Living mosaics, l'arte del mosaico per ritrovare la pace a Madaba

Il laboratorio di "Living Mosaics" a Madaba
Foto: LPJ
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Una intera giornata facendo mosaici. Se succede a Madaba in Giordania tutto ha sapore di antico. Invece accade oggi con i bambini che hanno partecipato al progetto «Living Mosaics», nella scuola francese di Amman.

Una iniziativa, lanciata nell’agosto del 2016 dal Patriarcato latino, che  permette di offrire un’attività ai profughi iracheni e di formarli al nuovo mestiere di mosaicista, in Giordania un’arte assai antica.

Nel cortile della chiesa greco-ortodossa di Madaba, una quarantina di bambini hanno ascoltato con attenzione le spiegazioni di Raghda, direttrice del progetto «Living Mosaics» e formatrice. “La Giordania ha un patrimonio artistico eccezionale che siamo felici di far scoprire ai nostri studenti” spiega Valerie, un’insegnante. 

Di fronte al massiccio afflusso di famiglie cristiane irachene, mosse dal terrore dell’Isis, questo progetto è stato avviato nell’agosto 2016 dal Patriarcato latino di Gerusalemme, e il suo finanziamento è sostenuto in collaborazione con i Cavalieri del Santo Sepolcro della Germania. Sostenuto della Caritas Giordania e dell’Ambasciata di Francia e dal Patriarcato che fornisce le apparecchiature e le materie prime necessarie per la realizzazione dei mosaici è una vera possibilità per i rifugiati, che in Iraq praticavano attività nell’ambito dell’istruzione, della finanza, dell’ingegneria o dell’architettura.

I mosaici sono in vendita e il ricavato andrà a coprire il costo delle attività e sosterrà le quindici famiglie cristiane irachene, che al momento vi sono impegnate. Ogni persona riceve al giorno 10 JOD, una somma che permette loro di coprire le spese quotidiane. Lo scopo di questi laboratori è quello di preparare un futuro per queste famiglie, la maggior parte delle quali lo intravede lontano dalla propria terra d’origine. In effetti, molti dei rifugiati sono in attesa di un visto per una nuova destinazione, soprattutto verso Europa e Australia, paese che ha già ospitato molti rifugiati provenienti dalla Siria e dall’Iraq.

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