Le Stazioni quaresimali: I Santi Quattro Coronati e le agostiniane

L'interno della chiesa dei Santi Quattro Coronati
Foto: AA
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“Lunedì doppo la quarta Domenica di Quadragesima” la stazione quaresimale si celebra alla chiesea dei Santi Quattro Coronati, spiega Pompeo Ugonio nella sua guida del 1588 alle stazioni quaresimali.

“I SS. Quattro Incoronati furono così chiamati”, spiega Ugonio, “perché da principio i nomi loro non si potevano ritrovare. Questi col tempo dipoi si seppero, & sono, Severo, Severiano, Carpoforo, & Vittorino. La professione loro fu d’un ordine di milita detti Cornicularii”.

Questi soldati si rifiutano a sacrificare e perciò Diocleziano “commandò subito che dinanzi al suo conspetto fussero crudelmente con mazze piombate battuti, fin tanto che rendessero lo spirito.”

Ma non gli basta.

“Non satia per questo la crudeltà del perfido tiranno, ordinò che i corpi de detti santi, fussero lasciati nel mezzo della strada, acciò i cani gli devorassero. Così essendo cinque giorni giaciuti, senza essere da alcuno animale offesi, all’ultimo furono raccolti da Christiani, & tre miglia lontanto dalla città nella strada Lavicana sepeliti.”

La chiesa dei Santi Quattro Coronati si trova su una parte del Celio vicino al Colosseo e alla chiesa di San Clemente. E’ una chiesa carolingia abbastanza piccola, costruita nel XII secolo da Papa Pasquale II per sostituirne un’altra molto più grande. La chiesa antica forse riutilizzava un’aula absidata di una grande residenza privata tardoromana. Chi sale da San Clemente vede da dietro l’abside dei Santi Quattro Coronati che si erge su altissime fondamenta. Presso la chiesa c’è un monastero di monache agostiniane. Le arcate della chiesa precedente si vede ancora nel refettorio delle monache.

La chiesa è preceduta da due cortili. Sul lato destro del secondo cortile c’è, come c’era già ai tempi di Ugonio, una “Cappella dedicata d’antichi tempi ad honore di san Silvestro, onde vi sono i fatti di lui, & di Constantino d’ogni intorno di vecchia pittura depinti.”

Ai tempi di Ugonio, il monastero ospitava “buon numero di Zitelle orfane. Queste mentre ancora sono in tenera età vi si accettano, & vi si allevano fin tanto che siano in tempo da potersi, ò honestamente maritare, ò religiosamente sposare a Dio.”

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