scoprire, apprezzata anche dal Cardinal Cordes.

Poi c’è il punto di vista dei vescovi africani, rappresentati dal Cardinal John Onaiyekan di Abuja, Nigeria, che non ha preso parte al Sinodo 2014, ma ne ha vissuto tutte le preoccupazioni nella sua diocesi. Ma c’è soprattutto il testo del Cardinal Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che in ogni intervento è di una chiarezza cristallina nello spiegare i motivi per cui la dottrina della Chiesa sul matrimonio va difesa e nel denunciare la mancanza di formazione cristiana (come ha fatto in un recente intervento alla Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli Studi sulla Famiglia e sul Matrimonio).

Lo sguardo asiatico, e in particolare quello della comunità siro-malankarese, antichissima, è fornito dal Cardinal Baselios Cleemis, che è anche presidente della Conferenza Episcopale Indiana.

L’Europa, invece, ha altri tre sguardi, tutti da esplorare, perché rappresentano i tre rami della secolarizzazione europea. In Spagna, la secolarizzazione ha avuto una forte accelerazione con il governo socialista di José Zapatero, e oggi è molto difficile anche tornare indietro sulle liberalissime leggi sull’aborto portate avanti da quel governo. Uno dei più fieri oppositori del governo socialista fu il Cardinal Antonio Rouco Varela, che è stato fino all’anno scorso arcivescovo di Madrid: suo uno dei contributi nel libro.

L’Olanda è l’avamposto della Chiesa che si adatta al mondo, sin dai tempi dell’ardito Catechismo Olandese. Primate di Olanda è il Cardinal Wilhelm Eijk, arcivescovo di Utrecht, considerato un duro in patria, ma in realtà un uomo che conosce i problemi della secolarizzazione, è stato medico, ha dedicato la tesi di dottorato all’eutanasia e porta con sé tutte le post-moderne sfide del dialogo con il mondo. Sarà interessante vedere quali prospettive porta nel dibattito.

E poi c’è la Repubblica Ceca, dove gli auto-proclamati atei sono il 70 per cento. Come vive la Chiesa questa profonda minoranza? Come raccontare la verità del Vangelo in un mondo sempre più secolarizzato? Lo racconterà il Cardinal Dominik Duka, arcivescovo di Praga.

E tornando in Germania, sarà da leggere anche il saggio del Cardinal Joachim Meisner, che è stato arcivescovo di Colonia, la diocesi più ricca di Germania. Raccontano che fu il Cardinal Meisner a promuovere la figura dell’attuale cardinale Reinhard Marx quando era vescovo di Treviri. Ma a Treviri, il Cardinal Marx aveva posizioni diverse rispetto a quelle tutte orientate all’adattamento della dottrina alla realtà quotidiana che ha promosso già allo scorso sinodo, quando sottolineò che “il linguaggio della Chiesa non è quello dell’esclusione.”

La cosa più interessante sarà però forse leggere il parere del Cardinal Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas. Lui incarna la prospettiva sudamericana che ha anche promosso l’ascesa di Papa Francesco sul soglio di Pietro. Ma questa prospettiva non ha il senso della rivoluzione dottrinale, e non a caso il Cardinal Urosa ha accettato di partecipare al libro.

Una delle linee guida del volume sarà probabilmente un articolo che padre Winfried Aymans, tedesco esperto di diritto canonico che si è preso il compito di raccogliere i testi, ha scritto sull’Osservatore Romano lo scorso 9 giugno. Nell’articolo, padre Aymans ha posto il problema della “comprensione teologica del matrimonio” e dell’ “importanza della fede per stabilire se un matrimonio sia nullo o no.” E ha concluso: “In un momento in cui il diritto civile lascia sempre più il contratto matrimoniale a un crescente libero arbitrio, la Chiesa deve essere ancora più chiara nell’annuncio” del matrimonio e della famiglia.

Un libro, insomma, tutto da leggere. Se non altro per comprendere che, oltre alla geografia della misericordia, la Chiesa ha una geografia della pastorale aderente alla Dottrina che tocca tutti gli angoli del globo. Non ci sarà un pensiero unico, al Sinodo dei vescovi. Al di là di quello che vuole far credere il Sinodo dei media.

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