Migliaia i ragazzi assiepati nell' Atrio dell'Aula. E poi migliaia dentro l'Aula: "in questo appuntamento “vostro” con il Papa, voi giovani romani rinnovate lo spirito di quelle giornate memorabili, impegnandovi a essere non solo pellegrini di speranza, ma suoi testimoni. Come esserlo davvero?" Chiede il Papa ai giovani romani. E spiega: "Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio". E allora quando non ci "disseta" nulla e restiamo "affamati", la disponibilità della natura non ci basta, e allora "quando ti senti solo, allora ricorda che Dio non ti lascia mai. La sua compagnia diventa la forza per fare il primo passo verso chi è solo, eppure ti sta proprio accanto. Ognuno resta solo se guarda unicamente a sé stesso. Invece, avvicinarsi al prossimo ti fa diventare immagine di quel che Dio è per te". E Cristo che illumina e scalda "Egli riscalda il nostro cuore e lo infiamma del suo amore. È da questo incontro con Gesù che viene la forza di cambiare vita e trasformare la società".
Parte dalle testimonianze e dice: "quello che vivete nelle parrocchie romane, in oratorio e nelle associazioni, non potete tenerlo per voi! Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere".
Parla dell'amore che porta come frutto la pace. "Carissimi giovani, il vostro impegno nella società e nella politica, in famiglia, nella scuola e nella Chiesa parta dal cuore, e sarà fruttuoso. Parta da Dio, e sarà santo" spiega Leone XIV e aggiunge che "la parola santa ha stessa radice che la parola sana" e se vogliamo essere santi- dice- dobbiamo avere una vita sana e dobbiamo aiutarci gli uni gli altri, per evitare le dipendenze e prenderci la responsabilità degli altri.
E se "l’insoddisfazione è eco della verità: non deve spaventarvi, perché mostra bene quale vuoto ingombra la vita, riducendola a strumento in funzione di altro. Cosa potete “fare di concreto per rompere queste catene”? Anzitutto pregare" che è un atto di libertà "che spezza le catene della noia, dell’orgoglio e dell’indifferenza. Per infiammare il mondo occorre un cuore ardente! E il fuoco lo accende Dio quando preghiamo, specialmente quando lo riceviamo e lo adoriamo nell’Eucaristia, quando lo incontriamo nel Vangelo, quando lo cantiamo nei Salmi".
Cita Quasimodo per parlare di solitudine e Rebora per palare dell'Amore di Dio il Papa e dice: "non si tratta di compiere sforzi sovrumani, e neppure di fare ogni tanto qualche opera di carità: si tratta di vivere come uomini e donne che hanno Cristo nel cuore, lo ascoltano come Maestro e lo seguono come Pastore. Guardiamo ai santi: come sono liberi! Insieme con loro, andiamo avanti nel cammino, ben sapendo che il vero bene della vita non si può comprare con denaro né conquistare con le armi, ma si può donare, semplicemente, perché a tutti Dio lo dona con amore".
Il Vicario generale per la Diocesi il cardinale Baldo Reina, nel suo saluto introduttivo non dimentica i tanti ragazzi nella sofferenza, nel tunnel delle dipendenze con un pensiero particolare alle vittime di Cras- Montana.
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