Le Stazioni quaresimali: da San Sisto ai Santi Nereo e Achilleo

La chiesa di San Sisto a Pasqua con le monache domenicane
Foto: www.domenicanedisansisto.org
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Nella sua guida alle stazioni quaresimali del 1588, Pompeo Ugonio dice che la ventiduesima stazione è “Mercordì dopo la terza Domenica di Quadragesima a san Sisto”. Si tratta di una chiesa davanti alle terme di Caracalla con annesso un convento di suore domenicane.

Quest’anno invece la stazione si celebra nella chiesa di fronte, la chiesa carolingia dedicata ai santi Nereo e Achilleo, perché da qualche anno la chiesa di San Sisto è chiusa per lavori urgenti.

Il Sisto di cui si parla, spiega Ugonio, è “San Sisto Papa di questo nome secondo”, cioè quel Sisto che era Papa a metà del terzo secolo, il Papa di San Lorenzo, giustiziato nel cimitero di San Callisto durante le persecuzioni di Valeriano.

San Sisto era una grande basilica paleocristiana a tre navate, ma già nel medioevo si era costretti a rinunciare alle navate laterali, e la chiesa attuale è il risultato di un rifacimento proprio negli anni di Ugonio da parte del cardinale Filippo Buoncompagni.

Nel Cinquecento la chiesa era un rifugio per i poveri. Racconta Ugonio: “Papa Gregorio XIII nel suo Pontificato determinò di levare d’attorno alle chiese, & le strade di Roma la moltitudine de poveri, che andavano mendicando. Et fattogli raccogliere tutti assegnò loro questo luogo per alloggiamento, dove doppo essere stati alcun poco tempo furono all’ultimo licentiati, riusendo nell’esperientia l’opera difficile.”

“La qual difficultà nondimeno il nostro generosissimo Papa Sisto V” – cioè il Papa ai tempi di Ugonio – “ha con la solita sua grandezza di animo & Real liberalità superata, havendo questo anno eretto il luogo appresso Ponte Sisto per sostentamento de poveri mendicanti.

Tolti così i poveri, la chiesa viene restaurata: “Con l’occasione dell’opera principiata presso S. Sisto da Gregorio, Filippo Boncompagno suo Nipote, & Titolare di questa chiesa mise mano ad accomodarla, & metterla in maggiore splendore che non era stata per il passato.”

Ugonio nota che non è una basilica a tre navate: Questa non è fatta a navi, ma è un bel spatio di chiesa.”

Il monastero accanto alla chiesa era in cattivo stato a quell’epoca. Ma già era arrivato qualche domenicano: “Del Monasterio antico è in piedi la maggior parte con le sale dormitorij, corritori, loggie, refettorio, & altri diversi appartamenti che servivano al tempo che vi stavano le Monache. Con tutto ciò hoggidì per l’aria cattiva non vi si habita, & vi stanno solamente alla cura, due o tre Frati dell’ordine di S. Domenico.”

Della chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, dove quest’anno si celebra la stazione, Ugonio dice che “Quella chiesa rovinata prima che si arrivi a san Sisto, è il titolo antico de santi Nereo, & Achilleo, detto altrimenti di Fasciola.”

Pochi anni più tardi sarebbe stata restaurata dal Cardinale Baronio, che vi avrebbe riportato anche le reliquie dei due santi.

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