Le Stazioni Quaresimali: il drago di san Giorgio al Velabro

Il Catino Absidale con il Santo a Cavallo ma senza drago
Foto: www.gliscritti.it
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La seconda delle stazioni quaresimali si celebra nella chiesa medievale di San Giorgio in Velabro ai piedi del Palatino.

La chiesa è da sempre dedicata a San Giorgio, quello del drago, per intenderci, e si trova in un quartiere che anticamente si chiamava Velabrum. Entrando si ha l’impressione di un ambiente severo e medievale, ma l’effetto è stato creato in un restauro molto invasivo all’inizio del Novecento che ha tolto tutte le decorazioni barocche lasciando le pareti intonacate spoglie sopra le antiche arcate.

La chiesa attuale viene costruita nel IX secolo da Papa Gregorio IV (827-844) per sostituire una più antica. Non si sa quanto fosse antica la chiesa precedente. “Circa l’origine sua non vi è molta certezza”, scrive Pompeo Ugonio nel 1588. Sisto V aveva appena ristabilito l’antica usanza di celebrare le “stazioni” quaresimali, e Ugonio scrive subito un libro in cui descrive tutte queste antiche chiese, dove in epoca paleocristiana il Papa celebrava la messa. Ogni giorno in una chiesa diversa durante tutta la Quaresima. Sisto V si accontentava di tornare a farlo il Mercoledì delle Ceneri e tutte le domeniche di Quaresima, ed era già una rivoluzione.

Ugonio descrive un altare laterale dedicato a San Giorgio, dove un dipinto rappresenta il santo “dipinto a cavallo che percote il drago”. Poco primo lo stesso Ugonio aveva parlato a lungo di San Giorgio, ma senza menzionare il drago. Ai suoi tempi si studiavano già le fonti antiche con un atteggiamento critico. Il più famoso storico della Chiesa antica era Cesare Baronio, che poi diventerà cardinale, e Ugonio spiega che anche Baronio era scettico riguardo al drago:

“Circa qual imagine, perché potrebbe alcuno maravigliarsi giustamente, atteso che non habbiamo narrata cosa alcuna a proposito tal drago, è da sapere, che quel che si dice, che S. Giorgio combattesse con un dragone, per liberar la patria, ovvero una donzella, non si trova appresso alcun’approvato scrittore.”

“Però”, continua, “io stimai sempre, quel che mi son rallegrato di haver trovato scritto nell’Annotationi sopra il Martirologio del Reverendo P. Cesare Baronio, huomo & per santità, & per dottrina singolare, cioè che tal figura di S. Giorgio che uccide il drago, si havesse a pigliar più tosto simbolicamente.”

Il senso del drago, spiega Ugonio, deve essere di “significare la fortezza della fede di questo Santo, con la quale egli vinse & abbattè il serpente infernale.”

Nella chiesa, ai tempi di Ugonio, si veneravano “la testa del glorioso Martire San Giorgio postavi da Papa Zacharia, il stendardo di San Giorgio, la lancia di San Giorgio” e “un’ampolla, con dentro del Sangue del medesimo San Giorgio”.

Ma c’era stata anche “una veste di color lionato, di cui si perse la notitia di quel che sia per il sacco di Roma del 1527”. Chissà che fine avrà fatto.

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