L'Obolo di San Pietro, l'auto dei fedeli al Papa per la sua carità

Una pratica antica che nasce dagli Atti degli Apostoli

L'Obolo secondo gli atti degli apostoli
Foto: Vatican Media
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In occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo, nelle diocesi di tutto il mondo i fedeli pregano per il Successore di Pietro e offrono il loro contributo concreto per la missione della Santa Sede. Le offerte dei fedeli vanno a sostenere le attività spirituali, formative, missionarie, diplomatiche e di promozione dello sviluppo umano, realizzate tramite i Dicasteri e le Rappresentanze Pontificie. 

Sono destinate anche alle numerose opere di carità e solidarietà con i più bisognosi, alle necessità di diocesi e di istituti religiosi poveri, di persone emarginate e in gravi difficoltà. Ciò che ognuno può dare, unito a quello di tutti gli altri, diventa un segno di speranza per molti: una concreta partecipazione all’azione evangelizzatrice e alla sollecitudine del Papa per tutte le Chiese e per i più poveri in ogni angolo del mondo.

 

Questo è da secoli chiamato l’ Obolo di San Pietro. Nel sito dedicato all’ Obolo è facile trovare qualche dato interessante e soprattutto fare una donazione per sostenere uno dei tanti progetti realizzati e da realizzare. Nonostante le polemiche e le difficoltà l’Obolo rimane il modo più “popolare” di dare una aiuto alla carità del Papa e alla Missione della Santa Sede. 

L’origine dell’ Obolo è praticamente scritta negli Atti degli Apostoli e alla fine del secolo VIII, gli anglosassoni, dopo la loro conversione, si sentirono tanto legati al Vescovo di Roma, che decisero di inviare in maniera stabile un contributo annuale al Santo Padre. Così nacque il “Denarius Sancti Petri” (Elemosina a San Pietro), che ben presto si diffuse nei Paesi europei.  Questa, come altre pratiche analoghe, passò attraverso molte e diverse vicissitudini nel corso dei secoli, fino a quando fu benedetta dal Papa Pio IX, con l’Enciclica Saepe venerabilis del 5 agosto 1871. All’epoca era il sostegno alla missione della Santa Sede rimasta senza alcun bene dopo la presa di Roma del 1870. Ora certo l’utilizzo è molto cambiato. 

 

Negli ultimi anni la raccolta è un po’ diminuita, forse anche per colpa di notizie presunte, e non, sugli “scandali finanziari”. Tra il 2015 e il 2019 la raccolta è diminuita del 23%. A causa della pandemia nel 2020, il primo le entrate dell’Obolo sono state inferiori del 18%. Come spiega il gesuita Juan Antonio Guerrero Alves prefetto della Segreteria per l’Economia, nel 2019 la raccolta dell’Obolo è stata di 53,86 milioni di euro, così ripartiti: 43 milioni nel fondo generale dell’Obolo e 10,8 milioni con destinazioni particolari per situazioni di bisogno nella Chiesa e nel mondo. Nel 2020 la raccolta è stata di 44,1 milioni di euro così ripartiti: 30,3 milioni per l’Obolo generale e 13,8 milioni per destinazioni particolari.

Per donare basta andare sul sito e per seguire le attività sostenute dall'Obolo ci sono anche i profili social. 

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