Letture, la segnaletica della felicità nelle omelie di Natale di Anfilochio di Iconio

Un volumetto della Libreria editrice vaticana

Un dettaglio della copertina
Foto: Lev
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E’ il giorno di Natale, un giorno diverso da tutti i giorni di festa vissuti. E’ un Natale vissuto all’ombra della pandemia e in molti ci sentiamo smarriti, tristi, preoccupati. Allora, proprio adesso, immaginiamo di non essere più qui, nelle nostre città semideserte e blindate, ma in un luogo antico e lontano. 

Pensiamo al deserto della Cappadocia, dove nei primi secoli dopo Cristo fiorisce una capillare comunità di cristiani, di piccole e grandi chiese, di eremiti, di monaci. Le terre dei primi padri della Chiesa, che oggi desolatamente rischiano di vedere estinta, per così dire, la presenza dei cristiani. In questo paesaggio lunare, fatto di rocce dalle strane conformazioni, di deserto, di bellissime città che sorgono come miraggi, oggi, un giorno di Natale di oltre 1700 anni fa, risuona una voce che afferma, sicura e piena di gioia: il Signore verrà e ci salverà.

E’ questo il messaggio di Anfilochio di Iconio, monaco e vescovo, che vuole preparare i suoi fratelli, i fedeli, tutti coloro che lo ascoltano, alla vera, irrinunciabile gioia che porta il Natale, e oggi noi possiamo leggerlo, scoprendo che la forza del suo messaggio rimane la stessa, attraversando i secoli e mostrando che quell’evento che descrive, la venuta del Signore in questo mondo, dentro la storia,  la sua incarnazione, è un eterno qui e ora, che mai viene meno.

La Libreria editrice vaticana, come succede da vari anni, presenta in occasione delle feste natalizie alcuni volumi che propongono testi dei primi padri della Chiesa. Una iniziativa importante, per riattualizzare e far conoscere meglio questo prezioso patrimonio ancora poco conosciuto di testi e di spiritualità di cui si nutrono le radici della nostra fede.

Il volume propone per la prima volta in traduzione italiana due omelie, la prima sul Natale e la seconda sulla Madre di Dio, Simeone e Anna, del vescovo di Iconio Anfilochio, un padre originario della Cappadocia del V secolo. Nome  meno conosciuto, il suo,  eppure la sua opera è ugualmente significativa al pari di quella dei suoi conterranei Basilio Magno, Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa ed Evagrio Pontico.Il volume è curato da Lucio Coco,  la prefazione ai testi  è firmata dal cardinale Angelo Comastri..

 Anfilochio di Iconio, nato intorno al 340-345 a Diocesarea-Nazianzo in Cappadocia, immagina per se un futuro come retore, studia nella scuola del greco Libanio, per poi esercitare questa professione a Costantinopoli, ma poi, molto rapidamente, decide di abbandonare la carriera forense per ritirarsi in solitudine come monaco. Gregorio di Nazianzo, suo cugino, lo mette in contatto con Basilio di Cesarea che lo vuole vescovo di Iconio. Presie il concilio tenutosi a Iconio nel 376 dove diventa il sostenitore  della teologia trinitaria del concilio di Nicea (325) e dell’insegnamento sullo Spirito santo promosso da Basilio contro le posizioni eretiche di ariani e pneumatomachi. Una battaglia continua, la sua, contro le eresie che si sviluppano in questo periodo storico, in particolare contro l’arianesimo.  

Muore  tra il 398 e il 404. È pervenuto poco della sua produzione letteraria (alcuni frammenti, un poemetto parenetico, alcune omelie e la lettera sinodale di Iconio), ma la sua fama gli ha fatto valere l’appellativo di Famosissimo per la santità della sua vita e la sua profonda dottrina.

Il messaggio  del Natale, afferma  Anfilochio, è davvero un paradosso, riflettendo sull’evento di Betlemme. Un Dio che si fa uomo, piccolo, indifeso, una bambino deposto tra la paglia, lui, il Creatore di ogni cosa, in mezzo al dolore al male del mondo. Un paradosso che non cessa mai di stupire, che si rinnova continuamente, e dunque anche per questo, spiega il cardinale Comastri, le omelie “sembra siano state pronunciate oggi” … “Vale la pena leggere queste omelie che hanno ancora una freschezza straordinaria”. Il male di sempre, con il suo retaggio di violenze, guerre, sopraffazioni, avidità, ottusità dell’animo, a cui si aggiungono i mali contemporanei e, oggi,  le sofferenze del mondo assediato dal Covid.  “Noi cristiani viviamo in una società che vive  l’anti-Natale” ed è quindi priva di vera felicità. Invece abbiamo più che mai bisogno del Natale, che è “la segnaletica della felicità” quella autentica. Nelle antiche parole di un uomo che viene dal quarto secolo dopo Cristo, da quella terra che è stata la culla del cristianesimo e – un altro, doloroso paradosso – in cui i cristiani sono una minoranza sempre più in fuga e decimata, in questa voce che ci diventa così familiare risuona il vero senso dell’augurio di buon Natale.

Anfilochio di Iconio, Il Signore verrà e ci salverà, Libreria Editrice Vaticana, euro 6.00

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