Le Stazioni quaresimali: San Marcello al Corso e la confraternita del Crocifisso

L'esterno di San Marcello al Corso
Foto: OB
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La chiesa di San Marcello al Corso, dove si celebra la stazione quaresimale il mercoledì dopo la quinta domenica di Quaresima, custodisce la memoria di Papa Marcello, vescovo di Roma per un breve tempo durante le persecuzioni all’inizio del quarto secolo.

Secondo la leggenda sarebbe stato lui a istituire la rete di 25 “tituli” o parrocchie, i cui parroci sono all’origine del collegio cardinalizio. Sarebbe poi stato tra i martiri cristiani condannati ai lavori forzati per costruire le Terme di Diocleziano.

Nella sua guida alle stazioni quaresimali del 1588, Pompeo Ugonio descrive una chiesa che ai suoi tempi era ancora nuova. La chiesa medievale era stata distrutta da un incendio nel 1519. La chiesa viene poi ricostruita ma girandola di 180 gradi, mettendo l’ingresso dove sta adesso, cioè in Via del Corso, dove prima si trovava l’abside. La ricostruzione sarà finita soltanto nel 1595. Nella nuova chiesa una cappella viene dedicata a un crocifisso antico, l’unica cosa che si è salvata dell’antica chiesa.

La principale (cappella) è quella del santissimo Crocifisso”, racconta Ugonio, “nella quale con ogni honore & maestà di Religione si conserva la miracolosa imagine di Christo nostro Signore confitto in Croce.”

“Questa imagine,” continua, “era stata ne i tempi adietro tenuta sempre in veneratione. Ma li accrebbe gran divotione nel 1619.”

“Il caso che avvenne, cioè che cadendo con gran rovina questa chiesa per la sua vecchiezza, il santo Crocifisso non si offese punto, anzi ne anco la lampada che li ardeva avanti si estinse. Similmente in un grande incendio che vi si appiccò intorno si salvò intero, & lenza lesione alcuna. Per la qual cosa alcuni cittadini di Roma, nel 1522 sotto Papa Adriano Sesto, si mossero ad instituire una Confraternità o compagna sotto l’insegna di questo santiss. Crocifisso, il quale non molto dopo essendo in Roma venuta la peste, portata per la città in processione, notabilmente col divino aiuto da quella contagione la liberò”.

In Quaresima, racconta Ugonio, questa confraternità era particolarmente attiva:

“Et particolarmente la Quadragesima vi si riducono con gran fervore, allettando & il popolo, & la nobiltà a concorrervi con dolcissime insieme, & devotissime musiche, le quali si sogliono intermezzare alle volte con qualche bel sermone, fatto da un de più famosi Predicatori che sia nella città.”

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