Letture, la "via pulchritudinis" per arrivare al Natale

Un libro e una mostra per vivere un Avvento ricco di arte

Resurrezione di Veronese
Foto: Mostra I colori della Fede a Venezia
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Entriamo nei giorni dell’Avvento e una delle vie per attraversare questo tempo è quella della bellezza, la via pulchritudinis, quella che da sempre hanno intrapreso artisti e scrittori. Per descrivere, anzi per rendere presente e concreta la storia della Salvezza. Parole e immagini che raccontano i passi, i momenti che legano gli eventi che si susseguono dall’Annunciazione alla Natività. Accanto al Vangelo e  alla liturgia che la Chiesa ci offre, ecco le infinite forme che la creatività ha “partorito” sul tema del Natale, restituito al suo vero senso.

Ed è proprio, questa,  una modalità per sfuggire, o almeno tentare di sfuggire, alla confusione e all’appiattimento a semplice “festa” o “vacanze”, o delirio compulsivo allo shopping, di questo periodo: ritornare alle fonti, alla vera essenza, contemplando il Mistero attraverso la bellezza.

L’editore Ancora propone un libro dal titolo "Natale fra pittura e letteratura", a cura di Simone M. Varisco e don Paolo Alliata, che presenta dieci opere d'arte pittorica e brevi brani di autori della letteratura, diverse fra loro per stile, tempo, storia e spazio, ma accomunate dal desiderio di «carpire dal cielo dello spirito i suoi tesori – per dirla con Paolo VI – e rivestirli di parola, di colori, di forme». Ne abbiamo bisogno, ora più che mai. Ci occorre un Natale di rinascita, di speranza, proprio quando assistiamo alla «selvaggia ferocia nei suoi eccessi, all’incurabile follia in tutta la sua forza», come recita una preghiera di Giorgio De Chirico, che troviamo  nel volume. Da Vasari a Murillo, da Pellizza da Volpedo a Gauguin e altri ancora, una sorta di agile  “breviaro” immagini che colpiscono lo sguardo insieme alle parole di Chesterton e di Primo Levi, di Tomasi di Lampedusa a Etty Hillesum, che accompagnano i passi evangelici che raccontano i giorni dell’attesa della nascita di Gesù: si aprono così inediti orizzonti di meditazione, paesaggi interiori forse inesplorati.

 

Chiuso l’agile libro di Ancora, il percorso potrebbe proseguire fisicamente spostandosi a Cuneo. Non proprio dietro l’angolo, ma quello che ci aspetta vale pienamente il viaggio. Ossia una mostra che si  intitola "I colori della fede a Venezia: Tiziano, Tintoretto, Veronese" , aperta al pubblico fino al 5 marzo 2023 e allestita presso il Complesso monumentale di San Francesco a Cuneo. A cura di don Gianmatteo Caputo e di Giovanni Carlo Federico Villa, la mostra presenta cinque monumentali pale d'altare provenienti dalla chiese della Serenissima. In qualche modo, la mostra si prefigge anche  di sfatare una sorta di idea radicata dell’arte veneziana principalmente orientata alla percezione della vita come festa, commercio, gusto del vivere improntato al “qui e ora”. Certamente questa percezione è reale, Venezia ha vissuto a lungo immersa in una cultura del “bon vivre”, di libertà e di tolleranza – per chi se lo poteva permettere, ovviamente - ma la pittura veneziana ha anche una profonda vocazione al servizio della sacra narrazione. Le opere, risalenti al periodo compreso tra il 1560 e il 1565,  si confrontano con temi fondamentali nell’iconografia cristiana: l’Annunciazione e l’Incarnazione, il Battesimo di Cristo, l’Ultima Cena, la Crocifissione e la Resurrezione.

La prima pala d’altare che si incontra nel percorso è l’Annunciazione di Tiziano. E coincide con il primo, grande appuntamento dell’Avvento. La pala fu commissionata dal ricco gioielliere veneziano Antonio Cornovi della Vecchia nel 1559 per un altare nella chiesa di San Salvador, in realtà una cappella ad ambientazione funeraria, in cui la pala si inserisce adeguatamente, dato che con  l'Incarnazione inizia la vicenda di Dio che si è fatto uomo e che poi sarà immolato sulla croce in sacrificio per l’umanità, ed è quindi  promessa della vita eterna. Nascita, morte e resurrezione, tutto vibra nell’atto dell’Annunciazione. Tiziano la dipinge in età ormai avanzata, ricco di gloria e di autorità, quindi può permettersi di scegliere una pittura più libera dalle convenzioni. Sceglie di far scomparire, quasi, il disegno e la figura, di scioglierli nel colore e nella luce, scintillante e vibrante. Pennellate rapide, incisive, che si fanno grumi di luminosità, intorno al “sì” pronunciato da Maria all’angelo che le porta la notizia sconvolgente: sarà la madre di Dio…

All’Incarnazione corrisponde idealmente la Resurrezione, che deve passare per la croce e la morte, e nella mostra si ammira quella dipinta  da Paolo  Veronese, pala d’altare per la cappella Badoer in San Francesco della Vigna, chiesa meravigliosa e tesoro nascosto di una Venezia ancora salva – miracolosamente e speriamo a lungo - dalle orde spinte dal turismo di massa. L’opera è un magnifico esempio del colorire "alla veneziana", con i colori che danno corpo alle figure, non le riempiono soltanto. dove il colore non "riempie" le figure ma le struttura. Il Risorto è accompagnato da una esplosione di luce, che inonda la scena ma che è pronta a dilagare, a riempire l’intero universo. Una luce che emana dal corpo del Salvatore e che già era entrata nell’orizzonte della storia in quel giorno a Betlemme, in un alloggio di fortuna, mentre la madre, con un carezza e un sospiro guardava il Bambino e il Bambino scambiava con lei uno sguardo d’amore e di pena.

 

Simone M.Varisco- Paolo Alliata, Il Natale fra pittura e letteratura, edizioni Ancora, pp.46, euro 8.50

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