L'Oriente a Roma, Bisanzio e Mosca al Palazzo dei Convertendi

L'adorazione dei Magi di Padre Leussink
Foto: Congregazione per le Chiese Orientali
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La storia dell’arte cattolica d’ Oriente a Roma passa inevitabilmente per la Congregazione delle Chiese Orientali. E non solo come ovvio per la “gestione” della vita delle Chiese,  ma anche per la raccolta di arte contemporanea che il Palazzo dei Convertendi sede della Congregazione custodisce.

E con l’arte la storia di vita e la testimonianza di una coppia di pittori russi fuggiti alla rivoluzione, Leonida e Rimma Brailovsky, di un iconografo “vecchio credente” come Piene Sofronov, e del monaco benedettino olandese Jérôme Leussink.

Sono loro che con la loro arte e con la loro fede hanno reso il Palazzo un vero tesoro teologico.

I coniugi Brailowsky nella loro lunga permanenza romana raccontarono con i loro pennelli  quella bellezza di cattedrali, chiese e monasteri ortodossi in Russia spesso distrutti dalla rivoluzione bolscevica. Le “ Visioni della Vecchia Russia” una settantina di opere, vennero vendute immediatamente nella capitale italiana.

Dopo aver peregrinato tra Costantinopoli e Belgrado i due pittori arrivano a Roma nel 1932 in occasione di una mostra sulla Russia cristiana. Fu Papa Pio XI a commissionare per primo ai coniugi una cinquantina di opere  per il Museo Petriano in Vaticano. La collezione che oggi è ai Convertendi da quando l’edificio del Petriano è stato demolito. Oggi la raccolta è di circa 120 opere  in parte ospitate anche presso il Russicum.

A decorare in modo specifico il Palazzo furono invece in parte insieme il russo e l’olandese.

Pimen Sofronov, già illustre iconografo era a Roma nel 1939. C’era arrivato grazie ad Alcide De Gasperi che lavorare allora alla Biblioteca Vaticana, per dipingere una grande iconostasi conforme al rito bizantino per la Congregazione. Sofronov aveva origini umili ed era della scuola d’arte detta dei “Vecchi credenti” che mirava a mantenere la tradizione.

Nel 1950 durante l’ Anno Santo l’ Iconostasi fu riproposta al pubblico in una mostra dedicata all’arte orientale.

Cinque registri di icone che sono un vero trattato di teologia che si accompagnano alla decorazione della Cappella del Palazzo dei Convertendi.

Ed ecco arrivare un altro grande artista. Padre Leussink, della diocesi di Utrecht, che in qualche modo affianca il russo.

Sarà l’olandese a decorare pareti e soffitto della cappella in stile bizantino seguendo lo stile del Monte Athos. Non solo. Al benedettino fu chiesto anche di disegnare tavole, frontespizi e intestazioni dei libri liturgici  dei riti orientali cattolici che la Congregazione stava pubblicando.

Impossibile ricordare le tante immagini della Cappella, circa trecento. E con una tecnica particolare mista che unisce colori alla caseina mescolati a cera  oltre alla foglia d’oro che rende tutta la decorazione particolarmente luminosa.

Un’opera immane che affianca la Iconostasi di Sofronov che invece non è stata inserita in una cappella.

I dipinti di Luessink e le icone di Sofronov  meritano di essere mostrati di nuovo ad un pubblico più vasto anche di studiosi. Una incredibile avventura artistica ma anche spirituale quella che ha unito per diversi anni  il “vecchio credente” e il benedettino.

E’ anche questo uno dei meriti dell’ opera “ Oriente cattolico” che ha saputo raccontare anche l’arte contemporanea dell’Est  alla scuola di San Germano di Costantinopoli che ricordava: “ la chiesa tempi di Dio, spazio sacro, casa di preghiera, convocazione di popolo….è veramente il cielo sulla terra”.

Evidente anche grazie a questo aspetto artistico il livello di attenzione della Chiesa cattolica vero la cultura, la liturgia, la storia e l’arte dell’Oriente. Un scommessa per arrivare anche con questo cammino ad una Chiesa indivisa.

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