Letture: il racconto inedito del martirio di Tibhirine, dalla voce di un sopravvissuto

La testimonianza di fratel Jean-Pierre Schumacher contenuta nel libro LEV dedicato ai monaci beati l’8 dicembre a Orano (Algeria)
Foto: LEV
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Semplicemente  cristiani:questo è il titolo di un nuovo libro dedicato ai monaci, beati e martiri, di Tibhirine. Ed è l'essenza di quello che in primo luogo sono stati i monaci, futuri nuovi beati. Cristiani fino in fondo,  fino al dono della vita, non perché votati al martirio senza limiti, ma perché fedeli alla loro vocazione, fino in fondo. 

 

Il libro, dunque, si intitola "Semplicemente cristiani. La vita e il messaggio dei beati martiri di Tibhirine", è scritto da padre Thomas Georgeon e Francois Vayne, con la prefazione del cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, edito dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV).

 

Il libro è stato presentato lunedì scorso a  Roma, presso la sede della Radio Vaticana, alla presenza del giornalista Vayne, mentre padre Georgeon, monaco trappista e postulatore della causa di beatificazione dei 19 martiri - beatificazione che avverrà a dicembre prossimo ad Orano in Algeria - è intervenuto grazie ad un video.

 

Padre Georgeon tra le altre cose, ha sottolineato il fatto che questa sara' la prima volta che martiri cristiani vengono  beatificati in un Paese musulmano, dunque un evento unico nella storia della Chiesa. 

 

I monaci, e gli altri religiosi e religiose uccisi in odium fidei, sono martiri e si dovrebbe ricordare più spesso che il sangue dei martiri è il fondamento stesso della Chiesa, la sua linfa, che irrora la sua vita,  e che ne costituisce il fondamento.  

 

Lo sapevano bene i cristiani dei primi  secoli e del medioevo, che si recavano in pellegrinaggio a Roma proprio, per venerare le reliquie dei martiri, su cui si erigevano chiese e basiliche. Oggi questa dimensione è forse meno messa in risalto, mentre balza in primo piano la dimensione della testimonianza totale. Per questo dal libro emergono soprattutto la vita è la fitta rete di relazioni, preghiera e lavoro che i monaci della comunità di Tibhirine seppero intrecciare durante la a loro esistenza, e che la morte violenta a cui erano destinati è,  in un certo senso, il compimento totalizzante. 

 

Il libro, dunque, ruota intorno alle esistenze e all'esperienza di pace e di diaologo dei sette monaci rapiti e poi trucidati nel 1996, ossia fratel Christian De Cherge', fratel Luc Dochier,  fratel Christophe Lebreton, fratel Michel Fleury,  fratel Bruno Lemarchand,  fratel Celestin Ringeard, fratel Paul  Favre-Melville.  

 

I vari capitoli, scritti a quattro mani - da sottolineare che il giornalista Vayne e' nato e cresciuto in Algeria fino all'adolescenza,  dove ha conosciuto i monaci - raccontano con chiarezza la vita di quegli uomini che non avevano scelto di essere martiri, ma non avevano voluto abbandonare la terra e la gente che avevano scelto come loro terra e loro gente. Lavorando con loro, prodigandosi nell'aiutarli, dedicandosi ai loro bisogni, una dimensione di vita che ha accomunato i monaci e i religiosi e le religiose uccise in quegli anni che insanguinarono la terra algerina.

 

Dopo  un'introduzione sulla storia dell'Algeria e su quella della Chiesa nel Paese, il libro si chiude con un'intervista inedita a fratel Jean-Pierre Schumacher, unico dei monaci della comunità di Tibhirine ancora in vita, che ricostruisce le ore tragiche della notte in cui un gruppo di uomini armati irrompe nel  monastero e trascina via i monaci, "dimenticandone" due, fratel Amedee e fratel Jean-Pierre. 

 

L'abbandono totale a Dio è la luce che ha guidato  la vita di questi uomini. E le loro vite ci interpellano, pongono anche una domanda diretta a tutti coloro che si definiscono cristiani: qual è la vera qualità della nostra fede? Una domanda che non dovrebbe lasciarci tranquilli, come ha anche rilevato il cardinale Becciu durante la presentazione del libro.

 

La copertina di "Semplicemente cristiani" riproduce un particolare del mosaico, opera di padre Marko Ivan Rupnik, che ritrae Martiri e testimoni della Fede: Santa Prassede, Christian De Cherge', Elisabeth Von Thadden.

 

Il mosaico si trova nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, commissionata  da San Giovanni Paolo II, che volle fortemente fosse ritratto proprio li' il monaco trucidato, e che fu il primo a diffondere la fama di santita' dei religiosi uccisi in Algeria. Anche in questo caso, papa Wojtyla fu grande e profetico.

 

 

Thomas Georgeon,  Francois Vayne,  "Semplicemente cristiani", Libreria Editrice Vaticana, pp.178, euro 13

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