Le Stazioni quaresimali: Santa Prisca, la domus e il mitreo

L'interno di Santa Prisca
Foto: Wikipedia
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Il martedì della Settimana Santa si celebra la stazione quaresimale a Santa Prisca sull’Aventino, una chiesa paleocristiana che però vediamo oggi dopo un rifacimento barocco nel Seicento e un altro nell’Ottocento.

Nella sua guida del 1588 alle stazioni quaresimali, Pompeo Ugonio descrive la chiesa come era prima di questi cambiamenti. Ugonio racconta che “S. Pietro mentre fu in Roma habità in questo luogo, & vi celebrò, & battezzò molti che venivano alla fede Christiana.”

Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, scavi archeologici svelano l’esistenza sotto la chiesa di una domus romana e di un mitreo. Di tutto questo Ugonio non sa nulla. La chiesa che vede il nostro autore era il risultato del restauro di Papa Callisto III “circa il 1455”.

“Accanto il muro della nave minore,” raccona, “che si trova a man destra, dove è un vaso sopra un capitello, è traditione che sia il luogo dove S. Pietro soleva battezzare. Ma quel che si suol dire che ivi battezzò S. Prisca, non può in alcun modo verificarsi di questa Prisca, della quale noi trattiamo al presente.”

Ugonio racconta che la Prisca cui è dedicata la chiesa non è quella che appare nel Nuovo Testamento. “Questa fu al tempo di Claudio II che regnò molti e molti anni doppo S.Pietro,” cioè alla fine del terzo secolo.

“Questa nel fiore della più bella età non passando i tredeci anni fu accusata della fede Christiana, la professione della quale in quei tempi era tenuta per delitto capitale,” racconta Ugonio.

“Presa dunque la Verginella è condotta al tempio di Apolline, perché a quell’Idolo dovesse offerire il sacrificio, il che ricusando ella arditamente di fare, con molte guanciate percossa è rimandata in prigone.”

Dopo giorni di torture varie, “è prodotta nel mezzo dell’Amfitheatro detto hoggi in Colliseo, per fare un crudel spettacolo. Si mette fuora nell’arena un ferocissimo Leone, che per alcun tempo era stato tenuto senza mangiare. Sta la santa Verginella ignuda di velimenti, nel mezzo dell’Amfitheatro, ma coperta di honestà, & armata di fede.”

Ma il leone si ferma davanti a lei “& comincia con la lingua a fargli carezze.”

Dopo diversi tentativi inutili di uccidere la fanciulla, “fu ordinato che si dovesse menar fuori della città, & quivi decapitare.”

“Nel grembo della chiesa, come parlano gli antichi,” continua Ugonio, cioè nella nave di mezzo è una scala nel piano istesso cinta di tavole di marmo, la quale per 34 scalini ne conduce n una cappelletta sotterranea assai luminosa, dove si vede accosto al muro uno altare che dinanzi ha l’imagine di S. Pietro, con certe altre fatte a Musaici,& al lato destro ha un imagine del Crucifisso pure di Musaico hormai destrutta. Quivi si crede piamente che siano riposti de i corpi de santi Martiri, & lo accenna uno Epitaffio che è in terra spezzato, dove apparisce questa parola: Martyribus.”

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