Letture, quando l’Art Nouveau diventa un cammino di fede

"Così cresceva il piccolo Alfons, che dopo qualche decennio diventerà famoso in tutto il  mondo: si' , lui sarà Alfons  Mucha, pittore, scultore, inventore di decorazioni di palazzi e stanze, capace di rendere immortali persino le locandine pubblicitarie,

Copertina libro
Foto: Edizioni Lindau
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Era un bambino così diverso dagli altri ragazzini,  la madre se ne rendeva conto e il suo cuore era colmo di ammirazione e speranza. Quando lo guardava,  nella chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine di Ivancice,  città della Moraviagonfiata in cui viveva con il marito e il figlio - in quegli anni di fine Ottocento ancora parte dell'immenso mosaico dell'impero austro-ungarico-  quando guardava il suo ragazzo, Alfons, mentre cantava nel coro della Chiesa,  il cuore le si gonfiava di emozione. E lui seguiva con lo sguardo le volute dell'incenso,   i prismi di luce che si creavano davanti ai suoi occhi quando il sole colpiva le vetrate istoriate.  E vedeva formarsi, davanti a lui, creature fantastiche, cavalli alati,  foglie, fiori, angeli dorati e strani uccelli pronti a spiccare il volo.

Così cresceva il piccolo Alfons,  che dopo qualche decennio diventerà famoso in tutto il  mondo: si' , lui sarà Alfons  Mucha,  pittore, scultore, inventore di decorazioni di palazzi e stanze, capace di rendere immortali persino le locandine pubblicitarie, grandissimo grafico,  il vero genio dell'Art Nouveau, del Liberty.

In quella terra c'erano le sue radici, nelle viottoli di campagna e nelle piazze di paese, soprattutto nelle chiese,  in cui la fede profonda e semplice della madre lo aveva per prima accompagnato, la prima, incancellabile impronta della sua anima. Quello che non perderà mai, nonostante le vicissitudini,  i viaggi,  i trionfi e le sconfitte. Una vita inconsueta,  ricca di incontri straordinari (Gauguin,  Strindberg,  Sarah Bernard,  solo per citarne alcuni), e a far da scenario città come Parigi e Praga, definite da luci e ombre, misteri, evocazioni, fantasmi, apparizioni.

Per riscoprire questo artista tanto popolare quanto, in realtà,  poco conosciuto nella sua completezza,  la casa editrice Lindau pubblica un libro che non è solo una biografia, ma anche una sorta di diario personale,  un viaggio personale,  una "carta geografica a dell'anima", scritta da Patrizia Runfola (scomparsa nel 1999),  con una introduzione di Claudio Magris e l'introduzione di Gerardo George Lematrie.  Bisogna anche ricordare che l'artista morì il 14 luglio 1939, quindi è appena trascorso l'ottantesimo anniversario della morte.

L'autrice ha scelto di iniziare il proprio racconto della vita di Mucha in un palazzo malinconico di Praga, dove l'artista visse gli ultimi anni della sua vita, lì richiuso dai nazisti che avevano invaso la città. E qui la scrittrice incontra  il figlio, Jiri Mucha, che svela molti particolari dell'esistenza e del carattere del padre, ma parla anche di sé stesso, e nello stesso tempo, permette all'autrice di definire meglio la sua avventura spiritua

Magris, nella sua prefazione, scrive che nelle opere della Runfola si rivela  una chiara "trascendenza", così evidente, così concreta " nelle cose, nella vita, nelle, ombre della vecchia Praga", luogo del cuore della scrittrice. E luogo ideale, per seguire le impronte del suo personaggio-creatura, ossia lo stesso Mucha. Con un senso doloroso e ardente della vita, come sottolinea Magris, per tutta la vita intento a strappare alle tenebre e alla materia "segreti che si rovesciato nell'oscurità".

Dal 1878 la vita dell'artista cambia, con il suo trasferimento a Vienna, cominciando a lavorare come scenografo per alcuni teatri, esperienza anch'essa fondamentale per la sua formazione e tratto distintivo della  sua creatività. Vienna, in quel momento,  viveva una stagione ricca di fermenti, in piena ristrutturazione urbanistica, e al giovane Alfons dovette apparire come il prototipo di tutte le metropoli, il luogo di elezione in cui "allevare" le proprie fantasie. Da Vienna, dopo un paio d'anni, approdò,  in modo del tutto casuale, in una cittadina morava,  dove si fece notare come ritrattista.  E poi cominciarono le peregrinazioni, in Baviera, a Praga, città amatissima, negli Stati Uniti,  a Parigi, soprattutto, dove si consacrò la sua fama,  e dove, quasi per  contrasto,  ritrovò intatte in se stesso quelle radici che lo avvincevanostrettamente alla sua terra boema. Non a caso, infatti, durante la sua esistenza,  fondò ripetutamente, quasi ossessivamente, associazioni e gruppi, coen l'intento di sostenere la "causa" dell'indipendenza della sua gente, attirandosi anche molte critiche, quando non addirittura vere e proprie censure.

C'è qualcosa di commovente nell'immagine di quest'uomo, ricco, famoso, a lungo idolatrato dal bel mondo, che sempre pensa alla terra in cui è cresciuto, nella bellezza semplice ma abbagliante  delle chiese e dei villaggi, della gente piegata dalla fatica nei campi e nelle botteghe cittadine, che sempre tenta, in modi anche anacronistici,  o attraverso una sorta di fascinazione per le associazioni segrete, di riportarla alla luce, a darle dignità artistica, ma anche storica e politica. Luci e ombre: dunque non poteva non provare attrazione per Praga, magica  per eccellenza,  peri suoi misteri, per suoi lati oscuri,  per i suoi segreti. E così a Praga comincia e finisce il racconto della sua vita  ricostruito nel libro della Runfola.  Nei giorni tristi e dolenti della sua prigionia decisa dai nazisti, mentre guardava le amate strade e piazze venire inghiottite dell'incubo della Storia.

Patrizia Runfola, Vita di Alfons Mucha, Lindau editore, pp.268, euro 24

 

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