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Letture, il mondo della ninna nanna tra storia e tradizione

Ce ne parla Elena Montani in La ninna nanna, Editoriale Romani

La copertina del volume |  | Editoriale Romani La copertina del volume | | Editoriale Romani

Un albero dalle fronde verdi e ombrose, il frinire delle cicale, il soffio del vento trai rami, sull’erba e sul volto di chi si è dolcemente addormentato, cullato e trasportato in un universo di freschezza e gioia infinita. Non è questa, in fondo, l’immagine della felicità ideale in giornate torride e stremanti come quelle che stiamo vivendo proprio adesso?

Diciamo la verità: i momenti di pace e di profondo equilibrio interiore sono legati all’atto di abbandono, all’essere cullati e protetti, al sentire risuonare all’orecchio suoni dolci e rassicuranti, che in qualche modo riproducono familiari melodie che ascoltavamo da bambini, il ritmo cantilenante delle ninne nanne… Termine desueto e quasi abolito nell’uso in società, eppure sempre vivissimo e ancestrale. Neppure le mamme più cool e ipertecnologizzate riescono a rinunciare al gesto di cullare e di canticchiare un motivo semplice e incantatorio ai loro bambini. Perché è naturale, è insito nel profondo  dell’essere madri e dell’essere figli. Siamo creature, cioè essere creati e abbiamo bisogno della relazione con chi ci ha creati, il padre e la madre, e in definitiva con Dio.  La cultura di massa non vuole riconoscere questa condizione primigenia; anzi diffonde sempre più capillarmente l’idea che ognuno di noi sia padrone di se stesso, che può fare quello che vuole, che può scegliere di essere, che sesso avere, oggi uomo, domani donna, poi…più niente di preciso. Perché non siamo creature, ma soggetti liberi e fluttuanti…

Eppure, il cullare, la ninna nanna, sono inscritti dentro di noi, non ci possiamo rinunciare. Infiniti riferimenti culturali, storici, sociali lo testimoniano.

Una scena ci si presenta dinanzi: una sequenza tratta da uno dei popolarissimi film su Don Camillo e Peppone tratti dagli immortali libri di Giovanni Guareschi. Il film racconta dei due protagonisti finiti addirittura in Unione Sovietica. Una sera si trovano a passeggiare lungo le vie di un villaggio, davanti ad una modesta casa con una finestra illuminata, si vede il profilo di una donna che culla il suo bambino e gli canta una dolce nenia. Don Camillo dice che non capisce certamente le parole di quella melodia, ma che in tutte le lingue del mondo il senso è sempre lo stesso: l’amore di una madre, la tenerezza e l’abbandono del figlio e questa tenerezza che possiede il ritmo di una ninnananna. Queste immagini ci sono tornate in mente appena abbiamo cominciato a sfogliare le pagine di “La ninna nanna. Dall’abbraccio materno all’abbraccio del Padre” di Elena Montani. Il libro indaga con profondità ma anche con leggerezza ciò che racchiude il mondo della ninna nanna, ricco di storia e di tradizioni. Tre passi guidano alla scoperta di questo microuniverso: l’invito a scoprire la  ricchezza antropologica e culturale della ninna nanna; l’invito a partire dall'esperienza ancestrale e sociale della ninna nanna per sviluppare un approccio pastorale rinnovato; in un terzo passo si analizza il magistero di Francesco per ritrovare in esso una serie di riferimenti al mondo della ninna nanna. Molte volte il Papa ha fatto riferimento alla vicinanza di Dio come una presenza dolcissima che ci ricolma di tenerezza. Una citazione tra le tante, e tra le molte che raccoglie l’autrice: durante la messa del 27 giugno 2014, Francesco spiega che abbiamo un Dio “innamorato di noi”, che ci accarezza teneramente e ci canta la ninna nanna proprio come fa un papà con il suo bambino.

E un anno prima, nel dicembre 2013 dichiara che l’atteggiamento del Creatore verso le sue creature è proprio quello di un papà e una mamma che si rivolgono ai loro piccolini usando parole anche un po' ridicole, come giocattolo mio. Anche il Signore lo dice: “Vermiciattolo di Giacobbe”, “tu sei come un vermiciattolo per me, una cosina piccolina, ma ti amo tanto”. Questo è il linguaggio del Signore, il linguaggio d’amore di padre, di madre.

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Del resto, in tutte le culture del mondo, contemporanee e antiche, ci sono canzoni che aiutano le madri a far addormentare i loro bimbi. L’autrice ricorda che nella ninna nanna sono contenuti molti elementi fiabeschi e folkloristici, fantastici e religiosi. Spesso tutto ciò è confluito in poesie, romanzi, musica immortale. Ungaretti ha scritto una delle poesie più straordinarie e potenti della letteratura mondiale dedicata alla madre, una madre che attende il figlio nell’altra dimensione, nell’eternità. Il poeta la coglie nell’attimo in cui implora il Signore di accogliere anche lui, il figlio, nella Sua pace eterna. Alza le braccia, questa madre inarrestabile, e quel gesto di supplica ricorda che quelle braccia hanno cullato il figlio e ora quelle stesse braccia lo vorrebbero consegnare all’abbraccio del Padre, infinito.

 

Elena Montani, La ninna nanna, Editoriale Romani, pp.148, euro 12